Le vittorie nella guerra russo-giapponese avevano permesso al Giappone di affermare il proprio ruolo di nuova potenza in estremo Oriente, acquisito in precedenza con la partecipazione alla spedizione contro i Boxer.

Erano state poste così le basi di un impero coloniale che, oltre a Taiwan e alla Corea, comprendeva anche le concessioni prima russe in Manciuria e, con la partecipazione alla Prima guerra mondiale, quelle tedesche nello Shandong.

La Cina aveva un’importanza vitale per lo sviluppo del capitalismo giapponese, sia come fornitrice di materie prime per l’industria pesante che come un mercato di esportazione sia di merci che di capitali per l’industria tessile, specie cotoniera.

Proprio contro le tendenze imperialistiche del capitalismo giapponese in Cina nacque il movimento nazionalista e democratico del Quattro maggio 1919.

Anche se il generale cinese Sun Yatsen aveva trovato inizialmente un appoggio da parte del movimento panasiatico, la marcia verso il nord per l’unificazione della Cina fu ostacolata dagli interventi militari nello Shandong da parte del governo Tanaka (1927-1929).

In seguito alla crisi del 1929 il Giappone invase la Manciuria nel 1931, e quindi l’Huabeiguo nel 1935, che inglobava cinque province cinesi.

Con l’incidente del ponte Marco Polo a Lugouqiao, del luglio 1937, scoppiò una guerra cino-giapponese, con il Fronte di resistenza antigiapponese tra il Guomindang e il Partito comunista cinese, guidato da Chiang Kai-shek, che dovette lottare contro il potere del Giappone.

Ritiratosi dalla Cina del nord, l’esercito del Guomindang si impegnò nella difesa della Cina a sud dello Yangzi e Shanghai cadde nel novembre 1937 e nel dicembre le truppe giapponesi entrarono a Nanchino.

La presa della capitale non portò alla resa del governo, che si ritirò nell’interno, spostando la capitale a monte dello Yangzi, prima a Wuhan poi a Chongqing, dove continuò la resistenza che, dopo la caduta del porto meridionale di Canton nell’ottobre 1938, si avvalse dei rifornimenti militari attraverso l’Indocina francese e, occupata anche questa dai giapponesi nel settembre 1940, attraverso la Birmania.

Nonostante la presa dell’importante nodo strategico di Xuzhou nel maggio 1938, punto di incontro tra i tronchi ferroviari nord-sud ed est-ovest, l’esercito giapponese in Cina, ormai un milione di uomini, era in grado di controllare solo città e vie di comunicazione, mentre nel territorio della Cina lottavano i partigiani.

Intanto, mentre il Giappone si accingeva alla guerra a oltranza e all’instaurazione di un regime totalitario, il primo ministro offrì al governo del Guomindang le condizioni di pace, respinte da Chiang Kai-shek.

La proposta fu invece accolta dall’antagonista di Chiang Kai-shek, Wang Jingwei, che nel marzo 1940 costituì a Nanchino un Governo riformatore della Repubblica cinese, di cui il Giappone si servì per porre sotto controllo le risorse economiche della Cina.