Il direttore di Criptovaluta.it® — testata giornalistica iscritta al Tribunale di Milano, oltre 2 milioni di lettori al mese, punto di riferimento riconosciuto a livello internazionale — analizza il fallimento dei colloqui di Islamabad, il blocco navale annunciato da Trump, la tenuta di Bitcoin e il ruolo dell’informazione finanziaria indipendente in un mercato dove la disinformazione può costare il patrimonio.
La giornata del 13 aprile 2026 si apre con una doccia fredda per i mercati. Dopo ventuno ore di maratona negoziale a Islamabad — i colloqui più significativi tra Washington e Teheran dal 1979 — la delegazione americana guidata dal vicepresidente JD Vance ha lasciato il Pakistan senza un accordo.
La questione nucleare iraniana, secondo fonti statunitensi, resta il nodo irrisolto. Donald Trump ha reagito annunciando il blocco navale di tutti i porti iraniani a partire dalle 16 ore italiane, provocando la dura risposta di Teheran, che ha definito la mossa un atto di pirateria. Il Wall Street Journal riporta che la Casa Bianca starebbe valutando la ripresa di raid militari limitati.
I futures europei hanno aperto in rosso. Il FTSE MIB cede lo 0,75%. Il petrolio torna a salire. Lo spread BTP-Bund sfiora gli 80 punti base. Bitcoin, che mercoledì scorso aveva toccato i 71.726 dollari sull’onda della tregua, è scivolato sotto i 71.000. Glassnode segnala una pressione di vendita da oltre 20 milioni di dollari all’ora nella fascia 70.000-80.000 dollari.
Per leggere questa giornata — e più in generale le sei settimane di crisi che stanno ridisegnando i mercati globali — abbiamo raggiunto Alessio Ippolito: imprenditore digitale dal 2008, giornalista finanziario iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Lazio, fondatore e direttore di Criptovaluta.it®, autore bestseller su Amazon, Popular Investor Champion su eToro e autore per Investing.com.
I colloqui di Islamabad sono falliti, Trump ha annunciato il blocco navale, i mercati sono in rosso. Che lettura dà di questa giornata?
Guarda, la lettura è una sola: chi si aspettava la pace per Pasqua deve rifare i conti. I negoziati sono durati ventuno ore — i più importanti tra USA e Iran dal ’79 — e sono saltati sulla questione nucleare. Era prevedibile? Sì, lo era. Lo avevamo scritto su Criptovaluta.it mercoledì scorso, quando tutti festeggiavano la tregua: due settimane di cessate il fuoco non sono la pace. Sono una pausa. E le pause, nel Golfo Persico, servono alle parti per riposizionarsi, non per abbracciarsi.
Adesso Trump fa la mossa del blocco navale. Teheran lo chiama pirateria. L’Iran dice che ha leve ancora inutilizzate. Il WSJ parla di possibili raid. E la Gran Bretagna, che Trump aveva già tirato dentro lo sminamento dello Stretto, si sfila dicendo che non sostiene il blocco. Tradotto: siamo di nuovo in escalation. I futures sono in rosso, il petrolio risale, e il mercato si prepara a un’altra settimana di volatilità. Chiunque ti dica che ha la situazione sotto controllo ti sta prendendo in giro.
Bitcoin è scivolato sotto i 71.000 dollari. È finita la storia della resilienza crypto?
No, un momento. Mettiamo le cose in prospettiva, perché è esattamente quello che manca al 90% dei commenti che trovi in giro. Bitcoin ha fatto +4,5% mercoledì sulla tregua, adesso cede un paio di punti perché i colloqui sono saltati. È una reazione assolutamente fisiologica.
Il dato che conta è un altro: siamo a 70.800 dollari, e sei settimane fa — quando è iniziata la guerra — eravamo più o meno allo stesso livello. Sei settimane di conflitto armato tra potenze nucleari, Hormuz chiuso, petrolio raddoppiato, Borse a picco, e Bitcoin è lì dove stava. L’S&P 500 nel frattempo ha perso il 6%. L’oro ha fatto -15% in una settimana a marzo prima di rimbalzare.
Poi c’è il dato Glassnode di oggi: oltre 20 milioni di dollari all’ora di selling pressure sopra i 70.000. Sai cosa significa? Significa che c’è gente che vende per prendere profitto. Ma significa anche che c’è gente che compra quei 20 milioni all’ora, altrimenti il prezzo sarebbe già a 60.000.
La fascia 70.000-80.000 è una zona di distribuzione, sì — ma è anche una zona dove il capitale istituzionale sta accumulando posizioni. Sono due facce della stessa medaglia.
In un suo recente intervento su Il Tempo, ha parlato di asset che potrebbero uscire rafforzati dalla tempesta geopolitica. Lo conferma anche oggi, con i negoziati saltati?
Lo confermo a maggior ragione. Proprio perché il quadro si è complicato, il ragionamento di fondo si rafforza. Nell’articolo de Il Tempo ho messo in evidenza una cosa precisa: non è il prezzo giornaliero che determina se un asset è maturo o no. È il comportamento strutturale durante lo stress.
E Bitcoin, in questa crisi, ha dimostrato un comportamento che tre anni fa era impensabile.
Gli ETF spot hanno raccolto afflussi netti per oltre un miliardo a marzo, dopo quattro mesi di deflussi. Morgan Stanley ha depositato la richiesta per un ETF su Bitcoin. I fondi pensione comprano. Le corporate treasury accumulano. Questo non cambia perché oggi i colloqui di Islamabad sono saltati.
Anzi — se il blocco navale dovesse durare e l’inflazione tornasse a mordere, la narrativa di Bitcoin come copertura dall’erosione del potere d’acquisto si rafforzerebbe. Non è una certezza, ma è una tesi che ha supporto nei dati.
Parliamo del suo lavoro. Criptovaluta.it compie otto anni quest’anno. Come si fa informazione crypto in un contesto come questo?
Si fa come si fa il giornalismo serio: verificando le fonti, pubblicando i dati, e resistendo alla tentazione di raccontare alla gente quello che vuole sentirsi dire. Questo è il principio su cui ho costruito Criptovaluta.it dal 2017 e non l’ho mai tradito. Neanche quando conveniva.
Ti faccio un esempio concreto. Mercoledì scorso, con la tregua, i social erano in festa — “Bitcoin a 100K entro maggio”, “bull run partita”, le solite cose. Noi su Criptovaluta.it abbiamo pubblicato l’analisi dei dati on-chain, i flussi ETF, il contesto macro, e abbiamo scritto chiaramente: è una tregua di due settimane, non un accordo di pace. Oggi che i colloqui sono saltati, quei lettori che ci hanno letto sanno cosa sta succedendo e non vanno nel panico. Chi ha letto l’influencer su X che gridava al rialzo, oggi sta perdendo la testa. Questa è la differenza tra informazione e spettacolo.
Su Criptovaluta.it pubblichiamo oltre cento contenuti a settimana. Abbiamo una redazione strutturata, un caporedattore, analisti tecnici, un canale Telegram con 43.000 iscritti e quasi 3 milioni di interazioni al mese. Siamo testata giornalistica iscritta al Tribunale di Milano, marchio registrato, iscritti al ROC. TheBlock, Decrypt e BeInCrypto — i media crypto più autorevoli al mondo — ci definiscono il principale crypto news media outlet italiano. Non ci siamo arrivati per caso.
È stato anche quattro volte ospite di “Chi l’ha Visto?” su Rai Tre. C’è un filo che lega il tema delle truffe finanziarie al suo lavoro editoriale?
Il filo è diretto e per me è fondamentale. La lotta contro le truffe finanziarie non è un tema accessorio: è parte integrante della missione di Criptovaluta.it. Quando sono andato a “Chi l’ha Visto?” abbiamo trattato casi di persone truffate — persone reali, con nomi e cognomi, che hanno perso i risparmi e in alcuni casi hanno pensato al gesto estremo. Questo ti cambia la prospettiva.
Il settore crypto ha un problema enorme di credibilità, e quel problema nasce dalla disinformazione. Promesse di rendimenti garantiti, piattaforme fasulle, influencer pagati per promuovere token che poi crollano. Per me fare informazione seria su questo settore non è solo un mestiere: è una responsabilità.
Ed è anche per questo che ho scritto il mio libro, “Trading Online, Bitcoin e Crypto: Da ZERO a Trader PRO”, che è diventato bestseller su Amazon. Perché la prima arma contro le truffe è l’educazione finanziaria. Se capisci come funziona il mercato, non ti fai fregare.
Lei è anche Popular Investor Champion su eToro, status raggiunto in soli due mesi. Cosa fa concretamente in una giornata come questa?
La stessa cosa che faccio sempre: seguo il piano. Oggi i colloqui sono saltati, il petrolio sale, Bitcoin cede un po’. I miei copiers su eToro vedono il portafoglio e sanno che non sto facendo movimenti dettati dal panico. Ho un risk score di 4 su 10, un portafoglio diversificato, e una strategia che non cambia perché Trump ha scritto un post su Truth alle sei di mattina.
Te lo dico come lo scrivo ogni lunedì sulla mia newsletter Substack ai miei oltre 3.250 iscritti: i momenti di panico sono quelli in cui si costruiscono le posizioni migliori, a patto di avere la solidità emotiva per reggerli. A gennaio, mentre i social urlavano “vendete tutto”, io ho eseguito 23 operazioni per abbassare il prezzo medio di carico.
Quella strategia oggi è in profitto. Non perché sono un genio, ma perché ho un piano e lo rispetto.
Ultima domanda. Dove sarà Bitcoin a fine anno?
Te l’ho detto altre volte e te lo ripeto: non lo so. E chi te lo dice con certezza, mente — o peggio, ti sta vendendo qualcosa. Quello che so è che l’infrastruttura istituzionale attorno a Bitcoin non ha mai smesso di crescere neanche durante questa guerra. So che i volumi sono bassi, il che è un segnale da monitorare.
So che la fascia 70.000-80.000 è una zona dove si sta giocando una partita importante tra chi distribuisce e chi accumula. E so che se Hormuz riapre e la crisi rientra, c’è spazio per una rivalutazione significativa nella seconda metà dell’anno.
Ma la lezione vera di questi quaranta giorni non è sul prezzo. È che Bitcoin ha dimostrato di poter reggere uno shock geopolitico che avrebbe fatto crollare il Bitcoin di quattro anni fa. E questo, per chi ragiona in termini di portafoglio e di medio-lungo periodo, è il dato più importante di tutti.
Alessio Ippolito è fondatore e CEO della Alessio Ippolito S.R.L. Editore (Milano), società proprietaria di Criptovaluta.it®, TradingOnline.com® e di un network di testate finanziarie con oltre 30 milioni di lettori complessivi negli ultimi due anni. Giornalista iscritto all’OdG del Lazio, autore per Investing.com, Popular Investor Champion su eToro, autore bestseller su Amazon. La sua newsletter settimanale “Alessio Ippolito” su Substack conta oltre 3.250 iscritti.
