Arlecchino, folletto del Carnevale

Arlecchino, folletto del Carnevale
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La maschera di Arlecchino è una delle più famose e amate della Commedia dell’Arte e, con il suo costume colorato, è uno dei simboli del Carnevale.

Per com’è nota oggi, deriva dalla contaminazione di due tradizioni differenti: quella dello Zanni bergamasco e quella dei personaggi farseschi della tradizione popolare francese.

Nella storia del teatro Arlecchino nacque attorno alla metà del Cinquecento grazie all’attore bergamasco Alberto Naselli, conosciuto come Zan Ganassa, che portò la commedia dell’arte in Spagna e in Francia.

Tuttavia, prima di apparire in teatro la storia del personaggio si era già diffusa nella tradizione popolare, ed era legata in qualche modo alla ritualità agricola.

Il nome di Arlecchino è infatti lo stesso di un demonio sotterraneo conosciuto già agli inizi del secondo millenni, con riferimento all’Alichino dantesco, che appare nell’Inferno come membro dei Malebranche, gruppo di diavoli che ghermiscono i dannati della bolgia dei barattieri.

Se la tradizione è antica, il nome deriva da un termine di origine germanica, derivante da Hölle König, ovvero re dell’inferno, traslato col tempo in Helleking e poi in Harlequin.

Questo demone entrò nel mondo della Commedia dell’Arte prendendo l’eredità degli Zanni, personaggi comici dell’antico teatro romano, con uno spirito inizialmente arguto, ma la maggior parte delle volte viene visto come uno sciocco.

A teatro il personaggio di Arlecchino entra al tempo dei saltimbanchi ereditando da Zanni la maschera demoniaca e la tunica larga del contadino di origini venete-bergamasche.

Il primo attore che legò il suo nome ad Arlecchino fu Tristano Martinelli, il cui costume era una tunica larga con tanto bianco e solo poche pezze colorate qua e là.

Altri attori che hanno legato il loro nome a quello di Arlecchino sono stati Drusiano Martinelli, fratello di Tristano, Dominique Biancolelli, Evaristo Gherarsi, Tommaso VIsentini e soprattutto Antonio Sacco, l’ultimo Arlecchino della Commedia dell’Arte.

Ciò che maggiormente contraddistingue la maschera bergamasca nell’immaginario collettivo è il suo costume, composto da una maschera nera e un vestito fatto di losanghe multicolori.

Sull’origine di quest’abbigliamento, si narra a Bergamo una leggenda, che racconta come Arlecchino fosse un bambino nato in una famiglia molto povera.

In occasione del Carnevale la maestra scelse di organizzare una festa, ma il piccolo non poteva parteciparvi perché non aveva la possibilità di comprare un costume adeguato e, per aiutarlo, i compagni di scuola portarono alla madre di Arlecchino un pezzetto di stoffa del proprio vestito. Dall’unione di questi pezzetti venne fuori il costume multicolore diventato oggi un simbolo stesso del Carnevale.

Riccardo Reina

Per info scrivere a: redazione@personalreporternews.it

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