associazione bersaglieri

Un corpo che ha fatto parte della storia dell’Italia moderna…

Il Corpo dei bersaglieri fu  istituito, il 18 giugno 1836, dal re di Sardegna Carlo Alberto di Savoia su proposta del capitano del Reggimento guardie Alessandro La Marmora e si caratterizzava per la velocità di esecuzione delle mansioni affidate ed una versatilità d’impiego dei suoi membri.

Dotato di ampia autonomia operativa, il corpo era formato da uomini addestrati alla corsa ed al tiro a pronti ad agire, anche isolatamente, per cogliere di sorpresa l’avversario in azioni di disturbo, inoltre i bersaglieri potevano essere impiegati anche in contrasto alla cavalleria per romperne la carica.

Il gruppo ricevette il battesimo del fuoco l’8 aprile 1848 nella battaglia di Goito  durante la prima guerra di indipendenza italiana.

Nell’aprile 1849 le truppe comandate da Alfonso La Marmora intervennero per sedare i moti nella città di Genova e nel 1856 fu creata la carica di ispettore del corpo dei bersaglieri, con le attribuzioni dei comandanti di brigata.

I bersaglieri nel 1854 furono impegnati nella guerra di Crimea, dove morì Alessandro La Marmora.

Con la proclamazione del Regno d’Italia e la trasformazione dell’Armata Sarda nel Regio Esercito avvennero profonde modificazioni nei bersaglieri, che vennero portati a 36 battaglioni attivi e a 6 battaglioni deposito, fu abbreviata la denominazione “Corpo dei bersaglieri” in “Bersaglieri” e venne abolito il comando generale del corpo.

Nel 1862 i battaglioni bersaglieri vennero portati a 40 , prima di ritornare a 45 battaglioni alla fine della Terza guerra d’indipendenza.

I bersaglieri vennero impiegati, dopo l’unificazione italiana, per contrastare il brigantaggio a sud, dove si dimostrarono un corpo particolarmente adatto specie per i pericoli del territorio dove vennero impiegati.

Protagonisti della presa di Roma del 20 settembre 1870, i battaglioni persero dal 1º gennaio 1871 l’autonomia operativa e la numerazione individuale assumendo una numerazione progressiva all’interno di ciascuno dei reggimenti, portati prima a dieci su quattro battaglioni (1871) e poi a dodici, su tre battaglioni (1883) a seguito dell’aumento dei Corpi d’Armata del Regio Esercito.

Solo nel 1886, per il cinquantennale della fondazione della specialità, i battaglioni tornarono ad avere la numerazione individuale, mentre venne brevemente costituito il Reggimento Bersaglieri d’Africa su tre battaglioni di formazione ed uno di volontari, per le esigenze delle operazioni nella Colonia Eritrea.

Nel 1887 venne ripristinata la carica d’ispettore dei bersaglieri, soppressa poi alla fine del 1894.

Un altro battaglione di formazione fu temporaneamente attivato nel 1905 per la spedizione in Cina e, con l’ordinamento del 1910 presso ogni reggimento si formò un battaglione ciclisti.

Durante la prima guerra mondiale il corpo venne ordinato in due divisioni speciali, 7 brigate con 21 reggimenti e 5 battaglioni autonomi, oltre a quattro Gruppi battaglioni bersaglieri ciclisti e tre Reparti d’Assalto.

Sciolti nel 1919 tutti i nuovi reparti costituiti durante la Grande Guerra l’ordinamento del 1923 riportò a 12 i reggimenti bersaglieri, di cui 6 furono trasformati in ciclisti e perfezionato nel 1924 con i 12 reggimenti bersaglieri trasformati tutti in ciclisti.

Nel 1935-36 alcuni reggimenti parteciparono alla guerra di Etiopia, mentre reparti di bersaglieri presero parte nel 1939 all’occupazione dell’Albania le cui operazioni durarono pochi giorni e, salvo qualche scontro, non ci furono grosse battaglie.

Durante la seconda guerra mondiale i reggimenti bersaglieri erano nelle divisioni corazzate, motorizzate e celeri, e combatterono su tutti i fronti.

Nel 1946 avvenne la ricostruzione del 3º Reggimento cui fece seguito nel 1949 quella dell’8º e del 1º Reggimento bersaglieri.

Con la ristrutturazione dell’Esercito del 1975, che portò alla soppressione dei reggimenti, i comandi del 3º e dell’8º Reggimento bersaglieri furono trasformanti in comandi di due brigate meccanizzate,

A partire dai primi anni ’90, una seconda ristrutturazione dell’Esercito portò alla soppressione di numerose unità, con l’accorpamento e trasferimento di alcune di quelle rimaste e vennero ricostituiti i reggimenti, sulla base di ciascuno di uno dei preesistenti battaglioni.

A partire dagli anni 1980 reparti di bersaglieri sono stati schierati fuori dall’Italia nell’ambito di quasi tutte le missioni militari italiane all’estero, operando in Libano, Bosnia-Erzegovina, Albania, Macedonia, Kosovo, Somalia, Iraq, Kurdistan, Afghanistan, Lettonia e Libia.