Colombina, la ragazza di Arlecchino

Colombina, la ragazza di Arlecchino

L’unica grande maschera femminile tra i tanti personaggi maschili del Carnevale è Colombina, briosa e furba servetta.

Vivace, graziosa, bugiarda, di origini veneziane, Colombina è molto affezionata alla sua signora, anch’essa giovane e graziosa, Rosaura, e pur di renderla felice è disposta a combinare imbrogli su imbrogli, mentre con i brontoloni va poco d’accordo e schiaffeggia senza misericordia chi osa importunarla mancandole di rispetto.

La maschera di Colombina costituisce l’evoluzione di un personaggio della Commedia dell’ Arte: la Fantesca che, prima di ingentilirsi in parti più aggraziate, passando dalla ruffiana della commedia cinquecentesca alla consigliera della settecentesca, era la compagna di vita e di fortuna del giullare, quando, in certe rappresentazioni, usciva sul palco o nel cerchio degli spettatori, a recitare con lui.

La Fantesca originariamente era una donna curva e rugosa che portava una lettera da parte della sua padrona, contrassegnata genericamente da un cuore trafitto da una freccia, poi divenne la Zagna, la compagna dello Zanni.

Proprio da questa trasformazione nasce il personaggio di Colombina,che organizza burlesche scene d’amore ogni qual volta gli Innamorati portano sulla scena i loro sospiri.

Anche Colombina è una maschera molto antica, già menzionata nel 1530 nei testi degli Accademici Intronati di Siena ed è anche il titolo di una commedia di Virgilio Verucci che è stata pubblicata nel 1628.

La maschera di Colombina si trova già nelle commedie di Plauto, fra le furbe ancelle, ciniche e adulatrici, sempre pronte a suggerire alla padrona malizie e astuzie, poi nel Cinquecento diventa la servetta complice interessata nei sotterfugi domestici e amorosi della padrona.

Il nome di Colombina compare per la prima volta nella Compagnia degli Intronati verso il 1530 e fu ufficializzato poco dopo quando Isabella Franchini, attrice che la interpretò, portò sotto braccio un paniere in cui s’intravedevano due colombe, ma Colombina prevalse solo nel Seicento nel teatro parigino.

Il costume di Colombina si presentò con innumerevoli varianti, poiché abitualmente non porta la maschera e indossa un corpetto aderente e un’ampia gonna a balze blu, mentre la sua giacca rossa è orlata da una passamaneria dello stesso colore della gonna e il suo grembiulino, provvisto di tasche in cui infilare i messaggi d’amore, è di un candido bianco.

Sul capo porta una crestina, il fazzolettino della cameriera, fermato da un nastro, mentre le scarpette nere semplici ma graziose hanno tacco basso e sulla fibbia c’e’ un fiocchetto azzurro.

Colombina impersona è l’immagine perfettamente speculare femminile di Arlecchino ed è per questo che è sempre l’amorosa o la moglie di Arlecchino, assumendo il nome di Betta, Franceschina. Diamantina, Marinetta, Violetta, Corallina o anche Arlecchina.

Colombina è molto vanitosa ci tiene ad avere un aspetto sempre ordinato e attraente, uniti a un carattere volitivo e una naturale furbizia che ne fanno un personaggio simpaticamente sbarazzino, molto amato dal pubblico, che usa sempre la menzogna a fin di bene per coprire gli amori della sua padrona, continuamente ostacolata da un padre burbero.

Maestra nel nascondere un biglietto d’amore sotto il grembiule o nel petto, la servetta mostra la sua più grande abilità quando deve consegnare queste missive nelle mani della padrona senza che se ne accorga un pretendente non gradito o il genitore sospettoso.

Riccardo Reina

Per info scrivere a: redazione@personalreporternews.it

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