Gian Maria Volontè, attore contro

Gian Maria Volontè, attore contro
Italian actor and scenarist Gian Maria Volonté sitting on a couch and smoking. Opatjia, 1970s

Gian Maria Volonté, che nacque a Milano il 9 aprile 1933, fu uno degli attori più celebrati e famosi della sua generazione, noto per i suoi ruoli da cattivo.

Interessato al teatro già da giovanissimo, dopo alcune esperienze non professionali, si trasferì ben presto a Roma, dove si diplomò all’Accademia d’Arte Drammatica nel 1957.

Fin dai suoi esordi si caratterizzò per una recitazione incisiva e spesso istrionica e per una concezione militante e politica della recitazione, a teatro incontrò Carla Gravina, che in seguito divenne la sua prima moglie.

Nel 1960 debuttò al cinema con il bellico Sotto dieci bandiere di Duilio Coletti.

La sua fama negli anni Sessanta fu però legata al boom degli Spaghetti Western. Sergio Leone lo volle in Per un pugno di dollari (1964) al quale partecipa accreditato sotto il nome di Johnny Wells, nella parte del cattivissimo bandito messicano Ramón.

L’attore, diventato una celebrità internazionale, replicò il cliché del bandito feroce e nevrotico in Per qualche dollaro in più (1965), dove la sua caratterizzazione di El Indio acquistò quasi dei toni grotteschi.

Negli stessi anni si dedicò con intensità al cinema impegnato, sottolineando la sua militanza comunista, nel western politico Quien sabe (1966) di Damiano Damiani, in A ciascuno il suo (1967) di Elio Petri, tratto dal romanzo di Leonardo Sciascia e in Banditi a Milano (1968) di Carlo Lizzani. In questo periodo tuttavia l’attore non disdegnò i ruoli da commedia, come con la partecipazione a L’armata Brancaleone (1966) di Monicelli, nel quale diede vita all’indimenticabile mascalzone bizantino Teofilatto dei Leonzi.

Gli anni Settanta, epoca di duri rivolgimenti sociali, videro Volonté ancora più concentrato su film di valore politico, come con Elio Petri nel poliziesco Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970), nel quale interpretò un commissario di polizia fascista e omicida.

Ancora con Petri recitò né La classe operaia va in paradiso (1972) e lo sciasciano Todo modo (1976), nel quale evocò una sulfurea caricatura di Aldo Moro.

Con Montaldo in Sacco e Vanzetti (1971) fu uno dei due anarchici italiani condannati ingiustamente a morte negli Usa nel 1920, mentre in Giordano Bruno (1973) era il frate che morì per affermare la libertà del pensiero di fronte alla Chiesa.

Notevoli anche le sue collaborazioni a film politici con altri registi quali Marco Bellocchio in Sbatti il mostro in prima pagina, Gillo Pontecorvo in Ogro, Francesco Rosi in Il caso Mattei e Francesco Maselli in Il sospetto.

Negli anni Ottanta Volonté venne considerato un maestro della recitazione ed ebbe un premio per il Miglior Attore a Cannes, per La morte di Mario Ricci” (1983) di Claude Goretta che si aggiunse ai numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali.

Nel 1986 interpretò ancora una volta Aldo Moro in Il caso Moro di Giuseppe Ferrara, per il quale vinse un premio al Festival di Berlino.

Con l’amico Rosi si dedicò all’adattamento del racconto di Garcia Marquez Cronaca di una morte annunciata (1987).

Negli anni Novanta, due dei suoi ruoli più famosi sono in adattamenti di romanzi di Leonardo Sciascia Porte aperte di Gianni Amelio, come un giudice che oppone una resistenza alla dittatura fascista e Una storia semplice (1991) di Emidio Greco, in cui si ritagliò a un cameo nei panni dello stesso Sciascia ed ebbe il Leone d’Oro alla carriera a Venezia.

Qualche anno dopo, mentre lavorava con il regista greco Theo Angelopoulos al film Lo sguardo di Ulisse, Gian Maria Volonté, per un infarto, morì nell’isola greca di Florina, il 6 dicembre 1994, a sessantun anni.

Paola Montonati

Per info scrivere a: redazione@personalreporternews.it
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