Il mese di dicembre è da sempre legato al Natale, il periodo scelto dalla chiesa per commemorare la nascita di Gesù, proprio nei giorni in cui si festeggiava la rinascita del Sole nei culti pagani.

Nell’antica Roma con la fine dell’anno si festeggiavano i Saturnali, festività della religione romana dedicata al dio Saturno e alla mitica età dell’oro, si svolgevano dal 17 al 23 dicembre   iniziavano con libagioni, sacrifici, orge, mentre i partecipanti usavano scambiarsi auguri e doni.

La festa, dedicata a Saturno come dio della fertilità, serviva ad augurare la fecondità della terra e, a causa dell’identificazione di Saturno con il dio greco Crono, simbolo della mitica età dell’oro, i Saturnali celebravano anche l’epoca primordiale in cui si riteneva che la proprietà delle terre e dei beni fosse comune.

Fra gli aspetti più significativi dei Saturnali erano la libertà concessa agli schiavi di trattare i loro padroni da pari a pari e persino di rinfacciare loro vizi e difetti e di insultarli; la presenza di grandi banchetti cui era consentito a tutti di partecipare, indipendentemente dall’estrazione sociale e culturale; le danze, le feste, gli spettacoli e il gioco d’azzardo, solitamente proibito, oltre a una certa rilassatezza dei costumi.

In questi mesi in campagna i lavori agricoli sono fermi, tra la frutta di stagione ci sono  mandarini, arance, mele, pere, caki, nespole, sorbe, le ultime castagne, mentre tra le verdure cicorie e radicchi, finocchi, cavoli, verze, puntarelle e cime di rapa.

Il mese di dicembre è segnato anche da Yule, la festa del solstizio d’inverno nella tradizione germanica precristiana, che oggi viene celebrata il 21 dicembre.

Non si sa molto sulla festa di Yule nella tradizione norrena, che avveniva durante il solstizio invernale in epoca precristiana.

Nonostante vi siano numerosi riferimenti a Yule nelle saghe islandesi,   pochi e parziali i resoconti circa la natura delle celebrazioni, vista come un periodo di riposo e danze, che in Islanda continuò a essere celebrato per tutto il medioevo, fino all’epoca della riforma.

Si sa che durante la festa avveniva il sacrificio di un maiale in onore del dio norreno Freyr, una tradizione che è rimasta nella cultura scandinava, in cui a Natale si consuma carne di maiale.

Quando i missionari iniziarono la conversione dei popoli germanici, adattarono alla tradizione cristiana molti simboli e feste locali e lo Yule venne quindi trasformato nel Natale, mantenendo però alcune delle sue tradizioni originarie.

Fra i simboli moderni del Natale che parrebbero derivare da Yule compare l’uso decorativo del vischio e dell’agrifoglio infatti, come gli alberi da frutta, anche i sempreverdi sono un elemento fondamentale delle celebrazioni del solstizio invernale.

L’albero sempreverde, che mantiene le sue foglie tutto l’anno, è un simbolo della persistenza della vita anche attraverso il freddo e l’oscurità dell’inverno, infatti birra e pane venivano offerti agli alberi in Scandinavia, come simbolo di fortuna e della fertilità dell’anno che sarebbe arrivato.

Attualmente, con Beltane e Samhain, Yule è una delle principali festività neopagane. In alcune tradizioni si commemora la morte dello Holly King, che simbolizza l’anno vecchio ed il sole al declino, per mano del suo successore, Oak King, visto come l’anno nuovo ed il sole che inizia la sua ascesa.

In altre tradizioni si celebra la nascita del nuovo dio Sole, che presenta elementi in comune con l’ antica festività Romana del Sol Invictus, con una veglia celebrata dal tramonto all’alba successiva per assicurarsi che il sole sorga nuovamente.