Fino al 19 marzo 2023 il Mudec di Milano ricorda il leggendario fotografo Robert Capa con la  personale Robert Capa. Nella storia,  che ripercorre i principali reportage di guerra e di viaggio che realizzò durante vent’anni di carriera.

In realtà Robert Capa era Endre Ernő Friedmann, un esiliato costretto a fuggire dall’Ungheria a causa della sua attività antifascista, che a Parigi unì le sue due passioni, la politica e la fotografia, per diventare fotoreporter.

Endre conobbe Gerta Pohorylle, un’emigrata ebrea fuggita dalla Germania nazista ed inventarono il personaggio di Robert Capa, un fotografo di successo, elegante, ammaliante e americano, mentre lei, con il nome di Gerda Taro, gestì la sua agenzia, oltre a imparare a maneggiare una Leica.

Fu l’inizio di un sodalizio sentimentale e professionale che li avrebbe portati in Spagna nel 1936 per documentare la guerra civile, scelta basata sia sulla convinzione politica sia sull’ambizione fotografica.

Il Mudec di Milano propone ottanta stampe fotografiche di Capa, alcune delle quali inedite in Italia, oltre a una rara intervista a una radio americana nel 1947 e alcuni documenti d’epoca, dove sette brevi sezioni si sviluppano in un percorso che racconta i più importanti reportage in bianco e nero. Si parte dagli esordi europei, con gli scatti di Copenhagen di Trockij durante un’orazione, mentre quelli a Berlino e Parigi testimoniano gli anni Trenta, il reportage della guerra civile spagnola (1936-39), con  Morte di un miliziano lealista, la celebre e contestata immagine del combattente colpito a morte, l’invasione giapponese in Cina (1938) con la resistenza del Kuomintang guidato da Chiang Kai-shek, e la Seconda Guerra Mondiale, con le tre fotografie scattate durante il rischiosissimo D-day.

Ma non ci sono solo foto belliche ma anche di vita e arte, come quella scattata a Picasso a Parigi nel suo studio  durante l’occupazione, o gli scatti a Ingrid Bergman che fu la compagna di Capa dopo la tragica morte di Gerda.

L’attrice si trovava in tour in Europa per intrattenere i soldati americani, poi  nel dicembre del 1945 Capa la seguì a Hollywood lavorando come fotografo sui set e restarono insieme fino all’estate del 1946, quando per dimenticarla lui si recò in Turchia.

Meno conosciuti ma molto importanti sono il reportage di viaggio oltre la cortina di ferro in URSS (1947) con l’amico John Steinbeck e quello dedicato alla nascita dello stato di Israele (1948-50).

La fotografia per Capa rimase azione, politica e resistenza, in cerca dell’istante decisivo per cercare parte della verità.

Chiude la mostra l’ultimo incarico in Indocina quando nel 1954 Capa si trovava in Giappone per una mostra di Magnum ma fu  chiamato a sostituire un collega in Vietnam per Life e lì morì  nei pressi Thái Bình, dopo aver calpestato una mina mentre stava scattando una foto.