Il ghetto ebraico di Venezia

Il ghetto ebraico di Venezia

Una parte della storia dell’Europa rinascimentale, nel cuore della laguna veneziana…

Il ghetto Ebraico di Venezia, considerato il primo e vero ghetto d’Europa, si trova nel cuore del sestiere di Cannaregio, e mantiene al suo interno le istituzioni religiose e amministrative ebraiche.

Una grossa porta di legno e un sottoportico conducono in una delle aree più frequentate di Venezia, dove tre sinagoghe e il museo ebraico sono visitabili grazie a numerosi tour guidati.

Da sempre grande centro di scambi fra Oriente e Occidente, Venezia è nota come un luogo, dove più etnie riescono a convivere senza conflitti e, fin dall’undicesimo secolo, la comunità ebraica s’insediò in città, convincendo la Repubblica a organizzare la coesistenza di religioni diverse all’interno dell’isola centrale della città lagunare.

Nel 1516, la Serenissima stabilì che gli ebrei avrebbero dovuto abitare in una precisa zona di Venezia, così fu destinata un’area per il nuovo ghetto, dove precedentemente erano situate le fonderie pubbliche ed erano fabbricate le bombarde, infatti il nome ghetto deriva dalla parola veneziana géto che significa fondere.

Quest’area veniva chiusa durante la notte e i cristiani vi effettuavano ronde per controllare eventuali assalti notturni ai danni della comunità ebraica.

Il ghetto di Venezia mantenne la sua identità anche dopo la caduta della Repubblica e l’avvento del regno d’Italia, e nel 1944 il capo della comunità, fedele ai suoi principi, si tolse la vita pur di salvare la sua gente dalla deportazione organizzata dai nazisti.

L’itinerario nel ghetto alterna la visita delle sinagoghe, in veneziano schole, e del museo con una passeggiata nelle piccole calli circostanti ai campi del ghetto.

Il piccolo museo ebraico, fondato nel 1954, conserva molti importanti oggetti di manifattura orafa e tessile che testimoniano la ricca vita culturale della comunità presente in quest’angolo di Venezia.

Le sinagoghe, cuore del ghetto, sono luoghi di preghiera collocati sulla sommità di palazzi già esistenti, che sono difficilmente riconoscibili dall’esterno, ma al loro interno nascondono grandi sorprese.

La sinagoga Todesca, quell’Italiana e la sinagoga Canton sono le più antiche, collocate nel Campo del ghetto novo, mentre quella Spagnola e quella Levantina si trovano nel Campo del ghetto vecio.

Tra i vari palazzi, molti che hanno cinque finestre ben allineate, esattamente come il numero dei libri della Torah, il libro sacro ebraico.

Passeggiando nel Campo del ghetto novo, si nota la presenza di tre banchi di pegno: il banco rosso, il banco verde e il banco nero, chiamati così per il colore delle ricevute che consegnavano.

Infatti, in cambio della libertà di culto, il governo della Serenissima costrinse gli ebrei a gestire queste istituzioni finanziarie a Venezia e, con un tasso d’interesse massimo fissato dalla Repubblica, i proprietari non potevano assolutamente accettare in pegno armi e oggetti di culto religioso.

Una curiosità enogastronomica del ghetto si rifà a un piatto tipico Veneziano, le sarde in saor, infatti le saporite sardine fritte condite con cipolle marinate, pinoli e uvetta sarebbero provenienti dalla tradizione Ebraica e non propriamente di origine lagunari.

Paola Montonati

Per info scrivere a: redazione@personalreporternews.it

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