Ignazio Silone, pseudonimo di Secondo Tranquilli, nacque il 1 maggio 1900 a Pescina dei Marsi, comune in provincia dell’Aquila, figlio di una tessitrice e di un piccolo proprietario terriero, che ebbero altri cinque figli.
Una tragedia, la perdita del padre e di cinque fratelli durante il terribile terremoto che scosse la Marsica nel 1915, segnò per sempre il piccolo Ignazio che, orfano all’età di quattordici anni, interruppe gli studi liceali.
Solo e senza famiglia, il giovane futuro scrittore visse nel quartiere più povero del comune, dove frequentò il gruppo rivoluzionario Lega dei contadini, che lottava per gli ideali di giustizia e uguaglianza.
Finita la guerra, Silone si trasferì a Roma, dove entrò nel gruppo della Gioventù socialista, opponendosi al fascismo.
Con gli anni, Silone intraprese varie missioni all’estero per aiutare i perseguitati dal fascismo ma, a causa delle persecuzioni, fu costretto a vivere nella clandestinità, collaborando anche con Antonio Gramsci.
Nel 1926, dopo l’approvazione da parte del Parlamento delle leggi del regime, furono sciolti tutti i partiti politici, Silone visse una crisi d’identità, legata alle sue idee comuniste.
Di lì a poco nel 1930 lo scrittore uscì dal Partito Comunista, dopo aver capito che Stalin era solo un dittatore, capace di rimanere indifferente di fronte ai morti causati dalle sue purghe.
Oltre alle amarezze dalla politica, in questo periodo della vita di Silone, che si era rifugiato in Svizzera si aggiunse un altro dramma, quello del fratello più giovane Romolo, ultimo superstite della sua famiglia, che fu arrestato nel 1928 con l’accusa di appartenere al Partito Comunista illegale.
Ma se l’uomo Silone era deluso e amareggiato, lo scrittore dal suo esilio svizzero pubblicò scritti di emigrati, articoli e saggi d’interesse sul fascismo italiano e soprattutto il suo romanzo più famoso Fontamara, seguito pochi anni dopo da Vino e pane.
La lotta contro il fascismo e lo stalinismo lo portò a dirigere il Centro estero socialista di Zurigo ma la diffusione dei documenti del Centro provocò la reazione dei fascisti, che chiesero l’estradizione di Silone, però non concessa dalle autorità svizzere.
Nel 1941 lo scrittore pubblicò Il seme sotto la neve e pochi anni dopo, terminata la seconda guerra mondiale, rientrò in Italia, dove aderì al Partito Socialista, per tentare la fusione delle forze socialiste con il progetto di un nuovo partito, ottenne solo una serie di delusioni, che lo convinsero al ritiro della politica.
In questi anni per Silone ci fu anche un’intensa attività narrativa, con romanzi come Una manciata di more, Il segreto di Luca e La volpe e le camelie.
Nel 1968 vinse il Premio Campiello per L’avventura di un povero cristiano, sulla vita del papa Celestino V.
Il 22 agosto 1978, dopo una lunga malattia, Silone morì in una clinica di Ginevra, per un attacco celebrale e fu sepolto a Pescina dei Marsi, ai piedi del vecchio campanile di San Bernardo.
