Il calcio sopra la traversa: Verona

Il calcio sopra la traversa: Verona

A Verona la nascita dell’Associazione Calcio Hellas risale al 1903, grazie all’idea di un gruppo di studenti del liceo classico Maffei, guidati dal loro professore di greco Decio Corubolo.

L’insegnante di greco, la battezzò Hellas, per ricordare l’antica Ellade (l’odierna Grecia); primo presidente venne eletto il conte Fratta Pasini.

La società cambiò poi nome in Football Club Hellas Verona assorbendo due società la Bentegodi e la Scaligera.  Nel biennio 1929-31 il Verona ha come allenatore il magiaro Andreas Kuttik, che porta i gialloblù al quinto e sesto posto. Kuttik introdusse la tattica del Sistema e negli anni seguenti contribuirà a porre le basi del Grande Torino.

In Serie B, il Verona trascorse numerose stagioni alternandosi con la terza serie in seguito a un periodo negativo, in particolare attorno al secondo conflitto mondiale.

I gialloblù nel 1957  festeggiarono la prima storica promozione in A, grazie all’allenatore Angelo Piccioli, ma l’esperienza si concluse dopo un anno.

Nel 1968 ci fu una nuova promozione nel massimo campionato e gli scaligeri, stagione dopo stagione, furono protagonisti nel 1973 del famoso Verona-Milan 5-3, che costò lo scudetto a Rivera e compagni. E’ il Verona di Pizzaballa, Bachlecnner, Mascalaito, Sirena, Busatta, Cinquetti, Luppi, e soprattutto di Emiliano Mascetti che poi sarà uno degli uomini cardine dietro la scrivania dello scudetto gialloblù e di Gianfranco Zigoni. Uno dei giocatori simbolo dei primi anni 70, vero e proprio genio e sregolatezza in campo e fuori, che una volta si presentò in panchina con una pelliccia, per protestare per non essere stato schierato da titolare da Ferruccio Valcareggi, nella gara interna contro la Fiorentina.

Lo scandalo della telefonata, che vide coinvolto il presidente Garonzi, portò alla retrocessione d’ufficio dei gialloblù per illecito.

Nel 1981 l’arrivo sulla panchina veronese di Osvaldo Bagnoli sancì una decisiva svolta nei destini del club.

Il tecnico milanese centrò subito la promozione in Serie A, portando i veronesi a un sorprendente quarto posto nel 1983 dopo aver a lungo conteso alla Roma la testa della classifica, il Verona si qualificò, per la prima volta nella sua storia, per le coppe europee.

Ma fu nel 1984, quando furono aggiunti alla squadra i due stranieri, il tedesco Hans-Peter Briegel e il danese Preben Elkjaer, protagonisti di livello internazionale, accanto all’atipico portiere Garella, il tenace stopper Fontolan, l’elegante libero Tricella, la regia di Di Gennaro, le scorribande di Fanna e i guizzi di “Nanu” Galderisi, che il Verona conquistò al termine del campionato 1984-85 un sensazionale scudetto.

In Coppa dei Campioni il cammino si fermò nei quarti contro la Juventus campione uscente, in una discussa e discutibile partita a porte chiuse. Poi i riflettori sulla favola si affievolirono, il tecnico e il presidente Chiampan cercarono di mantenere competitivo il gruppo per tutto il resto del decennio, smantellando la rosa dello scudetto anno dopo anno senza trovare adeguati sostituti.

Nel 1990 arrivò l’amara retrocessione in serie cadetta che chiuse un’epoca, Bagnolì se ne andò, con il record di 286 panchine in gialloblù. Inizia per la società un’altalena tra A e B. Un anno dopo la società fallì ma riuscì a centrare la promozione con il secondo posto, sotto la guida tecnica di Fascetti. In squadra la bandiera Pietro Fanna, Ezio Rossi, Sotomayor, Cleto Polonia a centrocampo Icardi, Magrin e Prytz, con attaccanti Claudio Lunini, Tullio Gritti e Davide Pellegrini. Discesa immediata nella stagione successiva con una squadra che vedeva Raduciou, Stojković e Ghirardello. Nell’annata 93-94 con Bortolo Mutti in panchina, chiude al 12esimo posto in classifica, con una rosa che vede Gregori come portiere, poi Pippo Inzaghi, Gianluca Pessotto e Damiamo Tommasi.

Nel campionato 1994-95, sempre con Mutti alla guida tecnica, arriva il primo derby cittadino con il Chievo, giocato il 10 dicembre 1994 termina 1-1. Nel ritorno il Verona perde 3-1, scatenando le ire della tifoseria.

Nel campionato seguente torna in Serie A, con il nuovo presidente Alberto Mazzi e collaboratori Nardino Previdi e Rino Foschi. Allenatore è Attilio Perotti, per una squadra composta di: Casazza, Caverzan, Vanoli, Valoti, Barone, Zanini, oltre a Guardalben, Manetti, Cammarata, De Angelis, Di Vaio, Marangon e Salvagno. Il Verona si vendica anche del Chievo, che soccombe sia nel derby d’andata che in quello di ritorno.

Nel 1995 ci fu anche l’acquisizione dell’attuale denominazione Hellas Verona Football Club.

Nel torneo successivo sotto la guida di Gigi Cagni, non riesce a mantenere la Serie A.

Per il campionato 1998-99, il tecnico è Cesare Prandelli e con lui arrivano molti volti nuovi, la partenza è tranquilla. La svolta arriva dopo una pesante sconfitta interna con la Reggiana, la squadra fa quadrato e svolta per un campionato strepitoso che riporta l’Hellas nella massima serie. In serie A chiude al nono posto con 43 punti in 34 partite facendo segnare nel girone di ritorno una serie positiva di 15 risultati utili consecutivi. Cannoniere della squadra è Cammarata con nove reti.  Prandelli lascia, in panchina c’è ritorno di Attilio Perotti. Arriva Adrian Mutu ma la squadra stenta. La salvezza arriva solo in un drammatico spareggio con la Reggina, con la rete salvezza siglata da Michele Cossato. In panchina arriva Malesani, un nome che porta molto entusiasmo, la squadra parte bene ma poi s’inceppa. Retrocede all’ultima giornata a Piacenza, tra una forte contestazione che si porta avanti per diverso tempo.

Nel 2003, Pastorello cede il ruolo di presidente dell’Hellas Verona al Conte Arvedi, con la squadra che fatica a salvarsi in serie cadetta. Nella stagione seguente chiude al settimo posto. Nel 2005-06, con Ficcadenti come tecnico, arriva una salvezza. Tra i protagonisti del periodo il bomber brasiliano Adailton.

Il club però non riuscì a evitare addirittura la caduta in C, dopo sessantaquattro anni, nel 2007. Turbolenze societarie, cambi di allenatore da Ficcadenti a Giampiero Ventura.  I gialloblù chiudono al quintultimo posto, costretti ai play-out per evitare la retrocessione in Serie C1 contro lo Spezia.  Il doppio confronto disputato con la compagine spezzina termina con la clamorosa retrocessione.

Il Verona, partito come maggior candidato per la promozione in Serie B, rischiò un ulteriore dramma sportivo dato che, se il gol di Zeytulaev all’ultimo minuto in trasferta in contropiede, non l’avesse salvata nello spareggio contro la Pro Patria, sarebbe arrivata la quarta serie.

Nel 2009-10 i gialloblù dominano la stagione per mesi, ma poi calano vistosamente, venendo superati nella finale play-off dal Pescara.

Nel 2010-11 si parte con Giuseppe Giannini in panchina, ma viene esonerato a inizio novembre. Al suo posto l’esperto Andrea Mandorlini che prende la squadra in zona play-out, dando il via a una rimonta che la porta nelle prime posizioni. I gialloblù chiudono al quinto posto che vale gli spareggi promozione. In semifinale eliminano il Sorrento. Nella doppia finale incontrano la Salernitana, vincendo l’andata in casa per 2-0, e perdendo all’Arechi per 1-0. Un punteggio che riporta il Verona in serie cadetta dopo 4 stagioni. In Serie B, Mandorlini è confermato e la squadra, con il greco Tachtsidis e l’argentino Juanito Gomez, arriva ai playoff per la Serie A. In semifinale viene però eliminata dal Varese. Per il campionato 2012-13 il nuovo proprietario è Maurizio Setti, che conferma Mandorlini. I gialloblù, si mantengono costantemente al terzo posto, superando poi il Livorno dopo un lunghissimo testa a testa. Il 18 maggio 2013, grazie al pareggio per 0-0 ottenuto in casa contro l’Empoli, l’Hellas Verona chiuse il campionato al 2º posto a quota 82 punti, tornando così nella massima serie.

La risalita vede l’arrivo importante del campione del mondo 2006, Luca Toni,

 L’Hellas disputa un girone d’andata chiuso al sesto posto in classifica, risultando la sorpresa della prima parte del campionato. In rosa i giovani Iturbe, Jorginho e Rômulo. Per un’annata chiusa poi al decimo posto

Nel 2015, Luca Toni si laureò capocannoniere della Serie A con ventidue centri con i gialloblù che chiudono al 13esimo posto sempre con Mandorlini in panchina. Nel 2015-16, nonostante l’arrivo del bomber Pazzini dal Milan, la squadra retrocede in Serie B. Risale prontamente con Fabio Pecchia in panchina e Pazzini a bersaglio 23 volte. Retrocede nuovamente in serie cadetta da cui risale subito dopo un cambio di panchina tra Fabio Grosso e Aglietti. In Serie A, la guida tecnica è affidata a Ivan Juric che porta gli scaligeri al nono posto, tra i giocatori si evidenziano l’albanese Kumbulla, il centrocampista Lazovic e l’attaccante Samuel Di Carmine. Al termine del campionato 2020-21, sempre con Juric, chiude al decimo posto, tra i protagonisti Matteo Zaccagni e l’attaccante ceco Baràk.

Paola Montonati

Per info scrivere a: redazione@personalreporternews.it
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: