Crans

Nonostante una strage che ha colpito sette nazioni, la diplomazia europea resta immobile di fronte a sospetti di manomissioni e sparizione di prove.

Il bilancio della tragedia al bar Le Constellation è salito ufficialmente a 41 vittime lo scorso 1° febbraio 2026.

L’ultimo decesso riguarda un diciottenne svizzero, Alexis Bollag, spirato all’ospedale di Zurigo dopo un mese di agonia.

La strage ha colpito giovani di sette diverse nazioni, ma non sembra aver scosso le coscienze istituzionali di mezza Europa.

Ecco il dettaglio ufficiale delle nazionalità dei deceduti:

  • Svizzera: 23 vittime (incluso un cittadino con doppia nazionalità franco-svizzera).

  • Francia: 8 vittime (alcune fonti ne riportano 9 includendo i doppi passaporti).

  • Italia: 6 vittime (tutti adolescenti tra i 15 e i 17 anni).

  • Belgio, Portogallo, Romania, Turchia: 1 vittima ciascuno.

Il fronte dei feriti conta circa 116 persone, di cui 44 ancora ricoverate in centri specializzati per grandi ustionati. Oltre ai 68 svizzeri e ai 23 francesi, si contano 11 italiani, 4 serbi, 2 polacchi e singoli cittadini di altre nazioni.

Tra questi figurano feriti provenienti da Australia, Filippine, Congo, Lussemburgo e Repubblica Ceca.

Un punto centrale dell’inchiesta riguarda i proprietari del locale, Jacques Moretti e la moglie Jessica Maric. Entrambi sono di nazionalità francese, originari della Corsica, sebbene residenti nel Vallese da circa quindici anni.

Jacques Moretti ha precedenti penali in Francia per sequestro di persona e truffa risalenti al 2005 e 2008.

Nonostante l’alto numero di vittime transalpine, la Francia ha adottato una linea di totale indifferenza investigativa. Mentre Roma ha chiesto ufficialmente una Squadra Investigativa Comune (SIC), Parigi ha aperto solo un fascicolo di accompagnamento.

La procura parigina ha precisato che la competenza resta svizzera, limitandosi a offrire supporto legale alle famiglie.

Questa cautela francese solleva interrogativi, dato che Moretti è un cittadino francese con un passato giudiziario nel suo Paese d’origine.

L’Italia resta l’unica voce a denunciare apertamente la mancanza di misure cautelari e l’assenza di controlli antincendio. Al momento, non risulta che la richiesta di partecipazione attiva italiana sia stata accettata dal Ministero Pubblico del Vallese.

Agli inquirenti italiani è stato concesso esclusivamente il diritto di accesso agli atti giudiziari già depositati. Questo significa che la Procura di Roma può visionare i documenti, ma non può intervenire direttamente nei rilievi tecnici.

La prima data utile per un incontro operativo tra le parti è stata fissata a oltre un mese dalla richiesta ufficiale.

L’inchiesta ruota attorno a una complessa rete di ipotesi di reato che spaziano dal piano tecnico a quello amministrativo. Si procede per omicidio colposo plurimo e incendio colposo, ma il fascicolo si sta rapidamente allargando.

Sotto la lente degli inquirenti ci sono le negligenze sistemiche nella gestione delle licenze del locale “Le Constellation”.

Emerge il sospetto di omissione di atti d’ufficio per i funzionari comunali che non hanno verificato i dispositivi di sicurezza. Il locale operava con una licenza da bar, ma era di fatto una discoteca senza le necessarie autorizzazioni antincendio.

Inoltre, si indaga per turbata libertà dell’industria in relazione alle modalità con cui sono state ottenute le concessioni edilizie.

Gravissimi i sospetti di inquinamento probatorio e manomissione delle prove verificatisi nelle ore successive al rogo. Si ipotizza la sparizione di documenti contabili e dei registri tecnici, oltre al possibile prosciugamento dei conti correnti.

Gli investigatori sospettano anche il danneggiamento di sistemi informatici per rendere illeggibili i dati della videosorveglianza.

La tragedia è stata amplificata dall’uso di materiali proibiti, come la schiuma in poliuretano, che ha generato fumi tossici. Le uscite di sicurezza sbarrate da catene configurano l’ipotesi di violazione delle norme antinfortunistiche con dolo eventuale.

Si valuta infine il reato di favoreggiamento per chi potrebbe aver aiutato i Moretti nell’occultamento di capitali e documenti.