I Gemelli, tra primavera ed estate

I Gemelli, tra primavera ed estate

I Gemelli, il segno zodiacale attraversato dal Sole dal 21 maggio al 21 giugno, ha un nome che deriva dalla costellazione astronomica Gemini, che in latino significa, infatti, gemelli.

Negli antichi manoscritti arabi, la costellazione dei Gemelli era molto più grande rispetto a quella odierna, poiché il braccio sollevato di Orione contiene una stella chiamata Betelegeuse, che nel linguaggio arabo fu tradotta come la casa dei Gemelli.

All’interno della costellazione dei Gemelli ci sono due Stelle, Castore e Polluce, ma i nomi dei Gemelli variano secondo i miti che li raffigurano, e anche il loro sesso cambia di volta in volta.

Nel mito di Castore e Polluce si racconta che la loro madre fosse Leda, figlia di Testio, anche madre di Elena di Troia.

Di Leda era innamorato il padre degli dei, Giove, che si trasformò in cigno per conquistarla.

La principessa poco tempo dopo partorì due uova di cui uno, di suo marito Tindaro, produsse Castore e Clitennestra, che erano mortali; l’altro, di Giove, produsse Elena e Polluce, detentori dell’immortalità; dovuta alle loro origini divine.

Castore e Polluce, conosciuti anche come Diòscuri, cioè i figli di Zeus, furono allevati da Mercurio fin dalla culla, e furono uniti da una profonda amicizia.

Il mito racconta che i due gemelli amarono due sorelle di rara bellezza, purtroppo fidanzate con i fratelli Linceo e Idas.

I due fratelli decisero di rapire le ragazze ma, inseguiti dai fidanzati abbandonati, dovettero sostenere combattimenti furiosi di due contro due.

Castore fu ucciso da Linceo che, a sua volta, cadde sotto i colpi di Polluce, ferito a sua volta da Idas.

Polluce, afflitto dalla morte del fratello, pregò Giove di renderlo immortale, ma questa preghiera  non poté essere interamente esaudita, infatti l’immortalità fu divisa tra i due gemelli, in modo che vivessero e morissero alternativamente.

Esiste un altro mito sui Gemelli, che racconta di Antiope, divinità di fiume e parte di un gruppo di divinità che governavano i fiumi della Grecia e della Turchia.

I figli di Antiope, Anfione e Zeto, vissero la loro infanzia tra le montagne, con la madre, e crescendo dimostrarono di avere molte abilità.

Secondo la leggenda, Anfione era un grande musicista, in particolare suonatore di lira, mentre Zeto possedeva un’enorme forza, tanto da essere paragonata a quella di un bue.

Anfione e Zeto divennero poi i fondatori di Tebe, costruendone le mura, che caddero solo sotto l’assedio di Alessandro Magno.

Paola Montonati

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