La strana storia di un teatro, oggi scomparso, che si intreccia con quello di un secondo teatro, accomunati dallo stesso destino…

Agli inizi dell’Ottocento a Vicenza, nel Veneto austriaco, c’erano due teatri, il rinascimentale Teatro Olimpico e il Teatro Eretenio, fondato da Alvise Trissino, Girolamo Giuseppe di Velo, Francesco Quinto, Girolamo Muttoni e Guardinello Bissari per trasferire il  loro progetto del Teatro di Piazza in una sede più ampia.

La costruzione venne motivata anche dall’improvvisa distruzione del Teatro delle Grazie, allora il teatro principale  di Vicenza,  a causa di un rogo nella notte del 24 settembre 1783.

I progetti per la costruzione del nuovo teatro furono affidati all’architetto veneziano Antonio Mauri, la facciata fu realizzata su disegno di Ottavio Bertotti Scamozzi.

Il 10 luglio 1784 venne inaugurato con il dramma L’Olimpiade di Domenico Cimarosa su libretto di Pietro Metastasio, ed ebbe un grande successo.

Il teatro Eretenio contava 1200 posti, 600 nei palchi, 350 in platea e 250 nel loggione, quest’ultimo estremamente particolare perché ricavato nella soffitta del teatro, con un  palcoscenico alto 8,3 metri, largo 10,2 metri e profondo 14 metri e non disponeva di una fossa per l’orchestra.

Nel 1828, a due fratelli vicentini, Angelo e Nicola Faggian, venne l’idea di realizzare un nuovo anfiteatro in Campo Marzo, all’angolo tra Viale Roma e Viale Verdi, che venne aperto nel maggio dello stesso anno.

Passato di mano all’impresario Martino Pamato, l’anfiteatro fu acquisito dal Comune di Vicenza nel 1871, che decise di trasformarlo in un teatro coperto, con un lungo  restauro ed un ampliamento sotto la direzione dell’ingegnere Giovanni Barucco.

Il 4 settembre 1886 il teatro, ora intitolato a Giuseppe Verdi, venne inaugurato con La Favorita di Gaetano Donizetti.

Nel 1915 il teatro venne requisito dal regio esercito italiano per usarlo come magazzino, ma quest’uso lo danneggiò gravemente, e si fu costretti a riedificarlo nel dopoguerra grazie all’opera dell’architetto Marco Dondi dell’Orologio, che lo fece diventare il più grande teatro della città, superando l’Eretenio, che da quel momento fu relegato a rappresentazioni marginali e secondarie, seppur non superato in fatto di acustica.

Il teatro riedificato fu inaugurato la sera del 16 settembre 1923 con Otello di Giuseppe Verdi, diretta da Leopoldo Mugnone e contava su una capienza di 2280 posti, di cui 1200 in platea, 500 nelle gallerie  e 600 nel loggione in alto, oltre alla fossa per l’orchestra, che poteva ospitare 72 musicisti al suo interno e il palcoscenico era alto 18 metri, largo 23 metri e profondo 19 metri, con 17 camerini.

Da quel momento in poi il Verdi vide aumentare la sua fama, diventando uno dei principali teatri d’Italia, portando a Vicenza importanti attori dell’epoca e collaborando con il Teatro alla Scala di Milano per la realizzazione di alcune rappresentazioni.

La sera del 2 aprile 1944, alle 21:30, un bombardamento angloamericano distrusse il Verdi, assieme al Teatro Eretenio,  distante circa quattrocento metri.

Oggi dove c’era il teatro Eretenio si trova il parcheggio omonimo, e  sono ancora visibili parti delle fondazioni, della facciata e l’ingresso del loggione, situato in Contrà delle Grazie.

Invece quello che resta del Verdi sono le statue poste sul cornicione  di quest’ultimo, conservate ora nel giardino dell’Olimpico e dove c’era il grande teatro c’è un parcheggio sotterraneo da 490 posti.