Elton John, Rocketman per sempre

Elton John, Rocketman per sempre

Indimenticabile l’immagine di Elton John a Westminster per salutare Lady Diana. Il mondo, scosso dalla morte improvvisa della principessa, ascoltava attonito la sua voce e il suo pianoforte.

Timidissimo, inconsapevole e devastato da un terribile rapporto con il padre pilota della RAF, Reginald Kenneth Dwight, noto con lo pseudonimo di Elton John, nato a Londra il 25 marzo 1947, è uno dei musicisti più noti al mondo.

Dotato di una voce irripetibile e spontanea, Reginald imparò a suonare il pianoforte a 3 anni, a orecchio e a 11 anni vinse una borsa di studio che gli aprì le porte della prestigiosa Accademia Reale di Musica di Londra.

Mentre suonava in una band londinese, i Blueslogy, Reginald decise di adottare il nome d’arte con il quale si sarebbe imposto, traendo spunto da Elton Dean, sassofonista del gruppo, e da “Long” John Baldry, leader della formazione.

Fece il suo debutto alla fine degli anni Sessanta quando, affiancato dal paroliere Bernie Taupin, propose i singoli Lady Samantha e It’s me that you need, poi ripresa in Italia da Maurizio Vandelli con il titolo Era lei e fu salutato come quarto fenomeno rock dopo  Elvis Presley, Beatles e Bob Dylan.

Gli anni Settanta lo vedono arrivare al successo in uno stile glam-rock con brani come Your song, Tiny dancer, “Rocket man” “Daniel” e “Crocodile rock” e molte altre ancora. Nel 1974 collabora con l’amico John Lennon al suo album Walls and Bridges, esibendosi con lui Madison Square Garden, per quella che sarà l’ultima apparizione sul palco dell’ex beatle.

Fonda insieme al manager John Reid, una propria etichetta discografica, la Rocket Records, che metterà sotto contratto artisti come Cliff Richard, Neil Sedaka, Colin Blunstone, gli Hudson Brothers e Kiki Dee. Proprio con quest’ultima è la prima produzione della nuova etichetta, con il singolo Don’t Go Breaking My Heart. Un duetto di enorme successo in tutto il mondo. In questo periodo il successo degli spettacoli dal vivo di Elton John è da vera superstar raggiunge l’apice. Concerti sempre da sold-out, dove passa dal glam, al travestimento con cambi d’abito e di scena, sempre a ritmo di rock and roll. L’immagine eccessiva che accompagnava l’artista non rifletteva però la sua personalità, che era riservata fino all’esasperazione, e capace di liberarsi solo grazie alla musica. Durante i suoi concerti Elton si dimostrò in grado di unire il suo grande talento artistico a travestimenti inverosimili, invenzioni scenografiche e soprattutto alle celeberrime quanto stravaganti montature di occhiali, di cui è tuttora un collezionista.

Nel 1976 in un’intervista a Rolling Stone Elton dichiarò al mondo la propria bisessualità suscitando non poco scandalo, cominciando ad abusare pesantemente di alcol e di stupefacenti. Ne risentì anche la sua produzione il suo primo insuccesso commerciale fu nel 1978 con l’album A single man, e il tonfo si ripeté l’anno seguente con Victim of love. Nel mezzo si contano due singoli di successo come “Song for Guy” e  “Part-time Love”. Un po’ stanco di fare la rockstar, decide di dedicarsi all’altra sua passione il calcio, comprando la sua squadra del cuore il Watford, portandolo dalla quarta serie inglese alla First Division nella stagione 1982-83 cogliendo un secondo posto finale alle spalle del Liverpool. Nel 1979 è la prima rockstar occidentale a esibirsi in Unione Sovietica (oltre che in Israele), con due serie di concerti a Mosca e a Leningrado (attuale San Pietroburgo), riscuotendo un successo enorme, che gli darà nuova linfa. Del 13 settembre 1980 è invece il celebre concerto gratuito con band al Central Park di New York (Live in Central Park), durante il quale Elton John si presenta vestito anche da Paperino, davanti a un pubblico di circa 500.000 persone.

Gli anni Ottanta sono un susseguirsi di alti e bassi, con il ritorno alla collaborazione con Bernie Taupin. Il risultato è Too Low for Zero, album del 1983 che segna il ritorno a un grande successo di critica e di vendite: grazie a hits come I’m Still Standing. Il successivo lavoro viene alla luce un anno dopo ed è Breaking Hearts (1984), anche se non ne raggiunge il livello artistico del precedente ma ha dalla sua i singoli Sad Songs (Say So Much) e Passengers.

Nel 1985 partecipò al Live Aid, dove non mancò di complimentarsi con i Queen capitanati dal suo grande amico Freddie Mercury, E proprio con il bassista John Deacon e Roger Taylor batterista dei Queen che scrive e produce l’album Ice on Fire a fine 1985, lavoro che contiene la hit Nikita. Nel 1986, in seguito ad un’esportazione tumorale alla gola, la sua voce mutò radicalmente, ponendo fine per sempre al primo capitolo della sua lunga parabola artistica. Non totalmente riabilitato, decide comunque di intraprendere un tour che lo porta a suonare in Australia con la Melbourne Symphony Orchestra. Poi, superato un difficile periodo legato all’eccesso di droghe ritorna con Reg Strikes, un album Back, che lo riporta nelle posizioni alte delle classifiche. Inizia un lungo tour e si impegna a raccogliere fondi per la lotta al virus dell’HIV, costituendo la Elton John AIDS Foundation. Nel 1994 compone in collaborazione con Tim Rice la colonna sonora del fortunato film Disney. Il Re Leone. L’anno seguente è la volta di Made in England, un lavoro di ricerca, in bilico tra orchestrazioni e pezzi rock.

Nel 1997 canta e incide in memoria dell’amica Lady Diana, un vecchio classico rivisto e corretto per l’occasione, “Candle in the wind”; mentre l’anno successivo è nominato Sir e nel 1999 è di nuovo al lavoro con Tim Rice per una nuova colonna sonora, Aida. Seguono anni di rivisitazioni in chiave moderna dei suoi grandi classici.  E’ al centro di diverse collaborazioni, tra cui quelle con i Pet Shot Boys e gli Scissor Sisters, di cui è coautore del loro successo I don’t feel like dancin. Riscuote grande successo con il musical “Billy Elliot”, che nel 2009 conquista ben dieci Tony Awards. Il 2010 è l’anno di The Union, lavoro a quattro mani con il suo idolo giovanile Leon Russell, da trent’anni assente dalla grande ribalta: al progetto partecipano anche Taupin e, in veste di produttore, T-Bone Burnett, luminare della musica americana di matrice “roots”. Nel 2011 Elton John firma un contratto per esibirsi a Las Vegas per i successivi tre anni; nel frattempo scrive l’autobiografia “Love is the cure” e prepara un altro disco, sempre in collaborazione con il produttore T-Bone Burnett.

Nel 2017 esce Diamonds. L’anno dopo annuncia il suo tour di ritiro dalle scene e pubblica Revamp album di rivisitazioni di classici Nel 2019, in contemporanea con il farewell tour, esce il bio pic Rocketman, interpretato magistralmente da Targon Egerton e diretto da Dexter Fletcher. Pellicola, vincitrice del premio Oscar per la miglior canzone che proietta Elton John nuovamente in cima alle classifiche.

La carriera ormai ultracinquantennale di Elton John lo ha visto anche inscenare un finto matrimonio con una donna, riscuotere dal settimanale inglese The sun”un ingente risarcimento per calunnia, allestire un’asta nel 1988, ammettere di essere stato tossicodipendente, alcolista e bulimico disintossicandosi nel 1990, prendere parte al Freddie Mercury Tribute nel 1992, piangere la scomparsa dell’amico Versace, cantare ai funerali della Principessa Lady Diana Spencer una nuova versione del suo classico Candle in the wind, divenuta il singolo più venduto nella storia, ed essere  nominato Baronetto dalla Regina d’Inghilterra, oltre a dedicarsi alla beneficenza, in particolare alla sensibilizzazione nei confronti dell’Aids.

Nel 1997 l’Accademia Reale di Musica accolse Reginald Dwight come membro onorario, un simile privilegio era stato concesso in precedenza solo a Strauss, Liszt e Mendelssohn.

Il 21 dicembre 2005, primo giorno in Inghilterra per le registrazioni delle unioni di partenariato civile, il mondo dello spettacolo ha festeggiato l’unione di Elton John con il suo compagno David Furnish.

Paola Montonati

Per info scrivere a: redazione@personalreporternews.it

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