Gambolò: un paese tra due provincie

È la festa del Fagiolo Borlotto che mi porta a visitare Gambolò.

Bancarelle, prelibatezze e un meraviglioso raduno di motociclette da sogno fanno da cornice a un Castello decisamente importante che occupa il centro del borgo.

Sul confine che divide la Lomellina dalla provincia di Milano, Gambolò, a pochi chilometri da Vigevano, ha una storia che parte da molto lontano, per la precisione dalla seconda guerra punica.

Secondo la leggenda, infatti, fu proprio dove oggi si trova il centro abitato che nel 218 a. C, poco prima della battaglia del Ticino, che il comandante Publio Cornelio Scipione fece allestire un accampamento allo scopo di sorvegliare meglio le mosse del suo rivale Annibale.

Tutto questo sembrerebbe essere confermato dalla forma della piazza di Gambolò, che nasce dall’intersecazione delle due linee dell’accampamento romano.

Ma le ultime ricerche storiche hanno confermato che, fin dall’età del Bronzo, il piccolo borgo era al centro di un’attiva serie di scambi tra i Celti e le vicine tribù della Valcamonica e del Piemonte.

La prima menzione del nome di Gambolò è in una bolla papale del 1133, dove Innocenzo II passava la parrocchia locale al vescovato di Novara, allora era in buoni rapporti con i conti di Lomello.

Alla fine del XIII secolo, venne conquistato dalla famiglia pavese dei Beccaria, che per due secoli furono i signori del luogo, con una serie di lavori di bonifica delle paludi locali, iniziati pochi anni prima dai monaci cistercensi.

Nel 1475 Gambolò venne ceduto da Galeazzo Maria Visconti a Francesco Pietrasanta, che ne mantenne il dominio fino alla morte.

I suoi eredi, alla fine del XV secolo, vendettero il piccolo borgo a Gian Giacomo Trivulzio, che dopo la sua morte lo cedette al cardinale Schiner e poi, da lui passò nelle mani della famiglia Litta.

Nel 1672 furono tumulati nella chiesa parrocchiale i resti del santo martire Getulio, che divenne il protettore del paese.

Con la prima guerra d’indipendenza Gambolò fu teatro, il 21 marzo del 1849, di una battaglia tra gli uomini dell’esercito del Regno di Sardegna e gli austriaci, mentre nel 1859 venne saccheggiato da un piccolo gruppo di soldati nemici in fuga dopo la battaglia di Magenta.

Oggi, delle opere difensive murarie del borgo rimangono tre delle quattro porte che contrassegnano i limiti della geometrica struttura urbana con quella del castrum romano, dette Porta Milano, porta Torino e Porta Genova, secondo la direzione verso cui sono rivolte.

Il Castello è caratterizzato soprattutto dall’ingresso principale, costituito dal portale barocco che, sopra l’arco a sesto ribassato, porta ancora le insegne del casato cui è dovuta la costruzione.

Ai lati delle armi dei Litta si possono vedere le sedi dei bolzoni del ponte levatoio dove al centro, nella parte alta, un oculo circolare inserito in un archivolto strombato dà movimento alla facciata sostenuta da quattro lesene coronate da capitelli.

Nell’ala seicentesca del palazzo si trova il Museo Archeologico Lomellino, in cui è possibile trovare vari reperti della presenza umana in Lomellina dal 5500 al 25 avanti Cristo.

Seguendo la cintura muraria esterna in senso antiorario sul lato nord si vede un ponte in muratura che ha sostituito la torre quadrata centrale, alla cui destra sono da osservare le propaggini esterne del palazzo signorile, l’unico resto dell’edificio quattrocentesco.

Il fronte occidentale, interamente secentesco, presenta un ingresso pedonale con un ponte levatoio, situato a notevole altezza da terra e di insolita lunghezza, che permetteva il superamento del fossato e aveva sbocco sul terrapieno posto tra il fossato e la parallela roggia.

Nell’Ottocento davanti a quest’entrata pedonale fu eretto un secondo ingresso in stile barocco, poi parzialmente distrutto con l’apertura dell’attuale via della Roggia e poi ricostruito negli anni Settanta.

Scomparsa la torre centrale, a metà del lato occidentale c’è un corpo lievemente sporgente, in corrispondenza della parte terminale del palazzo.

Il lato sud, sicuramente il più rimaneggiato conserva la torre centrale, ora tonda, come tonde sono la torre all’angolo sud-occidentale e la successiva intermedia sul lato nord-orientale.

Ma il cuore del paese è la piazza principale dove c’è la Chiesa parrocchiale, versione ampliata della più antica San Gaudenzio, edificata all’inizio del XII secolo e successivamente modificata nel 1897 dall’architetto Castelli, che la portò alle forme attuali.

La costruzione della torre campanaria, che nell’ultimo secolo ha subito vistosi rimaneggiamenti, iniziò nel 1510 dove si trovava una precedente.

Di notevole interesse è anche la chiesa di Sant’Eusebio, il monumento più antico di Gambolò, innalzata tra il V e il VI secolo sopra un tempio romano dedicato a Minerva.

Riccardo Reina

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