Il fratello minore : domande ad Andrea Barzini

Il fratello minore : domande ad Andrea Barzini

Andrea Barzini, nato nel 1952 dal secondo matrimonio di Luigi Barzini Junior, grande giornalista e figlio di Luigi Senior, regista, sceneggiatore, documentarista, ha esordito nella regia con Flipper, con Margherita Buy e Andrea Mingardi, seguito da Desiderando Giulia con Johan Leysen e da Italia Germania 4-3, film-bilancio della sua generazione, Volevamo essere gli U2 e Passo a due

Con “Il Fratello Minore” saggio edito da Solferino, racconta dello zio Ettore, di cui in famiglia nessuno ricorda la morte nel campo di concentramento di Mauthausen nel 1944.

Nel libro la carriera ambiziosa di Luigi Junior al Corriere della Sera e la vicenda di Ettore, agronomo solitario, cresciuto tra Italia, America e la Somalia, diventano un viaggio tragico e ironico in tre generazioni dove, con l’aiuto di lettere dimenticate, ricerche d’archivio e incontri sorprendenti, l’autore riscopre la figura di uno spirito libero.

Com’è arrivato alla scoperta della sua vocazione di scrittore e sceneggiatore?

 

In famiglia non si è mai preso in considerazione nient’altro. Leggevamo, discutevamo, e papà ci correggeva i temi… da lì a pensare che avrei maneggiato parole tutta la vita, il passo è stato breve. Poi, anche per smarcarmi, ho fatto il cinema, dove comunque la parola conta molto. Ma alla fine ho dovuto cedere al DNA e mi sono messo a scrivere tout court.

 

Quale atmosfera si respirava nella sua famiglia durante la sua infanzia e adolescenza?

 

Un’atmosfera elettrica, papà aveva amici che per un bambino, e poi un ragazzo, erano interessanti da incontrare, Ennio Flaiano, Gregor Von Rezzori, Alberto Arbasino. Abbiamo, io e i miei fratelli, masticato idee da sempre, litigato, commentato i libri che leggevamo. L’altro lato della medaglia era il peso della fama di padre e nonno. Abbiamo cercato, i miei fratelli ed io, di prendere tutto il buono, coltivare la gratitudine (se ci riusciva) e poi fare la nostra strada. Operazione razionale, ma non è che riesca sempre.

 

Da quali scrittori ha tratto ispirazione per i suoi lavori?

 

Ogni epoca ha avuto il suo: da adolescente, Moravia, Nievo, Stendhal, Tolstoi, Lovecraft, Poe, da giovane gli americani del 900 da Faulkner a Saul Bellow, passando per Scott Fitzgerald, Kerouac… Chandler, con la maturità tante cose diverse, il realismo magico sud americano, gli inglesi, Graham Greene, Evelyn Waugh, Aldous Huxley, e fra gli italiani, Elsa Morante, Natalia Ginzburg, Italo Calvino.

 

Come ha vissuto il successo nei suoi anni di collaborazione per la Rai?

 

Mah il successo è una prova per la nostra integrità spirituale e psicologica. Bisogna imparare a non farsi proprio contagiare. E tenere lontana la vanità.

 

Quando ha avuto l’idea di scrivere la storia di suo zio Ettore?

 

Da sempre. Poi tre anni fa è diventata un’ossessione.

 

E’ stato difficile trovare le fonti per la stesura di questo saggio?

 

Abbastanza. Ho dovuto ricostruire attraverso l’analisi dove le fonti non arrivavano. Ma credo di averlo fatto con rigore.

 

Perché la memoria di suo zio Ettore ha subito una vera rimozione nel corso degli anni tra i membri della sua famiglia?

 

Un sognatore, amante della natura, agronomo, solitario in una famiglia di persone che dedicano la vita alla scrittura, agli incontri, ad arrivare primi. Non l’hanno mai capito, e spesso si preoccupavano per lui. Quando è stato arrestato, ognuno stava cercando di salvare la pelle per conto proprio. Ettore è quello che ha capito più di tutti in famiglia cosa stava succedendo storicamente.  Gli altri, quando si sono accorti dell’orrore, era troppo tardi.

 

Credo che la figura di Luigi Barzini Senior sia molto più complessa di quella che sembra, non è d’accordo?

 

Sì. Innanzitutto un talento naturale non comune, scrittore, e osservatore straordinario, uno che da un dettaglio apparentemente insignificante ricostruiva le ragioni di una situazione. Era, la sua, una prosa diretta, mai retorica, intima. A fronte del maestro, c’è un’incapacità di vivere nel presente. Era un genio sui fronti di guerra, spericolato, incosciente e con un’energia indomabile, ma quando tornava a casa, era perso.  La malinconia che non sapeva spiegare l’ha minacciato da presso tutta la vita, la paura di non essere all’altezza, di essere inadeguato, l’insicurezza. Senior era un uomo fragile, buono, egocentrico, distratto, affascinante, uno che non capiva quasi nulla di politica e moltissimo di uomini, costumi e paesi. Per ingenuità ha commesso molti errori, la vita ha chiesto il conto, alla fine.

 

Quali sono i suoi progetti futuri?

 

Continuare a scrivere. Solo con me stesso, i miei personaggi e un computer… che bello, dopo una vita di lavoro collettivo, con i produttori, i finanziamenti, l’attore da fare contento…

 

Riccardo Reina

Per info scrivere a: redazione@personalreporternews.it

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