Thomas Mann: un Nobel sulle rive del Lago Maggiore

Negli anni turbolenti del secondo Novecento, Villa Mondadori a Meina, sulle rive piemontesi del Lago Maggiore, ospitò spesso lo scrittore tedesco premio Nobel Thomas Mann, con la sua famiglia.

Molti di questi incontri vertevano sul contratto che, fin dagli anni Trenta, legava lo scrittore alla Mondadori, dove lavorava la traduttrice Lavinia Mazzucchetti, che portò le opere di Mann nella penisola.

Ancora oggi, al secondo piano della villa, si trova la Suite Thomas Mann, una camera matrimoniale con vista sul lago, senza dimenticare nel grande salone della villa, il camino con l’autografo, tra gli altri, dello scrittore tedesco.

Durante questi weekend, Mann amava passeggiate per Lesa, Belgirate, Stresa, Intra, fermandosi spesso a prendere appunti con il suo inseparabile taccuino.

Nato a Lubecca nel 1875 da una famiglia della ricca borghesia commerciale, Mann aveva ereditato dalla madre, una creola sudamericana, la grande sensibilità e il profondo amore per la musica e la bellezza in genere, mentre dal padre, come lui amava ripetere, prese una visione più seria e drammatica della vita.

Quando, nel 1891. il padre morì improvvisamente, la famiglia Mann dovette trasferirsi a Monaco, dopo aver liquidato i numerosi conti che aveva nelle banche di Lubecca, per iniziare una nuova fase della loro vita.

Thomas s’iscrisse all’università, dove studiò lettere, diritto, economia, per poi intraprendere la carriera di funzionario assicurativo, anche se la passione per la letteratura ardeva nel suo cuore.

In questo periodo si dedicò a scrivere saggi e racconti e, nel 1896, durante un viaggio in Italia, iniziò a scrivere I Buddenbrook, uno dei suoi romanzi più celebri, legato alle correnti del Decadentismo, ma anche rivolta allo studio dei problemi e delle idee di una società in evoluzione.

I Buddenbrook è la storia del lento disfacimento di una famiglia di ricchi commercianti di Lubecca, attraverso le vicende di quattro generazioni: dal vecchio Johann che mise insieme la grande fortuna economica, al giovane Hanno che muore di tisi appena undicenne.

Con la disgregazione economica è raffigurato anche il decadimento morale dei Buddenbrook, che sempre più deboli e passivi nel controllo delle loro passioni e dei loro vizi, sono raccontati con toni autobiografici.

Nel 1909 la novella Tonio Kroger racconta di un giovane scrittore che parte ricco di sogni da Lubecca, sua città natale, per andare a Monaco, dove vive un amore appassionato per Ingeborg, che però sposa il suo amico Hans.

Sentendosi respinto sin dall’amata sia dall’amico, Kroger parte per Copenaghen dove diventa un noto scrittore, finendo per capire che l’artista, totalmente impegnato a essere tale, viene rifiutato dalla società borghese ed è tormentato da un grande dissidio fra la vita e l’arte.

Questa riflessione continua con Gustav von Aschebach, protagonista nel 1913 di La morte a Venezia, novella sul delicato tema della sensibilità dello scrittore e sul modo di contemplare la realtà, così diverso da quello della gente comune, visto con la storia della passione dello scrittore per il giovane polacco Tadzio.

Nel 1914 Mann fu un grande sostenitore della prima guerra mondiale, nel 1922 iniziò a lottare per la democrazia e la repubblica di Weimar e da allora non abbandonò più queste sue convinzioni.

Con La montagna incantata, del 1924, ambientata in Svizzera, nel sanatorio di Davos, lo scrittore racconta di Hans Castorp, che visita un cugino ammalato, ma il fascino di quel luogo e la seduzione di quella vita regolare e tranquilla, con personaggi strani e affascinanti, porta il protagonista a restare in quel luogo per sette anni, fino a quando, con lo scoppio della prima guerra mondiale, non è richiamato e muore in battaglia.

Il romanzo è ricco di temi e di problemi morali e politici, con la metafora del sanatorio di Davos come l’Europa, attaccata dalla crisi delle idee e della riflessione morale, con il doloroso presagio della morte e della follia.

Vinto nel 1929 il premio Nobel per la letteratura, Mann dovette assistere all’ascesa di Hitler al potere e dal 1933 viaggiò in gran parte d’Europa, poi, dal 1938, quando fu privato della cittadinanza tedesca, visse negli Stati Uniti.

Nel 1939 Carlotta a Weimar, un omaggio a Goethe, racconta tra le righe un ampio saggio sull’artista e nel 1943, il ciclo di Giuseppe e i suoi fratelli, composto di Le storie di Giacobbe, Il giovane Giuseppe, Giuseppe in Egitto e Giuseppe il nutritore, è un’allegoria delle ideologie, dei conflitti, delle inquietudini del mondo contemporaneo.

Il canto del cigno di Mann è nel 1947, con Il dottor Faustus, la tragica vicenda di Adrian Leverkuhn, musicista e teologo che, come Faust, fa un patto col demonio per avere un periodo d’intensa attività creativa e comporre una musica straordinaria, ma in cambio avrà l’assoluta aridità di sentimenti e di affetti.

L’artista ha una serie di grandi successi, ma, dopo la composizione di una geniale sinfonia, mentre sta per presentarla agli amici, finisce per confessare il suo segreto e impazzisce.

Mann nella sorte di Adrian racconta la moderna Germania che, con la sua insaziabile ambizione di potenza, finisce per perdersi nella drammatica conclusione della seconda guerra mondiale.

Tornato nella sua patria nel 1949 in occasione del bicentenario della nascita di Goethee nel 1952 per una serie di conferenze, lo scrittore non fece mai una distinzione fra i due stati in cui il suo paese era stato diviso dal trattato di pace nella seconda guerra mondiale, considerandosi figlio della Germania unita.

Stabilitosi definitivamente in Svizzera, a Zurigo, Thomas Mann morì nel 1955.

Riccardo Reina

Per info scrivere a: redazione@personalreporternews.it
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