Il torrione di Castelnuovo Scrivia

Una torre che al primo sguardo ti chiedi come stia su, poi subito ti colpisce l’insieme, qualcosa di così diverso dal solito…

Era una domenica di primavera e percorrendo una strada inusuale, a destra mi ha colpito una torre.

Una torre diversa, particolare, senza un castello o una fortezza, sola.

È stato impossibile non fermarsi, girare l’auto e andare a vedere.

Una torre all’interno di una cascina, l’ho guardata da fuori, senza entrare nel cortile interno, l’ho guardata davvero con stupore, con meraviglia, come faceva a star su?

La prima impressione è stata di una costruzione fatta in tempi diversi, e non su un unico progetto, ammesso che ci fosse un progetto, sembrava costruita a casaccio, un po’ barcollante, ma bella e interessante.

Come non fare qualche ricerca?

La torre, altissima, sghemba e spigolosa, che sembra uscita dalle fantasie di Gaudi e Coppedè, si trova presso l’autostrada A 21 nei pressi dell’autogrill di Castelnuovo ed è detta la casa delle streghe.

E, da buona casa stregata, sembra che appaia e scompaia nel paesaggio, rendendola davvero difficile da raggiungere.

La storia di quella strana costruzione, una torre alta 34 metri, inizia dalla sua costruzione datata 1910, voluta dal proprietario, Anselmo, ingegnere ferroviario e membro della famiglia Gobba, noti e stimati banchieri della zona tra Vercelli e Tortona.

La grande cascina dove si trova risale al Seicento, ed era detta cascina Torrione, ma allora non aveva nessuna torre, cosi il Gobba, spinto dalla curiosità, decise di rendere quel nomignolo reale, in un periodo dove il gotico dominava nell’arte europea e italiana.

Il progetto della torre fu di Vencelslao Borzani, uno dei più noti e stimati architetti genovesi del primo Novecento, molto attivo in Piemonte e Lombardia.

La figlia di Anselmo Gobba, Fernanda, detta “La sposa del Torrione”, nel 1905, a Tortona, sposò Ugo Ojetti, una delle più note autorità editoriali e letterarie italiane del periodo tra le due guerre, che lanciò Indro Montanelli con la recensione entusiasta, sul Corriere della Sera, del suo diario africano XX battaglione eritreo.

Si dice che Ojetti volesse trasformare la torre in un grande centro culturale, ma alla fine preferì una proprietà che si trovava in Toscana e cosi la cascina fu venduta alla famiglia Rangone.

Durante la guerra la torre divenne un quartier generale dei tedeschi e i prigionieri venivano tenuti nelle stanze più alte.

Oggi la torre è chiusa al pubblico, poiché la Cascina Torrione è ancora di proprietà della famiglia Rangone.

Una grondaia a forma di drago s’intravede ai piedi della torre, mentre il piano terra è colmo di cianfrusaglie e la scala sale con un percorso in parte interno e in parte esterno, come le spire di un serpente che si muovono in una spirale e, presso un tratto di scala verso i primi piani, si nota che una testa di leone si è staccata dalla statua, mentre altre statue di leoni in pietra sono rimaste intatte.

Le stanze dei piani alti, oggi del tutto spoglie, sono ricche di dipinti e decorazioni con il filo conduttore dei leoni e della stella di David, a ricordare le radici ebraiche di quella zona tra la Lombardia e il Piemonte.

Una storia di oltre cento anni, che ancora oggi parla nel grande silenzio della campagna piemontese, a pochi passi dalle colline.

Riccardo Reina

Per info scrivere a: redazione@personalreporternews.it
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