Saranno 26, cioè un terzo del totale delle filature in fiera, le imprese pratesi produttrici di filati per maglieria che arriveranno a Firenze per la tre giorni di Pitti Filati, che si aggiungono altre imprese del distretto, maglifici, imprese meccanotessili e di servizi, presenti in sezioni  diverse da quella riservata ai produttori di filati.

Dal 25 al 27 gennaio gli spazi della Fortezza da Basso saranno così occupati dalla 92a edizione, dedicata alla stagione primavera-estate 2024, di quella che è riconosciuta come la fiera più prestigiosa del mondo per il settore filati.

Le oltre 80 imprese produttrici di filati, sia per maglieria che per tessitura,  del distretto pratese contano più di 1700 addetti diretti e nel 2021 hanno ampiamente recuperato quel 25% di fatturato che avevano perso nel 2020, chiudendo con un fatturato complessivo di 635 milioni di cui il 40% (257 milioni) realizzati con l’estero.

Infatti i produttori di filati per maglieria esportano mediamente il 55% del fatturato, mentre i filati da tessitura sono assorbiti per lo più dal mercato interno e la quota di fatturato destinata all’estero è molto inferiore e  nel corso del 2022 il fatturato ha superato i 720 milioni, mentre la produzione industriale ha segnato in media +16%.

Per quanto riguarda le esportazioni, i dati Istat elaborati dal Centro studi di Confindustria Toscana Nord mostrano  per i primi 9 mesi del 2022 un incremento del +28% sullo stesso periodo del 2021 e del +14,8% in parte condizionati dalla necessità di adeguare i listini al fortissimo aumento dei costi ma comunque molto positivi.

Rispetto al 2021 sono in forte incremento, superiore al 40%, i due paesi di destinazione dell’export di filati pratesi, la Germania con una quota del 10,9% sul totale dell’export e la Romania con una quota del 10,4% sul totale dell’export, anche se si tratta di una piazza per lo più di lavorazione e riesportazione.

Aumenti significativi ci sono stati anche per altri paesi europei come Spagna (+18%), Portogallo (+29%) e Croazia (+14%) e ancor più consistenti per la Turchia (+52%) mentre ci sono dei segni meno invece per Hong Kong e Cina (rispettivamente -14% e -7%) e sulle due destinazioni, che valgono l’11,5% del totale dell’export dei filati pratesi, ha pesato l’effetto-pandemia sia direttamente per le politiche del governo cinese, sia indirettamente per il fenomeno del back-shoring verso Europa e bacino del Mediterraneo,  che è uno degli effetti economici provocati dal covid sulla catena di fornitura.