Verso Tokyo 2021: L’haiku

Verso Tokyo 2021: L’haiku

L’haiku, una delle forme più importanti della poesia tradizionale giapponese, è un componimento di 17 sillabe, in 3 versi composti da tre unità metriche di 5, 7 e 5 sillabe ciascuno.

Ma, da sempre, c’è stata molta confusione tra i tre termini relativi alla poesia in giapponese, haiku, hokku e haikai.


Il termine hokku significa versetto di partenza e fu il primo anello di una catena molto più lunga di versi conosciuti come haika.

Dato che il verso iniziale dava il tono al resto della catena poetica, ha avuto una posizione privilegiata nella poesia haikai e non era raro per un poeta comporre un hokku da solo senza continuare con il resto della catena.

Grazie agli sforzi di Masaoka Shiki, nel 1890 ci fu la creazione del termine haiku, per una nuova forma di poesia che doveva essere scritta, letta e compresa come un poema indipendente, completo in se stesso, non più come parte di una catena più lunga.

Quindi, la storia dell’haiku inizia solo negli ultimi anni del XIX secolo.

I versi famosi del periodo Edo (1600-1868) furono composti di maestri come Basho, Yosa Buson, Kobayashi Issa e sono correttamente denominati hokku e devono essere letti nella prospettiva della storia dell’Haikai, ma sono generalmente considerati come haiku indipendenti.

La distinzione tra hokku e haiku si può gestire usando i termini haiku classico e haiku moderno, nato dopo la riforma di Masaoka Shiki, iniziata nel 1892, che ha stabilito l’haiku come nuova forma poetica indipendente.

La riforma Shiki non mutò due elementi tradizionali dell’haiku, la divisione di 17 sillabe in tre gruppi di 5, 7 e 5 sillabe e l’inserimento di un tema stagionale.

Kawahigashi Hekigoto aggiunse alla riforma Shiki due ulteriori proposte, l’haiku sarebbe più legato alla realtà se non avesse un centro d’interesse e l’importanza della prima impressione del poeta, dei soggetti presi dalla vita quotidiana e del colore locale per creare freschezza.

L’haiku è in grado di descrivere quasi tutto, infatti mostra situazioni quotidiane in un modo che offre al lettore una nuova esperienza di un contesto noto, con 17 sillabe divise in tre gruppi di 5, 7 e 5 sillabe.

Il taglio divide l’haiku in due parti, con una certa distanza tra le due sezioni, ma queste devono restare, in misura, indipendenti l’una dall’altra e devono arricchire la comprensione dell’altra.

Per sottolineare questo taglio, in lingua inglese, la prima o la seconda riga finiscono con un trattino, due punti, o puntini di sospensione.

Ogni haiku deve contenere un kigo, una parola che vuol dire stagione, che indichi in quale tempo dell’anno l’haiku è impostato.

Per esempio, fiori di ciliegio indicano la primavera, la neve richiama l”inverno, le zanzare l’estate, ma il kigo può essere indicato anche in senso metaforico.

Si nota che le poesie haiku sono scritte in conformità a regole diverse anche nell’ambito di una stessa lingua e, per tradurle, si deve quindi decidere se seguire le regole con rigore, o rendere l’essenza esatta dell’haiku.

Paola Montonati

Paola Montonati

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