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L’automobile privata resta il centro degli spostamenti quotidiani in Italia, e proprio per questo è il luogo in cui l’innovazione tecnologica si è depositata con più continuità negli ultimi anni.

Il cambiamento è avvenuto senza annunci clamorosi, aggiungendo una funzione alla volta, fino a modificare in profondità cosa significhi mettersi al volante.

La misura di questo processo arriva dall’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility del Politecnico di Milano, che nel 2025 valuta il mercato italiano della mobilità connessa 3,7 miliardi di euro, in crescita del 14% rispetto all’anno precedente.

Una cifra che tiene insieme cose molto diverse tra loro: quello che è installato dentro il veicolo, i servizi digitali che si usano attorno ad esso e le infrastrutture che cominciano a dialogare con entrambi.

Quasi un’auto su due in Italia è connessa

Il primo dato riguarda la diffusione. I veicoli connessi in circolazione sul territorio italiano sono 18,8 milioni, vale a dire oltre il 40% dell’intero parco nazionale, e il 48% degli italiani ne possiede uno. Il numero più significativo però è un altro: tra chi ha un’auto connessa, il 91% utilizza regolarmente le funzionalità smart disponibili a bordo.

È una precisazione che cambia la lettura del fenomeno. Molte innovazioni tecnologiche restano dotazioni presenti sulla carta e ignorate nella pratica, mentre in questo caso l’adozione è reale e quotidiana.

Navigazione aggiornata in tempo reale, diagnostica del veicolo, chiamata automatica di emergenza e integrazione con lo smartphone sono ormai gesti abituali per la maggior parte di chi dispone di queste funzioni.

Dal punto di vista tecnico la connettività arriva per due strade diverse. Da un lato ci sono 6,5 milioni di automobili nativamente connesse tramite SIM, cioè con un collegamento dati integrato dal costruttore, in crescita del 16% in un anno.

Dall’altro esistono 10,6 milioni di dispositivi telematici installati successivamente per la localizzazione e la registrazione dei dati di guida, una base ampia che serve soprattutto alla gestione delle flotte e al settore assicurativo.

L’assistenza alla guida è il segmento che cresce di più

Dentro il valore complessivo del mercato, il comparto più dinamico è quello dei sistemi di assistenza alla guida, gli ADAS, che valgono 1,52 miliardi di euro con un incremento del 27%, la crescita più marcata dell’intero settore.

Il segmento delle soluzioni per l’auto connessa si ferma a 1,76 miliardi con un più 6%, mentre i veicoli commerciali e industriali connessi valgono 400 milioni con un più 11%.

Sotto la sigla ADAS rientrano funzioni ormai familiari a chi ha comprato un’auto di recente. La frenata automatica di emergenza interviene quando il sistema rileva un ostacolo e il conducente non reagisce in tempo.

Il mantenimento della corsia corregge la traiettoria quando il veicolo tende a uscire dalle strisce senza che sia stata inserita la freccia. Il controllo adattivo della velocità regola l’andatura in funzione della distanza dal mezzo che precede.

La crescita di questo segmento ha una spiegazione normativa oltre che commerciale, dato che diverse di queste dotazioni sono diventate obbligatorie sui veicoli di nuova immatricolazione.

L’effetto è che la loro diffusione avanza al ritmo del rinnovo del parco circolante, indipendentemente dalle scelte del singolo acquirente.

Anche le città si stanno attrezzando

Il secondo fronte è quello urbano. Secondo la stessa ricerca, il 61% dei comuni italiani ha avviato progetti di smart mobility nell’ultimo triennio, e tra il 2023 e il 2025 sono state avviate 23 iniziative di Smart Road, cioè tratte stradali dotate di sensoristica e sistemi in grado di scambiare informazioni con i veicoli.

Nel concreto si tratta di sensori installati lungo la carreggiata, di centraline che raccolgono i dati sul traffico e sulle condizioni della strada e di sistemi capaci di trasmettere quelle informazioni ai veicoli in transito o ai centri di controllo.

Gli obiettivi che l’osservatorio attribuisce a queste iniziative sono tre: la sicurezza stradale, un maggior comfort per chi guida e l’ottimizzazione dei flussi di traffico. È il tentativo di far dialogare l’infrastruttura con i mezzi che la percorrono, in modo che l’una sappia in tempo reale cosa succede sugli altri e viceversa.

Il quadro però non è uniformemente positivo, e lo stesso osservatorio lo segnala. L’89% dei cittadini continua, infatti, a indicare l’accesso ai servizi di mobilità tra le principali criticità del proprio territorio.

È uno scarto che merita attenzione: la dotazione tecnologica cresce più rapidamente di quanto migliori la percezione di chi quei servizi li usa ogni giorno, e la differenza tra le due velocità resta ampia.

Anche la ricerca del parcheggio si sta facendo smart

Mentre il veicolo diventava più connesso, una parte della trasformazione è avvenuta altrove, cioè nei servizi digitali che si utilizzano prima ancora di salire in auto. La sosta è il caso più evidente, perché fino a pochi anni fa la ricerca di un posto era un’operazione che iniziava all’arrivo e si risolveva guidando.

Oggi quella fase si è spostata sul web, e a occuparsene sono piattaforme nate esattamente per questo scopo.

Ne costituisce un esempio MyParking, un servizio che raccoglie le aree di sosta convenzionate in prossimità di città, aeroporti, stazioni e porti in Italia e in Spagna, e che permette di individuarle e prenotarle in pochi click, in modo semplice e veloce.

La piattaforma, infatti, mette a disposizione filtri di ricerca che agevolano il processo decisionale, restringendo l’elenco alle sole strutture che rispondono a requisiti precisi, dalla tipologia di posto al coperto o allo scoperto fino alla categoria del veicolo e ai servizi disponibili sul posto, evitando di scorrere opzioni che non interessano.

I risultati si possono poi ordinare secondo la priorità del momento, che per qualcuno è la vicinanza al punto di arrivo e per qualcun altro la presenza di una dotazione specifica.

C’è poi la possibilità di avvalersi della visualizzazione su mappa. Ogni area compare collocata rispetto alla destinazione, con la distanza effettiva e il calcolo del percorso per raggiungerla, così che la scelta si faccia guardando la geografia reale della zona invece di un indirizzo scritto.

Per maggiori informazioni, clicca su MyParking.it e scopri tutte le strutture convenzionate disponibili sulla piattaforma.

Il pedaggio senza casello, una novità ancora agli inizi

Sul fronte delle infrastrutture c’è infine una tecnologia che in Italia si sta affacciando adesso, e che riguarda la riscossione del pedaggio autostradale. Si chiama free flow e sostituisce il casello con portali installati sopra la carreggiata, dotati di telecamere e sensori che riconoscono la targa e l’eventuale dispositivo di telepedaggio mentre il veicolo transita senza rallentare.

La diffusione, al momento, è circoscritta ad alcune tratte del Nord. Il sistema è operativo sulla Pedemontana Lombarda e sulle tangenziali di Como e Varese, sulla Asti-Cuneo e, dal primo marzo di quest’anno, sul raccordo Ospitaletto-Montichiari nel Bresciano, dove sono stati installati dieci portali lungo il tracciato.

Sulla Asti-Cuneo i portali erano attivi da marzo e sono destinati all’esazione vera e propria dal primo settembre 2026.

Il funzionamento differisce a seconda della dotazione del veicolo. Per chi utilizza un dispositivo di telepedaggio l’addebito avviene automaticamente, come avverrebbe attraversando una barriera tradizionale.

Chi ne è sprovvisto deve invece regolarizzare il transito entro quindici giorni attraverso i canali messi a disposizione dal gestore dell’infrastruttura.

È un modello che sposta sul conducente una parte della gestione del pagamento, e che per ora interessa una porzione ridotta della rete autostradale a pagamento.