La Visitazione, quando Maria andò da Elisabetta

La Visitazione, quando Maria andò da Elisabetta

Il 31 maggio è il giorno della Visitazione, raccontata nel vangelo di Luca, che fa parte della storia dell’Annuncio a Maria della nascita di Gesù…

Secondo il Vangelo, dopo l’annuncio dell’Angelo, Maria si mise in viaggio per visitare la cugina Elisabetta e prestarle servizio.

Aggregandosi a una carovana di pellegrini che si recano a Gerusalemme, Maria attraversò la Samaria e raggiunse Ain-Karim, in Giudea, dove abitava la famiglia di Zaccaria.

La presenza di Gesù nel corpo di Maria fu un motivo di grandissima gioia per Elisabetta che, come ispirata, capì subito i grandi misteri della giovane cugina, nel suo ruolo di Madre di Dio e la sua fede nella parola divina.

Maria rimase presso Elisabetta fino alla nascita di Giovanni Battista, attendendo poi otto giorni per il rito dell’imposizione del nome.

Come per tante altre feste mariane, anche questa della Visitazione ha le sue origini nell’oriente bizantino.
Originariamente, infatti, più che una festa con riferimento al vangelo di Luca, era una memoria conosciuta con diversi nomi, risalenti a una reliquia, il maphorion o omophorion, cioè il manto o velo o veste della Vergine, usato per coprirsi il capo e le spalle, che i patrizi Galbios e Candidos portarono a Costantinopoli da Gerusalemme nel 472, custodito nel santuario di Blacherne a Costantinopoli, dedicato alla Madonna.

L’Imperatore Leone I e la regina Verina fecero costruire, accanto al santuario, una cappella a pianta centrale, chiamata la Santa Soros, per la reliquia del maphorion, la cui dedicazione avvenne il 2 luglio 473.

La festa divenne poi nota anche con il nome di Madre di Dio del segno o Platitera, e l’immagine riproduceva un tema caro all’arte bizantina, cioè la rappresentazione della Madonna in posizione frontale, con le braccia sollevate in segno di preghiera, e con l’immagine del bambino Gesù in un tondo al centro del ventre.

Il soggetto richiamava chiaramente il mistero dell’Incarnazione del Verbo e, quindi, l’evento dell’Annunciazione, con la mediazione della grazia, come dimostrava la visita alla cugina Elisabetta.

Durante l’incursione degli Avari del 5 giugno 619, la reliquia fu custodita in un luogo sicuro; e il 2 luglio dello stesso anno venne restituita al santuario in forma solenne.

Cosi nacque la tradizione del 2 luglio come data della festa, che si era diffusa anche nell’Occidente intorno al XII secolo, con il titolo di Madonna delle grazie e, nell’ambito della ricerca teologica, fu un oggetto di studio.

La diffusione della festa della Visitazione ebbe un forte incremento dal 1263 in poi, quando il Ministro generale dell’Ordine dei Frati Minori, Bonaventura da Bagnoregio, nel Capitolo generale di Pisa la estese a tutti i conventi dell’Ordine francescano, insieme alla celebrazione dell’Immacolata Concezione.

Nel 1389, Urbano VI fissò la data della festa al 2 luglio nel calendario liturgico, e nell’anno giubilare del 1390, Bonifacio IX, con la bolla Superni benignitas Conditoris, ne decretò la celebrazione a tutta la Chiesa occidentale, diventata poi effettiva dopo lo scisma d’occidente, con la conferma da parte del Concilio di Basilea del 1441.

Titolo e data rimasero inalterati fino alla riforma liturgica del Vaticano II, quando nel nuovo Calendarium Romanum del 14 febbraio 1969, voluto da Paolo VI, divenne la memoria della Visitazione della Vergine Maria, che cade il 31 maggio, come ideale coronamento del mese che la devozione popolare consacra al culto della Vergine.

Paola Montonati

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