Sergio Corazzini, quel suono d’organo

Sergio Corazzini, quel suono d’organo

Un poeta che raccontò la Roma di un tempo…

Sergio Corazzini nacque a Roma il 6 febbraio 1886, dove il padre Enrico gestiva una tabaccheria in Corso Umberto, situata tra una gioielleria e il Caffè Sartoris, che divenne il luogo dei primi incontri letterari del poeta.

Partecipavano quotidianamente a questo cenacolo Alfredo Tusti, Alberto Tarchiani, Gino Calza-Bini, Fausto Maria Martini, Giulio Cesare Santini, Antonello Caprino, Tito Marrone, Auro d’Alba, Enrico Brizzi, Armando De Santis, Luciano Folgore, Umberto Fracchia, Rosario Altomonte, Remo Mannoni e Corrado Govoni.

Amante delle lettere, Sergio non rinunciò alla lettura dei suoi poeti preferiti, quelli contemporanei, non solo italiani, ma anche i provinciali francesi e fiamminghi come Francis Jammes, Albert Samain, Charles Guérin, Maurice Maeterlinck, Georges Rodenbach, Jules Laforgue, e quelli dialettali.

Le sue intense letture lo aiutarono nel suo esordio poetico e il 17 maggio 1902 scrisse il suo primo sonetto, Na bella idea, in romanesco pubblicato in Pasquino de Roma al quale seguì il 14 settembre 1902, il sonetto di settenari in lingua, Partenza, pubblicato sul Rugantino e dai versi liberi, La tipografia abbandonata, usciti su Marforio.

Tra il 1904 e il 1906 furono pubblicate le sue raccolte poetiche, Dolcezze (1904), L’amaro calice (1905), Le aureole (1906), Piccolo libro inutile (1906), Elegia (1906), Libro per la sera della domenica (1906).

La sua poesia è focalizzata su piccole cose, dietro le quali non emergono valori segreti, ma si nasconde il vuoto, tipico dei poeti crepuscolari tra i quali Corazzini è annoverato.

I suoi versi esprimono da un lato un desiderio per quella vita che la tubercolosi, da cui era affetto, gli negava, dall’altro un nostalgico ritrarsi dall’esistenza presente, proprio perché avara di prospettive future.

Nelle poesie di Corazzini si possono cogliere due momenti, quello del poeta sentimentale che racconta la malinconia con un linguaggio semplice e dimesso e quello del poeta che adotta un linguaggio meno trasparente, più polisemico, a volte addirittura simbolico.

In Desolazione del povero poeta sentimentale si esprime tutta la poetica di Corazzini dove il piccolo fanciullo che piange proclama l’impossibilità di essere chiamato “poeta”, affermando così, per la prima volta, la concezione della poetica crepuscolare in contrasto con il dannunzianesimo.

Nella primavera del 1905 la precaria salute del giovane poeta, lo costrinse a soggiornare in un sanatorio a Nocera Umbra dove conobbe una giovane danese, Sania, per la quale provò un platonico innamoramento.

In seguito Sergio si recò a Cremona, città natale della madre, per cercare un aiuto economico dai parenti materni e conobbe una giovane pasticciera con la quale ebbe una breve corrispondenza epistolare.

Nel 1906 Corazzini, per l’aggravarsi della malattia, fu ricoverato nella casa dei Fatebenefratelli di Nettuno.

Sergio nel maggio 1907 tornò a Roma ma il suo stato di salute peggiorò e il 17 giugno morì nella sua casa di via dei Sediari ed è sepolto presso il Cimitero del Verano di Roma.

Riccardo Reina

Per info scrivere a: redazione@personalreporternews.it

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