Au Revoir, il progetto dell’artista Ettore Favini curato da Connecting Cultures e vincitore dell’Italian Council 2019, è arrivato in Francia, presso il Carré d’art contemporain di Nîmes, dove è protagonista di una mostra in programma fino al 27 settembre.
L’esposizione racconta la conclusione di una lunga traiettoria percorsa da Ettore Favini lungo il bacino del Mediterraneo attraverso le rotte tracciate dai jeans, tessuto dalle origini antichissime, protagonista della storia della moda e del costume moderno.
Nonostante la sua diffusione, pochi conoscono la storia del jeans e l’origine del nome del suo tessuto, il famoso Denim, un parente stretto del fustagno, un tessuto che era riservato a chi doveva eseguire lavori di fatica.
Ma la storia del jeans parte da Genova e dintorni, luogo dove la grande tradizione tessile di tutta la Liguria è conosciuta e rinomata fin dai tempi più antichi.
La Liguria è sempre stata una grande esportatrice di manufatti tessili di grande fama, come il damasco di Lorsica o il velluto di Zoagli, e forse i jeans partono da un tipo di fustagno che era realizzato a Chieri e poi utilizzato, nel corso del XV secolo, come copertura per le merci, le chiglie delle navi e le vele che venivano lasciate in porto.
Nella storia del jeans ebbe un ruolo di rilievo anche Garibaldi, che nel corso della celebre spedizione dei Mille aveva indossato, assieme a tutta la sua truppa, i pantaloni genovesi, che ancora oggi si possono vedere visitando il Museo del Risorgimento di Roma.
Poi nel 2004 gli studenti di alcune scuole del genovese hanno realizzato un immenso pantalone, detto Blu di Genova utilizzando 600 paia di jeans smessi e questo grandissimo pantalone, che raggiunse l’altezza di oltre diciotto metri, fu fatto indossare a una gru dell’antico porto di Genova.
Un’altra ipotesi nota nella storia del jeans porta a Nimes, in Francia, molto famosa per dei pantaloni da lavoro molto resistenti di color indaco, spesso indossati dai marinai liguri e questa ipotesi coinciderebbe con vari elementi legati alla storia del jeans.
Per la realizzazione del progetto l’artista ha coinvolto artigiani tessili, rappresentanti delle comunità egiziane e nordafricane di Milano e la Fondazione per il Tessile di Chieri.
Le opere custodiscono storie di vita, di famiglia, di lavoro, di competenze, esplorano i flussi e i confini mediterranei, dall’antichità fino ai nostri giorni, sempre con ago e filo e come scenario hanno il Mare Nostrum per eccellenza, luogo di scambi ma anche di conflitto tra i popoli.
È questa la riflessione che è il cuore della mostra presso il Carré d’Art, Musée d’art contemporain di Nîmes, che incoraggia dunque a ripensare la storia del mondo e la memoria collettiva.
Au Revoir è illustrato da una pubblicazione, edita da Connecting Cultures, che racconta il progetto artistico tra diverse narrazioni e approfondimenti.
