Verso Tokyo 2021: Il kabuki

Verso Tokyo 2021: Il kabuki

Il Kabuki, una delle grandi forme del teatro giapponese, è la sola che sin dalle origini abbia dimostrato di adattarsi all’evoluzione della società.

La sua storia cominciò a Kyoto all’inizio del XVII secolo ed è connessa col nome della danzatrice Izumo no Okuni, che ideò un nuovo tipo di spettacolo costituito da danze-pantomime, eseguite da sole donne, noto come l’onna kabuki (kabuki delle donne) che immediatamente si diffuse a Osaka ed Edo, ma che nel 1629 fu soppresso.

Così le donne furono sostituite con ragazzi molto giovani ed era lo wakashu kabuki (kabuki dei giovani), che fu la causa di un nuovo scandalo e di una proibizione nel 1652 per istigazione all’omosessualità.
Intervennero allora alcuni gruppi di attori del teatro No e Kyogen in rottura con l’aristocraticizzazione delle due forme e con spettacoli meno scabrosi, dove i ruoli femminili furono affidati a uomini, come lo yaro-kabuki (kabuki degli uomini) dal quale derivò una gamma di tipologie, di schemi di comportamento marcati individualmente dal make-up in modo inequivocabile.

Ben presto il kabuki indicò, per un gioco di omofonie, l’arte della danza e del canto.

I gusti e le tendenze culturali che differenziavano il tessuto sociale di Osaka da quello di Edo diedero luogo alla formazione di due stili e di due tecniche il wagoto, aderente ai reali problemi umani, e l’aragoto, che trasponeva sulle scene un mondo mitico-eroico, adatto all’élite burocratica di cui la città era sede.

Ma il kabuki mancava ancora di una sua drammaturgia specifica, affrancata da ogni influsso estraneo e fu Tsuruya Nanboku (1755-1829) a iniziarla, poi ci fu Kawatake Mokuami (1816-1893), col quale nacque il kizewamono (dramma sociale), un ulteriore sviluppo del sewamono.

Nel 1870, dopo l’apertura Meiji, per il kabuki cominciò un graduale movimento di riforma attraverso il shinkabuki o nuovo kabuki.

Nel corso dell’era Edo furono scritti centinaia di copioni per il teatro Kabuki, come la storia dei quarantasette samurai intitolato Kanadehon Chūshinguram, che s’ispira a un incidente realmente accaduto nel XVIII secolo.

Il signore di Satsuma, Asano Takumi no Kami, commise seppuku per aver osato aggredire il samurai di alto rango Kira no Yoshinaka e i quarantasette uomini al servizio del defunto Asano, allora, tagliarono la testa di Kira e la depositarono sulla tomba dell’ex padrone, ma alla fine furono costretti a commettere il suicidio rituale.

Un’altra opera molto famosa è Suicidi d’amore a Sonezaki, scritta dal più grande drammaturgo giapponese della storia, Chikamatsu Monzaemon, sull’infelice storia d’amore fra due giovani, il mercante orfano di padre Tokubei e la cortigiana Ohatsu.

Nonostante Tokubei sia follemente innamorato di Ohatsu, viene costretto dallo zio a sposare la cugina e a continuare gli affari di famiglia.

A questo punto, i due innamorati capiscono che l’unico modo per rimanere insieme è togliersi la vita.

Paola Montonati

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