Cover newsletter Olgiati 2

L’autunno della collezione Olgiati è legato alla ricerca sulla materia, indagata nelle sue molteplici modalità espressive. 

Prampolini Burri. Della Materia è il titolo del percorso che dal 21 settembre all’11 gennaio vedrà a Lugano i due artisti protagonisti di un progetto allestito da Mario Botta, a cura di Gabriella Belli e Bruno Corà, organizzato in collaborazione con la Fondazione Burri di Città di Castello.

Dalle opere futuriste e polimateriche di Enrico Prampolini a quelle potenti di Alberto Burri, i 50 capolavori che saranno esposti provengono da prestigiose collezioni pubbliche e private internazionali.

Se Prampolini sperimenta già nel 1914 le potenzialità del polimaterismo, Burri, che rappresenta nella mostra la seconda metà del XX secolo, propone la materia nella chiave poetica più radicale.

Le vie intraprese da Prampolini e Burri, con traiettorie e significati concettualmente diversi, mostrano strade possibili, certo non le uniche, ma sicuramente le più rischiose, quelle che, rinunciando alla pittura intesa come puro medium di secolare tradizione, si affidano a tutt’altro, ritagliare e incollare, utilizzare plastiche, sacchi, muffe e bruciare, aggiungere oggetti, e molto altro ancora.

Una rivoluzione linguistica che diverrà, come è noto, nell’opera di Burri, norma e stile internazionale, con un primato europeo su cui vale la pena riflettere.

Ad accogliere l’indagine sulle due distinte visioni della materia di Prampolini e Burri sarà uno spazio espositivo, concepito per l’occasione da Mario Botta in due momenti successivi e separati, attraverso scelte cromatiche antitetiche con  pareti bianche per accogliere le opere di Prampolini, completamente nere per lavori di Burri.

Tra le creazioni di Prampolini in mostra a Lugano ci saranno  Intervista con la materia, autentico manifesto del 1930 che inaugura la fase più sentitamente visionaria e cosmica della sua produzione, Metamorfosi inedite delle forme si aprono in opere come Venere meccanica, 1930, o il magnifico Geometria aerodinamica, 1934-1935, mentre Forme forze nello spazio del 1932 è una potente raffigurazione di mondi alieni dominati dalla geometria tra nuove forze psichiche di forme organiche.

Gli ultimi quadri polimaterici in mostra a Lugano risalgono agli anni Cinquanta, come Composizione astratta CR, 1954.

Con le sue concezioni intuitive, Burri fu lontano dalle teorizzazioni di Prampolini e a Lugano ci saranno  diverse opere, dai cicli dei primi anni, alle Composizioni, ai Catrami degli anni 1948-1950 fino ai Sacchi, capolavori che portano l’arte del maestro verso una definitiva dimensione materica.
Dopo le sperimentazioni con i materiali più diversi  l’artista fa ricorso al fuoco nell’azione formatrice dell’opera, come in Plastica e Rosso Plastica, esiti di un intervento compiuto dall’artista con in pugno l’erogatore di fiamma sulla tela, sulla plastica e il vinavil o sull’alluminio, mentre aggredisce e apre varchi, brucia zone centrali e orli, rivelando un territorio materico ignoto.

Ma è attraverso i Cretti che Burri passa all’elaborazione di terra, aria e acqua we una nuova manifestazione di spazialità materica si manifesta nelle opere degli anni Settanta, come Bianco Nero Cretto, 1972, o nel Bianco Cretto C1, 1973.

Chiudono il percorso i lavori in cellotex degli anni Ottanta e Novanta, come Cellotex, 1980, e Nero e Oro, 1993, per visualizzare le dimensioni del silenzio, del buio, del vuoto, del pieno e dell’assenza, tutte nuove coordinate estetiche che influenzeranno alcune delle ricerche successive più avanzate.

La mostra, a ingresso gratuito, si potrà visitare da giovedì a domenica dalle 11 alle 18.