Il trionfo economico di Buen Camino viene celebrato come la salvezza del cinema italiano, ma un’analisi fredda dei dati suggerisce una realtà meno entusiasmante.
La famosa Ferrari Portofino con la targa “profetica” CZ 71 OQT non è solo un dettaglio di scena, ma il simbolo di un’operazione che punta tutto sul marketing aggressivo e poco sulla sostanza cinematografica.
CZ rappresenterebbe le iniziali dell’attore, mentre 71 indicherebbe l’obiettivo di incasso (circa 71 milioni di euro), seguito da OQT, ovvero “Otterremo Questo Traguardo”.
Mentre i titoli dei giornali urlano al record, la realtà è che il film di Checco Zalone si muove in un mercato protetto e privo di alternative.
Questo “record” è il risultato di una tempesta perfetta: inflazione, prezzi dei biglietti alle stelle e una distribuzione che occupa capillarmente ogni sala disponibile, togliendo ossigeno a qualsiasi altra produzione.
Il successo di Zalone, dunque, non è necessariamente il sintomo di una rinascita culturale, quanto piuttosto l’ultimo sussulto di un modello che riesce a mobilitare le masse solo attraverso l’evento mediatico stagionale.
La distorsione dei numeri: il confronto con i Giganti
Per capire quanto il termine “record” sia improprio, basta guardare al numero effettivo di persone che hanno staccato il biglietto.
Se confrontiamo Buen Camino con i veri pesi massimi del box office italiano, il distacco in termini di partecipazione reale è imbarazzante.
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Titanic (1997): Portò in sala 14 milioni di italiani. Con il costo attuale del biglietto di 8,5 euro, l’incasso oggi sarebbe di 119 milioni, quasi il doppio di Zalone.
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Avatar (2009): Con oltre 10 milioni di spettatori, oggi incasserebbe circa 93 milioni.
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Buen Camino: Si ferma a circa 8 milioni di spettatori. Gli incassi record sono quindi dovuti quasi esclusivamente al rincaro dei prezzi e non a una maggiore attrattiva verso il pubblico.
Questi dati mostrano che, nonostante l’apparenza, il cinema in Italia sta perdendo pezzi: meno spettatori reali, ma più entrate grazie ai prezzi gonfiati e ai sovrapprezzi delle prenotazioni online.
Il Deserto della Commedia e il Monopolio distributivo
L’aspetto più critico riguarda l’assenza di concorrenza diretta.
Buen Camino non ha vinto una sfida contro altri titoli; ha semplicemente occupato un vuoto. La commedia italiana attuale è clinicamente morta, incapace di produrre alternative che non siano il “marchio” Zalone.
Questo crea un regime di quasi monopolio che droga il mercato. Se lo spettatore medio non ha alternative valide in sala durante le festività, il successo è garantito a tavolino, non per meriti artistici, ma per mancanza di scelta.
Il rischio è che questo modello soffochi ulteriormente la diversità culturale, rendendo le sale dipendenti da un unico appuntamento biennale.
In definitiva, festeggiare i 70 milioni di Zalone senza contestualizzarli è un esercizio di miopia che nasconde la crisi di presenze e l’inaridimento creativo del nostro panorama cinematografico.
Fonti:
