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Per i Romani, il mese di febbraio era un periodo ricco di festività.

In particolare, secondo la tradizione, al 15 del mese si festeggiavano i Lupercali, una festa in onore di Luperco, antico dio latino simbolo del lupo sacro a Marte, ed era un momento di purificazione, all’inizio del gregge del pastore e poi della città palatina.

La festività era parte del periodo dei Parentalia, che si tenevano dal 13 al 21 febbraio ed erano definiti giorni funesti in cui ogni famiglia si occupava dei propri morti, e si teneva davanti al Lupercale, la sacra grotta ai piedi del Palatino dove, all’ombra di un fico, Faustolo avrebbe rinvenuto i gemelli Romolo e Remo allattati da una lupa.

Nella prima parte della festa i due sodalizi dei Luperci si recavano al Lupercale e immolavano capri e un cane, mentre le vestali offrivano le focacce fatte con il grano delle prime spighe della passata mietitura.

All’inizio della seconda parte, due giovani erano toccati sulla fronte con il coltello bagnato del sangue dei capri immolati, poi lo stesso era asciugato con un fiocco di lana bianca immerso nel latte, e i due giovani dovevano subito sorridere.

Dopo aver indossato la pelle degli animali sacrificati e aver ricavato dalla stessa due strisce di pelle, dette februa o anche amiculum Iunonis, i giovani correvano attorno alla base del Palatino.

Il rituale di questa fase era costituito da due elementi, il primo era nel circondare la città quadrata correndo, che in origine doveva esser compiuto dai pastori intorno al gregge per chiuderlo in un cerchio magico, a presidio dal lupo.

Il secondo elemento era che i nuovi adepti dei Lucerci erano assimilati alla vittima sacrificale sia nella morte, ricevendone il sangue sulla fronte, sia nella risurrezione, poiché erano detersi con il latte che è alimento dell’infanzia e dovendo sorridere, giacché il sorriso era il simbolo della vita.

La festa durò per tutta l’epoca imperiale, fino a una celebrazione ai tempi di Antemio (467-472) poi venne sospesa fino al 494, quando il senatore Andromaco la riprese in occasione di una pestilenza che colpì Roma.

Ma la riesumazione dei Lupercali provocò la reazione di papa Gelasio I nell’invettiva Adversus Andromachum senatorem e da allora la festa di San Valentino, festeggiato il 14 febbraio, sostituì i Lupercali.