Estate, tempo di musica: The Rokes

Estate, tempo di musica: The Rokes

Un gruppo leggendario, con le sue chitarre a freccia e la voce di Shel Shapiro….

La storia del Rokes cominciò in Inghilterra nel 1960 con il nome Shel Carson Combo, con Shel Shapiro alla voce e alla chitarra, Robert Posner al basso, Mike Shepstone alla batteria e Vic Briggs alla chitarra solista, poi sostituito da Johnny Charlton.

Shapiro per quasi due anni aveva suonato nei The Blue Caps, gruppo accompagnatore di Gene Vincent, e divenne presto il leader del gruppo.

Dopo una serie di esperienze in patria, nell’autunno del 1962 gli Shel Carson Combo si recarono a suonare ad Amburgo poi, tornati in Inghilterra, furono contattati da Colin Hicks, cantante di rock’n’roll e fratello del più noto Tommy Steele, che doveva effettuare un tour in Italia.

Durante un concerto a Torino Colin Hicks prima del concerto perse la voce, ma lo spettacolo non venne annullato, e al gruppo fu chiesto di suonare al suo posto con il loro repertorio, costituito da cover di brani blues e rock’n’roll, ed ebbero un notevole successo, al punto che furono scritturati per effettuare dei concerti.

A questo punto il gruppo musicale decise di cambiare il nome in The Rokes, grazie a un suggerimento di Johnny.

Durante una serata del tour all’Ambra Jovinelli di Roma, i ragazzi vennero notati da Teddy Reno, manager di Rita Pavone, che gli propose di effettuare la tournée come gruppo di accompagnamento della cantante torinese, e che inoltre fu il loro produttore, procurandogli un contratto con l’ARC, per cui incisero il primo 45 giri, contenente sul lato A un classico rock’n’roll, Shake, rattle and roll.
Grazie a Teddy Reno, parteciparono nello stesso anno al Festival degli sconosciuti di Ariccia con Un’anima pura, vecchio successo scritto da Claudio Celli e Gianni Guarnieri, entrambi nel Quartetto Radar, per Don Marino Barreto Junior che la incise con il titolo Un’anima tra le mani, ottenendo un buon successo.

I Rokes furono poi scritturati per la pubblicità dei gelati Algida su Carosello, aumentando la loro popolarità, grazie anche alla riconoscibilità del loro caratteristico accento inglese nel lanciare lo slogan.

Caratteristiche nelle loro esibizioni dal vivo erano le insolite chitarre Eko, a forma di freccia, successivamente definite Eko Rokes.

Nel 1967 parteciparono al Festival di Sanremo con Bisogna saper perdere, che presentarono in coppia con Lucio Dalla, ottenendo nuovamente un notevole successo di vendite come con Eccola di nuovo, versione italiana di Here comes my baby di Cat Stevens, e con Cercate di abbracciare tutto il mondo come noi, in cui si accostano alle sonorità californiane.

Un anno dopo si presentarono nuovamente al Festival, in coppia con i Cowsills, con la canzone Le opere di Bartolomeo, che fu un insuccesso dal punto di vista delle vendite, e anche i successivi, con la sola eccezione di Lascia l’ultimo ballo per me, versione italiana di Save the last dance for me, non migliorarono la situazione.

Nel 1969 tornarono per la terza volta a Sanremo, presentando Ma che freddo fa in coppia con Nada: ma è la versione di quest’ultima quella che viene oggi ricordata, pur essendo ben eseguita anche quella dei Rokes.

I pochi riscontri commerciali degli ultimi 45 giri, oltre alle aspirazioni da solista di Shel Shapiro portarono il gruppo allo scioglimento nel 1970.

Shapiro rimase nel mondo musicale, con una carriera come cantautore, ma fu anche produttore e autore per altri interpreti, come Non ti bastavo più del 1971, portato al successo da Patty Pravo ed Era,  portata all’Eurofestival di Stoccolma nel 1975 da Wess & Dori Ghezzi, ottenendo il 3º posto in classifica.

Paola Montonati

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