27 Gennaio 2026

Una riflessione sull’assenza di celebrazioni istituzionali e il peso politico dell’oblio nei comuni italiani nel 2026.

Il 27 gennaio 2026 non è stata solo una data, ma l’ottantunesimo anniversario della liberazione di Auschwitz. Eppure, in diversi comuni italiani, le luci delle sale consiliari sono rimaste spente e le piazze mute.

Se molti centri hanno risposto con forza all’ondata di antisemitismo, colpisce il silenzio assordante di chi ha semplicemente “dimenticato” di esserci. Questa assenza pesa come un macigno sulla coscienza civile del nostro Paese.

La Legge 211/2000 istituisce il Giorno della Memoria come un impegno solenne della Repubblica, non come un invito facoltativo. Non celebrare significa ignorare le leggi razziali del 1938 e il sacrificio dei deportati.

In un momento in cui i testimoni diretti scompaiono, la responsabilità del ricordo ricade interamente sulle amministrazioni.

Dimenticare la Shoah o derubricarla a evento secondario è un errore che trasforma l’orrore in indifferenza. Un comune che non commemora priva i propri cittadini degli strumenti critici per riconoscere l’odio.

Questo silenzio è un segnale di distacco dai valori repubblicani e una ferita aperta nella comunità.

Esistono poi territori che portano addosso ferite gravi, luoghi dove si sono consumate atroci barbarie e azioni crudeli. Questi comuni dovrebbero essere perennemente in prima fila, a testa alta, nell’organizzare ogni commemorazione.

Essere stati teatro di tragedie impone il dovere morale di trasformare quel dolore in testimonianza instancabile.

Organizzare un evento o pubblicare un messaggio sui canali social istituzionali è un’operazione che non costa nulla. Proprio per questo, la dimenticanza assume un peso morale ancora più grave.

Non è una questione di budget, ma di volontà istituzionale e di rispetto per la storia cruenta locale.

Ignorare questa ricorrenza significa non condividere i messaggi di tolleranza e ignorare le precise disposizioni istituzionali. Un’amministrazione che non trova il tempo per un pensiero pubblico dimostra di non avere a cuore la propria cittadinanza.

Si tradisce così il ruolo di guida culturale che ogni sindaco dovrebbe rappresentare.

Il rischio per questi centri è di restare “marchiati” come comuni smemorati o, peggio, totalmente indifferenti al passato. Il silenzio è una scelta rumorosa che isola il comune dal territorio nazionale.

Questa distrazione diventa una macchia indelebile sulla reputazione e sulla dignità della comunità locale.

Guardando al futuro prossimo, il 10 febbraio 2026 si celebrerà il Giorno del Ricordo.

L’auspicio è che, dopo il vuoto di gennaio, almeno questa data venga propriamente “Ricordata” dalle istituzioni.

La memoria non può essere selettiva né soggetta a dimenticanze dettate dalla pigrizia comunicativa.

Fonti:

Governo Italiano – Presidenza del Consiglio: Giorno della Memoria

Osservatorio Diritti – Giorno della Memoria 2026

ANCI – Il ruolo dei Comuni nella Memoria

Legge 30 marzo 2004, n. 92 – Istituzione del Giorno del Ricordo