mopy

Chi scrive è una goccia nell’oceano, un uno o uno zero, a discrezione, nel Matrix del grande architetto.

Mi chiamo Emme… Mopy Valenti, sono una donna, non sono una madreh, sono italiana (semi Cit.).

Amo scrivere e leggere tutto quel che mi capita a tiro e, data la mia estrazione generazionale, non disdegno l’approfondimento delle composizioni chimiche dei detergenti intimi.

Sono una nerd nel senso più ampio del termine, allergie, intolleranze alimentari e occhialoni spessi inclusi.

Settantordici anni fa ho conseguito una laurea magistrale in broccoli umanistici ma lo scrivo solo per darmi un tono.

Amo i draghi ma ammetto che anche le viverne hanno il loro fascino, questo per dire che le mie passioni trovano spazio quasi esclusivamente nel mio mondo immaginario.

Nonostante tutto sono del segno del toro e anche io lavoro per portare a casa la pagnotta, mi imbarco in un viaggio appena posso e vivo la vita con la colonna sonora dei Pirati dei Caraibi con l’aria di chi non ci ha ancora capito nulla.

Sono metodica nel mio caos, spettinata in tutto ciò che faccio, mi piace correre, dormire, fare foto fuori fuoco e, lo scopro ora, comporre tautogrammi..

Amo il mondo in cui viviamo pertanto campeggio tra le schiere di chi attende con ansia l’apocalisse zombie su cui indugio a fantasticare quando non sono impegnata a preoccuparmi di metter via scorte per l’invasione aliena. Almeno per il tempo di assistervi.

Sono troppo imbranata per sopravvivere oltre.

Non amo i panda, li trovo poco stimolanti.

Potrei riempire libri con le cose che mi piacerebbe fare e che non faccio perché sono pigra ma rivesto con orgoglio il ruolo di campionessa nazionale di binge watching. Testa alta e petto in fuori.

Come tuttologa tra i tuttologi non ho nulla di originale da dire ma mi piace l’idea di poter esprimere il mio punto di vista anche se non richiesto. Anzi, soprattutto.

Ora per esempio sento di dover esteriorizzare la mia opinione su questa pandemia, mi sento chiamata in causa.

Non è bella è vero, ma non è bello ciò che è bello, è bello ciò che piace, per citare la mamma. Diciamo che, per usare un’espressione originalissima, “ha fatto anche cose buone”.

Questa potrebbe essere un’occasione per scoprire quali ma probabilmente non la coglieremo.

Mi chiamo Emme e per dirla in termini tolkeniani: conosco un milionesimo di voi solo a metà e nutro per meno della metà di voi la metà dell’affetto che meritate…

E potrei avere qualcosa da dire…