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A ottobre il riccio cambia carattere. Chi porta un taglio corto e mosso se ne accorge presto: la piega che a settembre durava tre giorni adesso si affloscia dopo una mattina di nebbia, oppure si gonfia in un alone di crespo appena si rientra in casa.

Non è colpa del taglio. È l’aria, che fuori e dentro casa cambia molto più di quanto si pensi.

Tra mattine di nebbia, vento freddo e lunghe ore passate in ambienti riscaldati, la stagione fredda alterna aria molto umida e aria molto secca. Per i capelli ricci ognuna di queste condizioni chiede un piccolo aggiustamento. Abbiamo messo in fila quelli che contano davvero, dal lavaggio al cuscino.

Perché il riccio reagisce così tanto al tempo

Chi ha i ricci corti lo vede ogni anno. Nelle giornate di nebbia la chioma si gonfia e compare il crespo, mentre dopo una sera in casa con i termosifoni accesi le punte sembrano più ruvide e opache. Sono due problemi diversi, e chiedono gesti diversi.

Su un taglio corto questi effetti si vedono subito. Ci sono meno centimetri a “pesare” sulla ciocca e a tenere in forma il riccio, quindi ogni variazione di volume si nota sulla sagoma della testa.

Il lavaggio: meno aggressivo, non per forza meno frequente

D’inverno viene spontaneo fare docce più calde. Per i ricci è un’abitudine da rivedere: il risciacquo va fatto con acqua tiepida.

Conta anche il detergente. Gli shampoo con tensioattivi molto sgrassanti, come i solfati, lasciano il riccio più asciutto e più incline al crespo, e con il riscaldamento domestico la differenza si sente.

Nei mesi freddi molte persone con capelli ricci alternano lo shampoo delicato a lavaggi fatti solo con il balsamo, una volta a settimana, soprattutto quando la texture è molto secca.

Il berretto cambia un po’ i conti. Sotto la lana il cuoio capelluto suda e si scalda, e la radice può sporcarsi prima. Si può lavare la radice con lo shampoo e lasciare che sulle lunghezze scorra solo la schiuma, senza strofinare le punte.

Idratazione: la maschera diventa un appuntamento fisso

Nella stagione fredda la maschera smette di essere un extra. Una o due volte a settimana, lasciata in posa una decina di minuti o poco più, magari con un asciugamano caldo avvolto intorno alla testa per aiutare il prodotto a penetrare, compensa l’aria secca degli ambienti chiusi.

Ingredienti come burro di karité, olio di argan o acido ialuronico sono tra quelli più usati per questo scopo.

Dopo la doccia, sui capelli ancora bagnati, serve un prodotto senza risciacquo. D’inverno conviene scegliere una formula un po’ più ricca rispetto a quella estiva. Poi una crema modellante o una mousse leggera, distribuita con lo scrunching: si raccolgono le ciocche nel palmo e si strizzano verso la radice.

Pettine e spazzola restano nel cassetto, perché sul riccio umido rompono la spirale e aprono la strada al crespo.

Nelle giornate di nebbia fitta, quelle in cui l’umidità sembra entrare nei capelli già sulla porta di casa, qualche goccia di siero sulle punte crea una barriera leggera. Ne basta pochissimo. Su un taglio corto un eccesso di prodotto appesantisce subito e il riccio si appiattisce.

Asciugare con il diffusore quando fuori fa freddo

D’estate l’asciugatura all’aria è spesso la scelta migliore per un riccio naturale. In inverno uscire con i capelli umidi non è pratico, e lasciarli bagnati sotto un berretto significa ritrovarsi con una forma schiacciata e una sensazione di freddo sulla nuca per tutta la mattina.

Il diffusore è lo strumento che permette di asciugare senza disfare la spirale. Il phon va impostato a temperatura media o bassa. Si appoggia la ciocca dentro la coppa del diffusore e si sale dal basso verso l’alto, senza muovere troppo i capelli.

Su un taglio corto bastano pochi minuti per ogni zona. Si può fermare l’asciugatura quando i capelli sono asciutti all’ottanta per cento circa e lasciare che finiscano da soli, mentre ci si prepara.

C’è un controllo semplice per capire se si sta esagerando con il calore. Quando i capelli sono completamente asciutti, si toccano le lunghezze: se risultano secche, rigide, simili a paglia, è il momento di ridurre phon caldo, piastra e ferro. Prima di qualsiasi strumento a caldo serve comunque un termoprotettore.

Berretti, sciarpe e cappucci: il problema dell’attrito

La lana è calda ma ruvida. Sfregando sui capelli per tutto il tragitto casa ufficio, apre le cuticole e disfa i ricci, soprattutto sulla nuca e sopra le orecchie, dove anche la sciarpa fa la sua parte.

Le soluzioni sono due, e si possono combinare: un berretto foderato in raso o seta, oppure una fascia di raso sotto il cappello di lana. Il cappuccio del cappotto, se è in tessuto liscio, dà meno problemi.

Togliendo il berretto, poi, la tentazione è di passarsi le mani tra i capelli per ridare volume. Meglio spruzzare un po’ d’acqua, o uno spray leggero, e strizzare le ciocche come dopo la doccia: la forma torna senza crespo.

La notte: seta, raso e qualche trucco per i tagli corti

Una parte dei danni invernali avviene mentre si dorme. Nelle camere riscaldate l’aria è asciutta, e la federa di cotone assorbe umidità dai capelli e li sfrega a ogni movimento. Una federa in seta o in raso riduce l’attrito, aiuta il riccio a mantenere la forma e limita la perdita d’acqua dalla fibra.

Con i tagli molto corti la federa a volte non basta, perché la testa si muove e i ricci della nuca si schiacciano comunque.

In quel caso una cuffia in satin tiene tutto fermo. Se la lunghezza lo permette, si può raccogliere la sommità in un piccolo “ananas”, una coda morbida e alta fermata con un elastico di seta, così i ricci non vengono compressi.

Prima di dormire funziona anche una nebulizzazione leggera di acqua con un po’ di balsamo diluito sulle lunghezze. La mattina il riccio si riattiva con un gesto, senza dover rifare l’intera piega.

Il taglio d’inverno: piccoli accorgimenti

Non serve cambiare taglio con la stagione. Conviene però tenere conto di come lo si porterà sotto un berretto e con più crespo del solito. Gli scalati corti sulla sommità alleggeriscono la massa ed evitano l’effetto triangolo, che d’inverno, con l’umidità, tende ad accentuarsi.

La frangia riccia è più delicata: si accorcia quando il riccio asciuga e con il cappello si schiaccia facilmente, quindi è meglio tenerla un po’ più lunga.

Chi vuole un quadro completo di prodotti, tecniche di styling e tagli adatti ai ricci dopo i quarant’anni trova una routine per i ricci descritta passo per passo da ArtiziaStyle, con indicazioni che vanno dal pixie cut al curly bob fino al lob asimmetrico.

Lì si trova anche un consiglio pratico da portare dal parrucchiere: chiedere che il taglio o la rifinitura vengano fatti sui capelli asciutti, perché il riccio cambia forma tra bagnato e asciutto.

Ogni quanto tornare dal parrucchiere in inverno

Le punte secche, d’inverno, si vedono prima. Su un taglio corto bastano poche settimane perché la forma si perda, e le doppie punte rendono il crespo più evidente.

La manutenzione ideale per i ricci corti è una visita ogni sei, otto settimane, e in questa stagione vale la pena non sforare: una spuntatina regolare tiene la sagoma ordinata anche quando l’umidità fa la sua parte.