La Marca Classica 2022

La Marca Classica 2022

Tra sport, turismo e territorio. ma soprattutto rombo di motori, torna La Marca Classica, ormai alla quinta edizione, parte del campionato Italiano di categoria che si svolgerà sabato 1 e domenica 2 ottobre, lungo le strade della provincia trevigiana.

Ma quest’anno ci sarà una grande novità, che vede il centro di Treviso sempre più protagonista infatti dopo la power stage di sabato tra le mura della città, si terrà una domenica alla scoperta del territorio.

Le auto storiche, passeranno anche per Asolo e Cavaso del Tomba, per tornare dal punto di partenza, a Quinto di Treviso, dove le strade del percorso raccontano la storia del territorio.

L’etimologia del  nome di Treviso è riconducibile a due possibili interpretazioni: la prima la farebbe derivare dal celtico tarvos, cioè toro, più la desinenza latina isium, da cui Tarvisium e la seconda avrebbe un forte legame con il nome della tribù proto veneta di origine illirica, che per prima vi si stanziò.

Il primo insediamento sorse dove oggi si trova la Chiesa di Sant’Andrea, ancor prima dell’avvento dei romani e proprio con l’avvento dell’impero Treviso diventò un importante centro commerciale, acquisendo la cittadinanza romana.

Risparmiata da Attila, la città divenne fiorente sotto i Goti ed i Longobardi, che ne fecero un ducato, poi  i Carolingi diedero disposizioni per la costruzione di una zecca che, divenuta fiorente nel IX secolo, era segno inequivocabile di un rinomato prestigio che si è protratto sino ad ora.

Nel 911,dopo essere stata devastata dagli Ungheri, la città iniziò ad elaborare una serie di ordinamenti comunali, riconosciuti nel 1164 da  Federico Barbarossa.

Nonostante apparisse favorevole all’impero, Treviso aderì sia alla Lega Veronese che a quella Lombarda; combatté inoltre a Legnano e trattò la Pace di Costanza, confermando definitivamente il suo interesse nel mantenersi socialmente attiva e nell’avere un ruolo definito nello scenario politico.

Ebbe da allora inizio un periodo fiorente per la città di Treviso che divenne una meta ricercata da parte di poeti e trovatori, che ne narravano le bellezze ed esaltavano le caratteristiche.

Nel 1237 Ezzelino ed Alberico da Romano posero fine al periodo di pace, impossessandosi della città.

Alla loro morte Treviso ritornò libera, ma insorsero presto nuove guerre tra Guelfi e Ghibellini, mirate a portare un nuovo squilibrio.

Il capo dei guelfi, Gherardo da Camino, divenne signore della città nel 1283 e la governò saggiamente, acquistando così la fama di valoroso e e mettendo ancora una volta in evidenza il prestigio della città.

Treviso fu poi sotto il dominio dei conti di Gorizia e di altri vicari imperial,  nel 1328 fu la volta della signoria degli Scaligeri, fino al 1339, quando fu acquisita da Venezia, con grande gioia dei trevigiani.

Dal 1381 la città fu governata da Leopoldo d’Austria, che nel 1384 la vendette ai Carraresi di Padova.

Per motivi strategici i Visconti si impossessarono della città e riuscirono a esercitare un forte controllo fino al 1389 quando i trevigiani, stanchi dei passaggi di proprietà, si concessero spontaneamente a Venezia.

La città condivise le sorti della Serenissima fino al 1797, quando fu conquistata dalle armate di Napoleone, passò quindi all’Austria e poi al Regno Italico e di nuovo all’Austria.

Nel 1848 seguì Venezia nella rivoluzione contro gli austriaci, ma il 14 giugno dovette arrendersi.

Dopo queste vicissitudini, il 15 luglio 1866 i bersaglieri italiani entrarono in città e durante la prima guerra mondiale Treviso soffrì a causa dei bombardamenti aerei che distrussero gran parte della città, ma, durante l’ultimo conflitto mondiale, subì un bombardamento americano che provocò migliaia di vittime e distrusse edifici pubblici e monumenti di grande interesse storico ed artistico, da sempre patrimonio della città e suoi simboli.

La città è ancora oggi dotata di un’imponente cinta muraria, attualmente in fase di ricostruzione che, proprio durante la guerra, servì per proteggere il centro storico, da essa delimitato.

Paola Montonati

Per info scrivere a: redazione@personalreporternews.it
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