David Maria Turoldo

Un sacerdote che per gran parte del Novecento raccontò un mondo con la sua poesia…

David Maria Turoldo nacque il 22 novembre 1916 a Coderno, in Friuli, nono di dieci fratelli, con il nome di Giuseppe, e a tredici anni entrò nel convento di Santa Maria al Cengio per far parte dei Servi di Maria, a Isola Vicentina, dove si trova la sede del Triveneto della Casa di Formazione dell’Ordine Servita.

Assunto il nome di padre David Maria, pronunciò la professione religiosa il 2 agosto 1935 e nell’ottobre 1938 proclamò i voti solenni a Vicenza.

Intrapresi gli studi di teologia e di filosofia a Venezia, nell’estate del 1940 Turoldo fu ordinato presbitero nel santuario della Madonna di Monte Berico dall’arcivescovo di Vicenza, monsignor Ferdinando Rodolfi e venne inviato a Milano, al convento di Santa Maria dei Servi in San Carlo al Corso.

Per un decennio si occupò di celebrare la messa della domenica in Duomo, su invito dell’arcivescovo Ildefonso Schuster, mentre con il suo confratello Camillo de Piaz, compagno di studi nell’Ordine dei Servi, si iscrisse all’Università Cattolica di Milano, dove si laureò l’11 novembre 1946 in filosofia con la tesi La fatica della ragione. Contributo per un’ontologia dell’uomo.

Il suo relatore, il professor Gustavo Bontadini, gli propose di diventare suo assistente presso la cattedra di Filosofia Teoretica e anche Carlo Bo gli offrì un ruolo come assistente, ma all’Università di Urbino, nella cattedra di Letteratura.

Dopo aver collaborato con la resistenza antifascista in occasione dell’occupazione nazista di Milano, padre Turoldo fondò il centro culturale Corsia dei Servi e sostenne il villaggio Nomadelfia, fondato nell’ex campo di concentramento di Fossoli da don zen

Tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio degli anni Cinquanta pubblicò la raccolta di liriche Io non ho mani, con cui si aggiudicò il Premio Saint Vincent, e Gli occhi miei lo vedranno, edita nella collana Lo Specchio di Mondadori.

Nel 1953 Turoldo dovette lasciare Milano, e si trasferì prima in Austria e poi in Baviera, dove visse presso i conventi dei Servi locali, poi due anni dopo arrivò a Firenze, al convento della Santissima Annunziata, dove conobbe il sindaco Giorgio La Pira e padre Ernesto Balducci.

Spinto ad andare via anche dalla Toscana, dopo una serie di viaggi lontano dall’Italia fu assegnato a Udine, al convento di Santa Maria delle Grazie, dove si dedicò alla realizzazione di un film, diretto da Vito Pandolfi, intitolato Gli ultimi, tratto dal suo racconto Io non ero fanciullo, presentato nel 1963.

In seguito padre Turoldo individuò nell’antico Priorato cluniacense di Sant’Egidio in Fontanella il luogo per un’esperienza religiosa comunitaria nuova, che coinvolgesse anche i laici e vi si insediò il 1 novembre 1964, dopo aver ricevuto il consenso del vescovo di Bergamo Clemente Gaddi.

Quel luogo divenne una casa per l’ospitalità, noto con il nome di Casa di Emmaus, omaggio all’episodio della cena di Emmaus, dove Gesù si manifestò ai discepoli dopo la sua resurrezione.

Malato da tempo, padre Turoldo mori a settantacinque anni il 6 febbraio 1992 a Milano, nella clinica San Pio X, i suoi funerali furono celebrati dal cardinale Carlo Maria Martini, che pochi mesi prima gli aveva assegnato il Premio Giuseppe Lazzati.