Uno stadio leggendario per il Brasile e non solo…
L’Estádio Jornalista Mário Filho, oggi noto come Maracanà, è uno degli impianti sportivi più grandi al mondo, cuore di alcuni eventi entrati nella storia del calcio.
La sua costruzione cominciò nel 1948, allo scopo di avere un nuovo impianto per ospitare i Mondiali del 1950, i primi dopo lo stop per la Seconda Guerra Mondiale e assegnati al Brasile.
Originariamente lo stadio prevedeva una capienza tra i 140mila e i 160mila spettatori, ma dopo le ristrutturazioni che richiedevano solo posti a sedere, questa si è ridotta a 92mila fino agli attuali 78.838 dopo la riqualificazione del 2013.
Per finanziarne l’edificazione furono venduti anticipatamente 20mila abbonamenti nei posti coperti del primo anello, noti come la cadeiras perpetuas, permettendo così ai finanziatori di acquisire il diritto di assistere gratuitamente a tutte le partite che vi si giocano, comprese quelle della nazionale brasiliana, per 100 anni, fino al 16 giugno 2050.
La partita inaugurale del nuovo stadio si disputò il 16 giugno 1950, quando una rappresentativa della selezione paulista e una di quella carioca si affrontarono in un’amichevole, con Didi, poi campione del mondo con la nazionale verdeoro nel 1958 e nel 1962, all’epoca alla Fluminense, che segnò il primo gol nel nuovo impianto.
Ma un mese dopo su quel prato si consumò uno dei più grandi drammi della storia del calcio, la finale mondiale tra Brasile e Uruguay passata alla storia come il Maracanazo.
Il 16 luglio 1950 alla squadra di Flavio Costa bastava un pareggio per laurearsi campione del mondo e quando Friaca sbloccò la gara a inizio ripresa sembra tutto fatto, ma il popolo brasiliano non sapeva cosa sarebbe successo nei minuti restanti.
Infatti al 66’ pareggiò Schiaffino dell’Uruguay, poi fu il turno di Ghiggia e la squadra celeste vinse la seconda Coppa Rimet della sua storia, il Brasile e i suoi tifosi erano sotto choc.
Da quel pomeriggio il popolo brasiliano cercò di dimenticare, dalla maglia bianca della squadra, che fu abolita e sostituita dalla tradizionale verdeoro, alla data della partita, che viene evitata in ogni modo, mentre i calciatori, su tutti Moacir Barbosa, il portiere, vennero costretti a un’esistenza segnata dall’errore sul secondo gol dell’Uruguay.
Anni dopo Eduardo Galeano, una delle personalità più autorevoli della letteratura latinoamericana, ricordando quel giorno disse che “Il Maracanà continua a piangere per la sconfitta brasiliana nel Mondiale del 1950”.
Vent’anni dopo quel pomeriggio d’estate, era il 19 novembre 1969 quando, in quello stesso stadio, Edson Arantes do Nascimento, meglio noto come Pelé, battè su rigore El Gato Andrada mettendo a segnando il millesino gol della sua carriera e prendendosi le prime pagine dei quotidiani brasiliani che dissero “Luna, già vista. Pelé, mai visto”.
Dal Maracanazo in poi il Brasile non perse più una finale nella sua casa, con le vittorie alla Copa América del 1989, la Confederations Cup del 2013, le Olimpiadi del 2016 e l’ultima Copa América, nel 2019 contro il Perù.
Ma gli manca una rivincita mondiale, negata dalla seconda grande sconfitta della storia della Seleção nei Mondiali del 2014, con il 7-1 con la Germania diventata poi Campione del mondo, in un giorno noto come Mineirazo.
Il Maracanà è stato la cornice anche di numerosi eventi extra calcio, ad esempio ha ospitato per tre volte la messa di Papa Giovanni Paolo II durante le sue visite in Brasile tra il 1980 e il 1997, oltre a essere stato il palco a cielo aperto dei più grandi artisti della scena musicale mondiale, come nomi come Frank Sinatra, Tina Turner, Paul McCartney, Julio Iglesias, i Kiss, Sting, i Rolling Stones, i Rush e Madonna.
