Celestino V, una scelta difficile

Celestino V, una scelta difficile

“Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto, | vidi e conobbi l’ombra di colui | che fece per viltade il gran rifiuto.”

(Dante, Inferno III, 58/60).

Pietro Angelerio, poi Papa Celestino V, nacque tra il 1209 e il 1215 in Molise, probabilmente a Isernia o a Sant’Angelo Limosano.

Penultimo di dodici figli di una famiglia di origini contadine, in età giovanile passò un breve periodo nel monastero benedettino di Santa Maria in Faifoli, dove manifestò una notevole predisposizione alla solitudine e all’ascetismo, e nel 1239 si ritirò in una caverna isolata sopra Sulmona, sul Monte Morrone, e venne soprannominato Pietro del Morrone.

Pochi anni dopo si spostò a Roma, presso il Laterano, e qui prese i voti sacerdotali poi, tornato agli inizi degli anni Quaranta sul monte Morrone, presso la chiesa di Santa Maria di Segezzano, vi rimase fino al 1246, quando si rifugiò sui monti della Maiella, in Abruzzo, in un luogo praticamente inaccessibile.

Dopo avere fondato una congregazione ecclesiastica denominata dei frati di Pietro da Morrone, riconosciuta da Papa Gregorio X come ramo dei benedettini e avente come sede l’Eremo di Sant’Onofrio al Morrone, Pietro nel 1273 si recò, in pieno inverno, a Lione, in Francia, dove stavano per cominciare i lavori del Concilio di Lione II deciso da Gregorio X.

Lo scopo di Pietro era quello di impedire che il suo ordine monastico venisse soppresso, obiettivo poi raggiunto, grazie alla fama di santità che lo circondava.

Il 4 aprile 1292 morì Papa Niccolò IV, e poco dopo si riunì il conclave per l’elezione del nuovo pontefice ma, per il numero ridotto di porporati, nessun candidato ebbe i voti necessari per diventare papa.

Un’epidemia di peste allungò ulteriormente i tempi, e nel 1294 la Chiesa si ritrovò ancora senza guida: è a questo punto che Pietro minacciò gravi castighi in assenza di decisioni da Roma, in una profezia spedita al Cardinale Decano Latino Malabranca che la fece giungere agli altri cardinali.

Il Cardinale Decano propose, dunque, che il nuovo pontefice fosse proprio il monaco eremita, molto apprezzato in tutta Europa dai diversi regnanti.

Il Sacro Collegio inizialmente fu restio a eleggere un non porporato, infatti, solo il 5 luglio del 1924 che il Conclave nominò, dopo ventisette mesi dalla morte di Niccolò IV, Pietro Angelerio del Morrone come nuovo papa.

Pietro ebbe la notizia dell’elezione da tre ecclesiastici, saliti appositamente sul monte Morrone per dargli l’annuncio, poi venne raggiunto da Carlo II d’Angiò, che non appena appresa la notizia era partito da Napoli per andare da lui.

Scortato dal corteo reale e in sella a un asino che lo stesso re teneva per le briglie, Pietro si recò all’Aquila, città in cui il Sacro Collegio fu convocato, e il 29 agosto 1294 venne incoronato con il nome di Celestino V nella chiesa di Santa Maria di Collemaggio.

Tra i suoi primi atti da pontefice ci fu l’emissione della Bolla del Perdono, che concedeva l’indulgenza plenaria a tutti coloro che dopo essersi pentiti dei propri peccati e confessati si fossero recati, dai vespri del 28 agosto al tramonto del giorno successivo, nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio all’Aquila.

Celestino V si affidò a Carlo d’Angiò, nominato maresciallo del futuro Conclave, e ratificò il trattato tra il re e Giacomo d’Aragona, attraverso cui si decretò che alla morte di Giacomo la Sicilia tornasse in mano agli angioini.

Sempre ascoltando i consigli del monarca angioino, il papa decise di trasferire dall’Aquila a Napoli la sede della Curia, e stabilì la propria residenza in Castel Nuovo, dove soggiornava in una piccola e spoglia stanza dove non di rado si ritirava in preghiera.

Nel corso delle sue meditazioni, tuttavia, Pietro giunse alla decisione di abbandonare il soglio pontificio, complici le difficoltà incontrate nell’amministrazione della Chiesa.

Il 13 dicembre 1294 Papa Celestino V lesse la rinuncia all’ufficio di romano pontefice.

Pochi giorni dopo la rinuncia di Celestino V, il nuovo papa Bonifacio VIII ordinò di controllare Pietro, per evitare che fosse rapito dai suoi nemici.

L’anziano monaco, venuto a saperlo, provò a scappare verso Oriente e, dopo aver fatto tappa sul Morrone, raggiunse Vieste per imbarcarsi in direzione della Grecia.

Venne però raggiunto a Santa Maria di Merino il 16 maggio 1295 e rinchiuso nella rocca di Fumone, in Ciociaria, di proprietà dei Caetani, dove morì il 19 maggio 1296, ormai stremato.

Il coraggioso sacerdote fu canonizzato il 5 maggio 1313 da papa Clemente V, a seguito di sollecitazione da parte del re di Francia Filippo il Bello, e la sua memoria cade il 19 maggio.

Il grande scrittore abruzzese Ignazio Silone alla vita di Celestino V dedicò il dramma L’avventura di un povero cristiano.

Paola Montonati

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