Estate, tempo di musica: The Beach Boys

Estate, tempo di musica: The Beach Boys

Il gruppo che portò nel mondo i colori e il sound della California…

Tra gli anni Cinquanta e primi Sessanta, in America, c’è la quintessenza dello spirito rock’n’roll e di tutti i nuovi stili musicali che fanno breccia nella generazione post-bellica.

La California, da tranquillo stato noto per la mecca del cinema di Hollywood, diventa nel breve tempo segnato da importanti trasformazioni sociali e culturali che poi si propagheranno ovunque. Nelle vaste e assolate spiagge californiane, cresce un nuovo stile di vita dei giovani americani che in breve tempo, diventerà il sogno di molti. E’ associato alla tavola da surf, all’antica pratica del cavalcare le onde, di vivere all’aria aperta in libertà, come in un’unica interminabile estate.

L’onda del surf viene cavalcata dall’industria del cinema e dalla musica, e prende forma un vero e proprio genere di musica giovanile, la surf music.

Sulla scia, anzi proprio sull’onda di questo influsso culturale e musicale i Beach Boys si formarono nel 1961 a Hawthorne, California, per iniziativa dei fratelli Wilson, Brian, Dennis e Carl, abituati a cantare fin da piccoli, del cugino Mike Love e di un amico di scuola di Brian, Al Jardine. Tutti provenienti dalla middle class, compresi in una fascia d’età tra i 19 e i 15 anni. Brian Wilson sin dall’inizio è il fulcro creativo e compositivo della band.

S’impongono subito per il loro stile vocale, con armonie derivate dal doo-wop, e da un modo di fare rock’n’roll, meno aggressivo di molti e più pop. Trasmettono inoltre una trascinante vitalità e freschezza con un misto d’ingenuità tipica degli Happy Days, dell’innocenza americana di film e telefilm, che rispecchiava anche la vita quotidiana di molti teen-agers del tempo.

L’anno dopo la band pubblicò il primo album, Surfin’ Safari, che, trainato dall’omonimo singolo, ebbe un grande successo, bissato nel 1963 da Surfin’ U.SA e Surfer Girl.

Nel 1964 pubblicano la hit I get around, che divenne la prima canzone dei Beach Boys a raggiungere il primo posto in classifica, spianando la strada agli altri grandi successi, come Help me Rhonda, California girls e Barbara Ann, cover di un brano dei Regents del 1961 che diventerà uno dei loro pezzi più popolari. Brian Wilson il genio creativo ma psicologicamente fragile, ha un crollo nervoso di fine ’64 attraversa un periodo di profonda crisi, in cui diviene anche dipendente dalle droghe. Il suo talento, però, resta vivo, integro.

Decide di rinunciare ad andare in tour per dedicarsi esclusivamente al lavoro di studio e la sua maniacale dedizione alla composizione, alla produzione e all’arrangiamento produrrà un capolavoro destinato a segnare indelebilmente la storia della musica rock, Pet Sounds (1966) che segnò per sempre il distacco dei ragazzi da spiaggia dal repertorio scanzonato e adolescenziale delle origini.

In Pet Sounds, troviamo God Only Knows, considerata una delle più belle canzoni di tutti i tempi. Brani come Wouldn’t It Be Nice, dal ritmo spezzato, sostenuto dalla batteria, con i cori, tra periodi lenti e accelerazioni improvvise.

E’ il momento più creativo della carriera dei Beach Boys, come testimoniò poco dopo l’epocale singolo Good vibrations, che divenne il terzo singolo a raggiungere la vetta delle charts.

Stimolato dalla competizione con i Beatles, Wilson s’immerse nella realizzazione di un’opera ancora più ambiziosa e visionaria, Smile, che vide la luce solo 44 anni dopo anche perché nel frattempo la salute psichica del musicista cominciò a mostrare segni di deterioramento, mentre si allargava il solco tra lui e i compagni di band.

Sunflower (1970) e Surf’s Up (1971), videro il passaggio dell’etichetta del gruppo, Brother Records, alla Reprise ma anche l’accomodarsi dei Beach Boys in un onesto mestiere che non produsse più risultati artisticamente eclatanti.

Holland, nel 1974, documentò il temporaneo trasferimento in Olanda, dove la band aveva allestito un costosissimo studio di registrazione e 15 Big Ones nel 1976, il rientro ufficiale di Brian Wilson nel ruolo di produttore dopo anni di relativa inattività che spinsero Carl a prendere in mano le redini del gruppo.

Alla fine degli anni Settanta, tuttavia, i Beach Boys diedro segni di cedimento, soprattutto a causa di dispute manageriali tra Mike Love e i fratelli Wilson; nel 1980 Carl e Dennis, che morì tre anni dopo annegando nell’oceano, lasciarono il gruppo, mentre Brian ne fu nuovamente estromesso nel 1982.

Anche dopo la morte di Carl, avvenuta nel 1998, i rimanenti membri del gruppo non riuscirono a trovare un punto di contatto, mentre Love continuò a guidare varie incarnazioni del gruppo in tournée, la riappacificazione avvenne solo nel giugno del 2006, quando Wilson, Love, Jardine e Johnston, affiancati da David Marks, appianano le loro divergenze per festeggiare i quarant’anni dalla pubblicazione di Pet Sounds con un’antologia.

Nel 2011 uscì The Smile Sessions, un doppio Cd e cofanetto con gran parte del materiale composto e registrato 45 anni prima per il leggendario album perduto dei Beach Boys.

Paola Montonati

Per info scrivere a: redazione@personalreporternews.it
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