7 agosto 2025 – Si è spento all’età di 95 anni Gianni Berengo Gardin, uno dei più grandi fotografi e reporter italiani, autore di un archivio visivo che ha saputo documentare l’evoluzione sociale, culturale e paesaggistica dell’Italia del secondo Novecento con uno sguardo insieme critico, empatico e umano.
Nato a Santa Margherita Ligure nel 1930, Gardin ha attraversato quasi un secolo di storia nazionale, catturandone i dettagli più intimi: le fabbriche e le campagne, le periferie urbane e i riti della vita quotidiana, i gesti del lavoro e le fragilità dell’esistenza.
Il suo bianco e nero rigoroso ha raccontato non solo le trasformazioni del Paese, ma anche la dignità delle persone comuni.
Autodidatta, vicino al mondo del neorealismo e legato alla grande tradizione del reportage umanista europeo, Gardin ha collaborato con testate come Il Mondo, Domus, L’Espresso, ed è stato a lungo il fotografo ufficiale dell’architetto Renzo Piano.
Le sue immagini sono esposte nei più importanti musei internazionali, dal MoMA di New York alla Bibliothèque nationale de France.
Tra i suoi scatti più noti, le foto all’interno dei manicomi realizzate con Franco Basaglia, le immagini del lavoro operaio alla Fiat, quelle dei campi nomadi, e la sua instancabile battaglia contro le grandi navi a Venezia, città che ha amato e documentato per tutta la vita.
Con oltre 250 libri fotografici pubblicati, Berengo Gardin ha costruito un’opera monumentale senza mai cedere alla spettacolarizzazione: “Io fotografo per capire, per conoscere. E per far conoscere”, diceva.
La sua morte lascia un grande vuoto nella cultura italiana e nel mondo della fotografia, ma il suo sguardo rimane: un patrimonio di immagini che continuerà a ispirare generazioni.
