Una donna che ebbe la forza di cercare se stessa…

Golda Meir nacque a Kiev, nell’impero russo, l’3 maggio 1898 da una famiglia ebrea estremamente modesta e divenne una  testimone del violento antisemitismo che, attraverso i pogrom, caratterizzava la vita delle comunità ebraiche in Russia.

Nel 1903 si trasferì con la famiglia a Pinsk, in Bielorussia, dove, a soli cinque anni, partecipò alle manifestazioni di protesta contro un pogrom particolarmente violento.

Tre anni più tardi la famiglia raggiunse gli Stati Uniti, dove il padre si era in precedenza recato per preparare il loro trasferimento,  e si stabilirono a Milwaukee, nel Wisconsin.

A quattordici anni, dopo un litigio in famiglia, Golda lasciò la casa dei genitori e si trasferì dalla sorella a Denver, in Colorado, dove si organizzavano dei dibattiti culturali con giovani studenti ebrei, su argomenti di carattere letterario, sul femminismo, sul pensiero sionista.

Durante la permanenza a Denver, la Meir conobbe Morris Meyerson che il 24 dicembre 1917 divenne  suo marito, si laureò alla Milwaukee Normal School e, nel suo ruolo di insegnante, lavorò in una scuola yiddish.

Si fece notare per il suo impegno politico nel gruppo sionista laburista e nel 1918 partecipò al Congresso degli Ebrei Americani in qualità di delegata rappresentante di Milwaukee.

Nel 1921 la coppia lasciò l’America per trasferirsi in Palestina e, dopo un viaggio in nave che li portò a toccare anche l’Italia, arrivarono a Tel Aviv e si stabilirono  in un Kibbutz.

Dopo tre anni, a causa della nascita del figlio Menahem e di una malattia di Morris, la famiglia si spostò a Gerusalemme, dove Golda fu  assunta come tesoriera in una delle più importanti organizzazioni economiche israeliane.

A partire dal 1928 ricoprì la carica di segretaria dell’Unione Donne Lavoratrici e, l’anno successivo, aderì  al partito Mapai, che più tardi confluì nel Partito Laburista di Israele.

Dopo la seconda guerra mondiale, il 14 maggio 1948 fu proclamata la nascita dello Stato di Israele e la Meir divenne  membro del Consiglio Provvisorio di Stato e una dei firmatari della Dichiarazione di Indipendenza, una delle due sole donne su ventiquattro firmatari.

Ambasciatrice di Israele presso Mosca prima, e membro del Knesset poi, agì sempre in stretto contatto con Ben-Gurion, il fondatore dello Stato di Israele nonché il Primo Ministro per risolvere i problemi di sicurezza sociale che affrontano i nuovi coloni israeliani e cercare di superarli attraverso l’assegnazione di case e di posti di lavoro.

Nel 1949 Golda perse il marito e  nel 1956 fu  nominata Ministro degli Esteri,  avviando una politica di costruzione del paese attraverso una massiccia immigrazione degli ebrei sparsi per il mondo verso la terra Santa.

Golda nel 1963, dopo che le fu diagnosticato un linfoma, si ritirò dalla scena politica, ma dopo poco all’interno del partito ci furono lotte e malumori.

Così la Meir, nonostante la malattia, poco prima del suo settantunesimo compleanno fu eletta Presidente del Partito Laburista ed il 17 marzo 1969 venne  nominata Primo Ministro di Israele, prima donna nella storia a ricoprire tale carica ed ebbe ottimi rapporti con gli Stati Uniti incoraggiando fortemente l’immigrazione della comunità ebraica americana nella terra di Israele.

Nel 1972, durante lo svolgimento delle Olimpiadi a Monaco di Baviera, un commando di palestinesi irruppe nell’hotel destinato agli israeliani e prese in ostaggio la delegazione degli atleti rivendicando la liberazione di alcuni prigionieri politici palestinesi.

Il ricatto non fece presa sul governo Meir e, seguendo  la linea della fermezza, dopo un improvvisato blitz ad opera della polizia tedesca, tutti gli ostaggi ed otto terroristi morirono, dando inizio a una vasta opera di repressione verso i palestinesi.

Dopo alcuni mesi Israele subì un attacco militare da parte di Egitto e Siria ma, grazie all’aiuto degli Stati Uniti, il governo Meir vinse il conflitto e Golda, a settantasei anni, decise di lasciare la politica attiva.

Golda Meir morì a Gerusalemme l’8 dicembre 1978.

Rimane un’icona della storia del secondo dopoguerra.