Tiziano M. Barbieri, editore simbolo dell’Italia degli anni Ottanta

Tiziano M. Barbieri, editore simbolo dell’Italia degli anni Ottanta

Lo chiamavano Ciuffo e molti ritennero con gli anni che il soprannome fosse ironico, volto a designare la precoce calvizie.

Ma Ciuffo era Tiziano M. Barbieri, come l’avevano chiamato i genitori alla nascita, il 10 febbraio 1938, proprio per i suoi folti capelli, e suo fratello Adriano, direttore d’orchestra, era per tutti Cicco, e Cocca era la sorella Donatella che diresse l’Agenzia letteraria italiana, che la introdusse nel mondo dei milanesi benestanti.

Il rapporto con la cultura e soprattutto il modo di concepire come la cultura potesse avere un legame con l’imprenditoria e con il denaro per Ciuffo, figlio di un imprenditore edile e di una musicista, marito di Stellina Valerio, figlia dell’oculista e nipote del Valerio-Edison, non fu ma una scelta di promozione culturale.

Ciuffo era anche nel Fai, faceva parte della nella Fondazione Guggenheim e la casa editrice Sperling & Kupfer l’appassionava perché era il sogno di portare i libri alla portata di tutti, grandi e piccoli.

Barbieri aveva 32 anni quando, nel 1970, rilevò la Sperling & Kupfer e con un sogno ambizioso, creare una casa editrice moderna, che si confrontasse in modo nuovo con il mercato.

Fu un’avventura imprenditoriale, dove le sue intuizioni di business si coniugavano con la sua grande passione per i libri.

Aveva fatto l’apprendistato alla Longanesi con Mario Monti, poi nel 1970 acquistò il 10 per cento della Sperling e Kupfer e nel 1973 pubblica Tabù, la storia dei sopravvissuti a un disastro aereo sulle Ande, che fu il suo primo bestseller e poi, nel 1976, per ottanta milioni, comprò l’altro 90 per cento con Nicola Carraro che da un anno aveva lasciato la Rizzoli.

La Sperling & Kupfer trovò una sede in via Borgonuovo, con un fatturato che la collocava tra le cinque case editrici maggiori, oltre a una rinnovata stima da parte di chi per tanti anni l’aveva snobbata. Gli intellettuali non amavano l’atteggiamento di Barbieri verso i bestseller, le sue traduzioni in gran quantità e il suo interesse per gli autori italiani, come Sveva Casati Modigliani.

Ma Barbieri aveva il sogno di aprire a tutte le voci, pubblicare il pensiero di tutti, al punto che la Sperling & Kupfer si aprì alla saggistica italiana portando ad alte tirature anche molti giornalisti impegnati a sinistra, intervenendo nell’attualità con gli instant books e affidando alla collega Frassinelli un Nobel come Toni Morrison e lo spagnolo Vasquez Montalban.

Ciuffo morì a Londra il 30 maggio 1994 per un infarto, lascando il ricordo indelebile di un magico periodo dell’editoria italiana.

Paola Montonati

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