Orsola Caccia, una pittrice del Monferrato

Orsola Caccia, una pittrice del Monferrato

Una delle prime donne pittrici, che visse la sua vita nel Monferrato del Seicento…

Le prime notizie su Orsola Caccia, figlia del pittore Guglielmo Caccia e Laura Olivia, sono del 4 dicembre 1596, quando fu battezzata con il nome di Theodora Orsola.

Non si sa molto della sua adolescenza, ma nel 1620 entrò nel convento delle Orsoline a Bianzè, dove, dopo avere pronunciato i voti, cambiò il suo nome in Orsola Maddalena.

All’epoca Bianzé era un avamposto fortificato sul confine tra le terre dei Gonzaga, i duchi di Mantova e Monferrato e il ducato di Savoia e spesso si trovava sulla via degli eserciti in guerra.

Per trovare una casa più sicura per le sue figlie, Guglielmo chiese il permesso di fondare il convento delle Orsoline a Moncalvo, mettendo a disposizione le sue proprietà per questo progetto.

Nel 1625 Orsola e le sue sorelle si trasferirono nel nuovo convento, mentre pochi mesi dopo il padre della pittrice morì, lasciando disegni, piazze e altri strumenti artistici alle figlie.

Delle sei figlie e due figli di Guglielmo, solo Orsola e sua sorella Francesca, morta in giovane età, divennero pittrici.

Orsola iniziò la sua carriera lavorando come assistente del padre, mescolando i pigmenti colorati per dipingere e raffigurando le figure secondarie nei dipinti di Guglielmo.

Era un’artista prolifica e la maggior parte delle sue opere si trovano nei piccoli borghi del Monferrato, oltre ad organizzare uno studio di pittura all’interno del convento di Moncalvo, dove ospitava i suoi studenti e assistenti.

Diversi lavori di Orsola vennero dipinti su commissione e in due lettere indirizzate a Cristina di Francia, scritte nel 1643, chiese di avere un’opportunità per un lavoro ben retribuito poiché il suo convento era in gravi difficoltà economiche.

Orsola spesso usava il simbolismo nei suoi dipinti, come le rose che significano la vergine Maria e il bue per simboleggiare la morte di Gesù, visibili nei suoi lavori di genere religioso, pale d’altare e nature morte.

La maggior parte delle sue opere prese spunto dal repertorio di modelli figurativi e composizioni che aveva studiato nello studio del padre durante la sua adolescenza.

Orsola spesso inseriva una natura morta nei suoi dipinti di tema religioso, come un riflesso degli oggetti cui aveva accesso nella cella del suo convento.

Molte delle sue nature morte sono considerate notevoli per la loro qualità stilistica, infatti, ogni elemento è meticolosamente posizionato ed equilibrato dalle altre figure nella composizione.

In seguito Orsola divenne badessa del convento e si dedicò alla pittura fino alla sua morte, avvenuta nel 1676.

Nel maggio 2020, la Natura morta con uccelli della pittrice piemontese è stato battuto all’asta da Sotheby’s e venduta per 260.000 dollari, battendo il precedente record d’asta dell’artista di 28.145 euro per Vasi di fiori su un tavolo a Dorotheum, Vienna, nel 2016, mentre tre delle sue opere sono state lasciate in eredità da Errol Rudman al Metropolitan Museum of Art, rendendo il museo il più grande archivio dei lavori di Orsola al di fuori di Moncalvo.

Paola Montonati

Per info scrivere a: redazione@personalreporternews.it

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