All’interno del programma  di Scenario Montagna, la rassegna estiva delle valli piemontesi giunta alla diciottesima edizione e dedicata a chi ama stare all’aria aperta e nutrirsi di natura, musica, cultura e scoperte, torna  BardonecchiArp Festival, uno dei più noti appuntamenti italiani dedicati all’arpa celtica.

Nato nel 2013, BardonecchiArp Festival quest’anno ritorna in presenza, conservando un modulo speciale online,  dal 16 al 21 agosto a Bardonecchia, per una Masterclass internazionale con i migliori artisti e performer e con corsi per tutti i livelli.

Per migliorarsi o avvicinarsi per la prima volta a questo affascinante strumento, anche i principianti, dotati di arpe fornite dall’organizzazione) potranno scoprire tutti i “colori” dell’arpa celtica, tra stili, tecniche e sonorità ognuna diversa dall’altra.

Tra gli artisti-docenti ci saranno la cinese Yuan Deng con il suo Gu zheng, l’arpa cinese dal suono ipnotico, Vanessa D’Aversa, la più nota  performer italiana di arpa cromatica e arpa jazz, Mario Lipparini, grande maestro dell’arpa irlandese, Silvia Marmasti, nome di punta a livello nazionale dell’Arpaterapia.

Ma il BardonecchiArp Festival non è solo masterclass e lezioni ma  vedrà anche un fitto programma di concerti serali al Palazzo delle Feste, eventi speciali, escursioni musicali nei boschi, aperti a tutti.

L’arpa è uno strumento che nel corso del tempo ha subito numerose metamorfosi, dalla struttura triangolare con la cassa armonica nella parte bassa, corde tese perpendicolarmente a questa cassa armonica e liberamente vibranti.

La letteratura mitologica irlandese contiene in molti passi notizie sull’arpa e sugli arpisti, dove non solo i bardi ma anche i maghi e i Re avevano una propria arpa che diventava simbolo di potenza.

Si dice  infatti che Merlino, su richiesta del re Eimbrez Gudeling, col suono della sua arpa riuscì a far levitare alcuni massi per costruire un monumento funebre ai soldati caduti nella battaglia di Ambresbeere.

Durante il Medioevo irlandese gli arpisti erano tenuti in grande considerazione, diventando perfino consiglieri di principi e capi.

Gli arpisti infatti non erano solo musicisti, ma poeti, cantori e detentori della vecchia storia dei clan irlandesi e accompagnavano con la musica le loro innumerevoli storie di amore, guerra, amicizia e magia.

Poiché la carriera dell’arpista era molto ambita, iniziarono a sorgere in questo periodo le scuole bardiche dove apprendere l’arte della musica insieme a quella della poesia e declamazione.

Dopo l’anno Mille l’Irlanda divenne terra degli inglesi e molti sovrani emanarono leggi per limitare il potere dei bardi, tale era la loro influenza sul popolo, come lo statuto di Kilkenny promulgato nel 1367 da Enrico III in cui venne proibito agli Anglo-Normanni che vivevano in Irlanda di adottare costumi irlandesi, vennero banditi gli arpisti e vietata l’arpa.

Seppure con difficoltà il mestiere dell’arpista sopravvisse e dal XVI secolo ci furono gli ultimi bardi irlandesi. Come Arthur O’Neill, Denis Hampson e soprattutto Turlough O’Carolan, arpista cieco, vera pietra miliare e riferimento ancora attuale per gli arpisti di oggi.

Dopo un secolo e mezzo di decadenza, soppiantata dall’arrivo dell’arpa a pedali, a metà del XX secolo l’arpa celtica è tornata a nuova vita, grazie a musicisti come il bretone Stivell e ad un rinnovato interesse per la storia, le tradizioni e la cultura dell’antica Irlanda.