Orta San Giulio borgo più bello d’Italia per gli inglesi. Parte #2

Ma perché questo borgo, piccolo, antico, particolare ha attirato l’attenzione del quotidiano inglese The Telegraph che l’ha definito il più bello d’Italia?

Ne abbiamo raccontato la storia, citato i suoi illustri ospiti, ora ne raccontiamo l’atmosfera.

Una delle caratteristiche di Orta, considerata un vero e proprio museo a cielo  aperto, sono i suoi silenzi, che si possono sentire nelle vie storiche stradine spesso lastricate di ciottoli.

Percorrendo, la cosiddetta “Via del silenzio e della meditazione” che taglia l’isoletta, è come un viaggio nel medioevo dove spicca la Basilica di San Giulio col suo campanile, ricostruita più volte fra il IX e l’XI secolo nello spazio su cui venne eretta la prima chiesa, e che subì diverse distruzioni e trasformazioni nei decenni in cui si susseguivano dominazioni e conquiste.

Una basilica esempio di arte romanica, che contiene al suo interno splendidi affreschi e decorazioni.

Piazza Motta, incastonata tra diversi palazzi signorili e da ippocastani, qui si trova uno dei palazzi più belli, il Palazzo della Comunità o del Broletto, della fine del ‘500, con i suoi portici al piano terra, con una scalinata che al primo piano conduce a quel salone che una volta era sede del Consiglio legislativo del Feudo della Comunità della Riviera, e che al suo esterno conserva ancora degli affreschi parzialmente visibili.

Il percorso che porta al Sacro Monte di Orta (Patrimonio dell’Unesco), che sale fra i boschi della Riserva Naturale, realizzato durante il periodo della Controriforma e dedicato a San Francesco d’Assisi, composto da venti cappelle tutte affrescate tra il XVI e il XVIII secolo, che culminano sulla vetta del Monte con l’antichissima Chiesa di San Nicola di Mira, da dove si apre una terrazza belvedere da cui si può ammirare un panorama mozzafiato.

Luogo da visitare il Monastero “Mater Ecclesiae” dove nel 1973 s’insediarono le monache Benedettine provenienti dall’Abbazia di Viboldone (Mi), che applicano, la vita di clausura, ispirata principalmente alla preghiera, al lavoro, all’obbedienza, alla povertà, all’umiltà. Attualmente sono oltre 70 le monache presenti, contro le 6 del progetto iniziale degli anni 70′.

Nel Monastero infatti vengono svolte ricerche e studi su testi antichi, traduzioni, elaborati scritti e pubblicazioni a sussidio della Lecito Divina e inoltre vi si svolge un’importante attività che trae origine da un attrezzato laboratorio di restauro di tessuti antichi (arredi, vesti sacre, arazzi, ecc.) che si contraddistingue, non solo per la professionalità del restauro, ma anche per gli studi e le ricerche in tale campo.

Nel Monastero viene dato spazio all’ospitalità in applicazione della Regola di san Benedetto. Potersi ritirare, anche per breve tempo, in questo luogo appartato e vivere un’esperienza di preghiera lontana dalla frenesia e dai problemi della quotidianità può già essere motivo di ristoro dello spirito e un’esperienza unica.

Riccardo Reina

Per info scrivere a: redazione@personalreporternews.it
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