Eric Clapton, la chitarra e la sua slowhand

Eric Clapton, la chitarra e la sua slowhand

Verso la metà degli anni Settanta sui muri di Londra, comparvero scritte che riportavano “Clapton is God”, in onore di questo talento assoluto della chitarra elettrica, capace come pochi altri di trasmettere feeling ed emozioni dalla sua sei corde.

Eric Patrick Clapton nacque il 30 marzo 1945 a Ripley, nel Surrey, furono i nonni, con cui viveva a regalargli a quattordici anni la prima chitarra. Subito catturato dal nuovo strumento, fra l’altro elettrificato solo da qualche anno, iniziò a riprodurre nota per nota i 78 giri di blues che circolano per casa e nel 1963 entra nel suo primo gruppo, i Roosters. Pochi mesi dopo si unì a Casey Jones And The Engineers e poi agli Yardbirds, che lo arruolarono al posto di Top Topham.

Nel 1964, conosce e stringe una profonda e duratura amicizia, con un altro chitarrista, talentuoso quanto lui, che al momento era al top. George Harrison dei Beatles, amicizia che avrà risvolti lavorativi e sentimentali, con  George che collabora in Badge dei Cream e poi vedrà nel 1968 l’inclusione proprio di Clapton, in uno dei capolavori di Fab, While my guitar gently weeps, scritta proprio da Harrison e suonata da slowhand nei passaggi da solista. Per i risvolti sentimentali vedrà poi Clapton negli anni ad invaghirsi e sposare poi la moglie di Harrison, Patty Boyd, per cui scriverà due dei suoi capolavori, Layla e You are wonderful tonight.

Nei due anni che restò con il gruppo degli Yarbirds, guadagnò l’appellativo di Slowhand (manolenta) e approfondì il suono dei tre King, B.B, Freddie e Albert, come quello di Muddy Waters e Robert Johnson. Ovvero i padri del blues.

Nel 1965, dopo l’hit For your love con gli Yarbirds, che di lì a poco diventeranno i Led Zeppelin, fu chiamato da John Mayall nei Bluesbreakers, una proposta che Clapton accettò di corsa, attirato dall’interesse per il blues lontano dalle tentazioni pop in cui stavano cadendo le altre sue esperienze musicali.

Con John Mayall ci fu solo un album, ma la ricerca ansiosa dei compagni ideali lo spinse a formare i Cream con il batterista Ginger Baker e il bassista Jack Bruce, uno dei primi e più influenti supergruppi della storia del rock. Il successo fu enorme, ma forse non viene gestito al meglio dai tre che, travolti dal loro ego, si sciolsero nel 1968.

Nello stesso periodo, quando i Beatles sono ai ferri corti, sull’orlo degli scioglimento e Harrison abbandona il gruppo per qualche mese, Lennon vorrebbe chiamare proprio Clapton a sostituirlo. Non se ne farà poi nulla e nemmeno questo scalfirà l’amicizia tra Eric e George.

Di nuovo sul mercato con la sua Fender in spalla, Clapton entrò in un altro supergruppo, straordinario per tecnica e qualità, ma ancora più effimero per durata, quello dei Blind Faith al fianco di Steve Winwood, poi ci fu la Plastic Ono Band di John Lennon e la trasferta americana in tour con Delaney & Bonnie.

In realtà quello che passò alla storia come il suo primo album solista, Eric Clapton, pubblicato dalla Polydor nel 1970, risentì molto dell’esperienza con la coppia Bramlett, dato che Slowhand usava il loro gruppo e scrisse buona parte dei brani con Delaney Bramlett.

Nel novembre del 1970 esce Layla And Other Assorted Love Songs, pubblicato con Derek and the Dominos, dedicato a Patty Boyd, doppio album per quasi ottanta minuti di musica, forse il disco blues-rock per eccellenza. Considerato il capolavoro di Clapton, in collaborazione con musicisti di altissimo livello, su tutti Duane Allman, che da l’impronta a Layla, per uno dei lavori più importanti dell’intera storia del rock.

Se per Clapton le collaborazioni ed i gruppi cui partecipava aumentavano in modo vertiginoso, dovette anche intraprendere una dura battaglia contro l’eroina, un vizio che lo stava portando alla rovina, al punto di rimanere fermo per un paio di anni. Il 13 gennaio 1973 Pete Townshend e Steve Winwood organizzarono un concerto per riportarlo sul palco e nacque così l’album Eric Clapton’s Rainbow Concert, accolto tiepidamente dalla critica dell’epoca.

La carriera del chitarrista riprese, nonostante i problemi di droga non fossero del tutto accantonati. E proprio un brano dal titolo Cocaine, lo rilancia, un pezzo del 1976 dall’album Troubador del chitarrista americano J.J. Cale, che porta al top entrambi. Nascerà una collaborazione continua tra i due, che li vedrà andare anche in tournè assieme. Un’altra canzone di Cale, After midnight, diventa un grande successo di Clapton, passando da una versione più intima, soffice e sobria a una più rockeggiante. Arrivò per Eric un successo enorme, seguito da altri album memorabili come Backless del 1978, Another Ticket del 1981, Behind the sun del 1985, August del 1986 e Journeyman del 1989.

Nel 1991 ci fu la tragica morte del figlio di due anni, Conor, avuto da una relazione con Lory Del Santo, caduto da una finestra del suo attico a New York.

Intanto Clapton trovò nuovi stimoli con il disco Unplugged del 1992, acustico live per MTV e rilettura sincera della sua carriera e nel 1994 incise in presa diretta una sequenza bruciante di sedici classici del blues di mostri sacri come Howlin’ Wolf, Leroy Carr, Muddy Waters, Lowell Fulson e altri, per il commovente From the cradle, tributo ai suoi trent’anni di carriera.

Oggi Slowhand è una superstar, che ha fatto riscoprire alcuni grandi interpreti della prima ora che erano caduti nell’oblio e tutti i chitarristi bianchi che suonano blues hanno, prima o poi, dovuto confrontarsi con il suo suono personale e riconoscibilissimo.

 

 

Paola Montonati

Per info scrivere a: redazione@personalreporternews.it
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