Sala Monferrato, tra musica e cultura

Sala Monferrato, tra musica e cultura

Un borgo incantevole del Monferrato, dalla storia molto insolita…

Il nome di Sala Monferrato, di probabile origine longobarda, deriva dalla presenza in epoca medioevale di un luogo di raccolta delle provviste, un magazzino all’interno del borgo fortificato.

La grande porta d’accesso del ricetto, ancora oggi visibile, fu la difesa di una rocca che nel tempo ha assunto la forma di palazzo signorile in stile neogotico.

Il primo signore di Sala Monferrato fu il conte Gisalberto, che nel 901 ebbe il dominio sul paese e su altri centri limitrofi.

Nel 1164 il Barbarossa concesse il feudo a Guglielmo IV degli Aleramici e, mentre il marchesato del Monferrato passava ai Paleologi venuti dall’Oriente, Sala Monferrato fu ceduta nel 1369 a Guglielmo Bava di Grazzano.

In epoca medievale, presso la cascina Narzo, sorgeva un monastero benedettino e, fin dal Cinquecento, nel centro paese, in prossimità della chiesa parrocchiale, c’era il forno, oggi restaurato e diventato l’archivio comunale.

Bartolomea della Sala Monferrato, ultima erede, nel 1546 portò il feudo in dote a Emilio Bellone e nel 1761 Carlo Costantino Bellone lo vendette al casalese Giovanni Ercole Nicola Barbotti. Gli ultimi signori di Sala Monferrato furono i Piacentini, poichè Evasio Piacentini sposò la sorella di Giovanni Ercole Barbotti.

Nel 1620 il presidente del Maestrato Ducale dello Stato di Monferrato comunicò che la malvasia di Sala era stata giudicata la più adatta per la tavola dei Gonzaga.

Poi nel 1691, durante le numerose guerre di successione che videro fronteggiarsi le potenze di Spagna, Francia e Austria, la città fu invasa dai soldati Alemanni comandati da Eugenio di Savoia.

A Sala Monferrato visse i suoi giorni di riposo presso la casa del padre il tenente colonnello Tommaso De Cristoforis, morto insieme a 500 soldati italiani a Dogali in Abissinia e una lapide lo ricorda sulla facciata del palazzo comunale.

Nel periodo della Resistenza, la giovane Dea Rota di Sala Monferrato fu una famosa staffetta partigiana, ricordata anche da Beppe Fenoglio nella prima stesura del Partigiano Johnny.

Presso la sua casa di Sala Monferrato visse l’ultimo periodo della sua vita Nanni Ricordi (1932-2012) fondatore della “Dischi Ricordi”, talent scout e inventore”dei cantautori, produttore di artisti quali Gaber, Jannacci, Conte, De André, Paoli, Vanoni.

La chiesa più nota del paese è quella di San Giacomo, che nel Duecento era una piccola e semplice cappella dipendente dall’Abbazia San Michele della Chiusa.

L’edificio, libero su tutti i fronti, ha la facciata rivolta a ovest, e comunica sul lato nord con i fabbricati facenti parte del complesso parrocchiale, una pianta a croce latina, con navata centrale conclusa da abside semicircolare, cappelle laterali e transetto absidato.

Le campate della navata sono coperte da volte a botte, la crociera del transetto da volta a vela sormontata da cupola, le absidi da semicatini e le cappelle laterali da volte a vela.

Al centro della facciata si apre il portale d’ingresso, con cornici curvilinee, due finestre ad arco si aprono nelle specchiature alle estremità, mentre il grande oculo occupa la parte centrale dell’ordine superiore, dove si notano quattro pinnacoli e una grande croce in cotto. Al di sopra del tetto, in corrispondenza del transetto sinistro, si eleva la cella campanaria, priva di campana, con struttura in mattoni a vista.

Sul fronte della chiesa è collocata la torre campanaria, di proprietà comunale.

Paola Montonati

Paola Montonati

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