Il palazzo di Spalato

Il palazzo di Spalato

Il palazzo di Diocleziano a Spalato, nel cuore della Croazia, oggi rappresenta una delle più impressionanti costruzioni della tetrarchia, tra il III e IV secolo, sorte fuori dalla capitale dell’impero, Roma.

Diocleziano fece erigere questo maestoso complesso tra il 300 e il 305 in uno dei punti più belli della costa della Dalmazia, nei pressi di Salona, ma più che a una reggia pensò a un edificio imponente dalla forma austera.

Il palazzo aveva infatti la pianta tipica del castrum, l’accampamento militare romano, con quattro poderose torri quadrate agli angoli della cinta muraria e, all’interno, due strade perpendicolari che s’intersecavano ad angolo retto, noti come cardo e decumano, mentre un lato si affacciava sul mare.

Al punto d’incontro tra la cinta muraria e gli assi viari principali si aprivano le quattro porte del palazzo, affiancate da torri a base ottagonale, la Porta Aurea a Nord, la Porta Argentea a Est, la Porta Ferrea a Ovest e la Porta Aenea o Bronzea a Sud, verso il mare.

Le mura, costruite con blocchi squadrati, erano alte 18 metri e spesse 2, misuravano 215,5 sui lati lunghi e 175-181 metri su quelli corti, e alle torri ottagonali delle porte si alternavano torri quadrate, mentre il lato meridionale era l’unico a non essere difeso dalla cinta muraria.

All’interno, cardo e decumano vennero trasformati in vie colonnate, sull’esempio delle grandi città dell’Oriente dell’Impero, e delimitavano quattro quartieri, dei quali i due più settentrionali, più lontani dal mare, furono incentrati su grandi peristili e servivano alla scorta e al personale di servizio.

I due settori meridionali erano divisi in due fasce, quella prospiciente il mare era destinata agli appartamenti residenziali e si apriva verso l’esterno su un grande loggiato a semicolonne che sorreggevano archi e in quella tra il settore residenziale e la via corrispondente al decumano si fronteggiavano il piazzale del tempio dedicato a Giove, dio tutelare dell’imperatore, e il mausoleo ottagonale, destinato a contenere il sarcofago dell’imperatore.

Tutte le tre parti, tempio, mausoleo e residenza, furono collegate da uno sfarzoso porticato, che occupava una parte della via colonnata ed era dominato a sud da una statua dell’imperatore. Attraverso questo porticato poi si accedeva a un vano a base circolare coperto da cupola e infine a un vano rettangolare con colonne che fungeva da vestibolo d’accesso agli appartamenti privati.

Il palazzo di Diocleziano rimase disabitato dopo la sua morte, avvenuta il 3 dicembre del 313, per poi essere occupato nel 639 dagli abitanti di Salona in fuga dalle incursioni degli slavi.

Da allora il complesso non venne più abbandonato e costituì il nucleo della città di Spalato, nome che deriva appunto dalla contrazione di Salona e palatium, cioè il palazzo di Salona.

Nel 1979 il palazzo è stato iscritto dall’Unesco nell’elenco di siti e monumenti del Patrimonio dell’umanità e fu restaurato in quello stesso anno.

Paola Montonati

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