Giovanni Testori, nella Milano dei poveri

Giovanni Testori, nella Milano dei poveri

Era il 12 maggio 1923 quando, a Novate Milanese nacque Giovanni Testori.

Proveniente da una famiglia di forte fede cattolica, Testori mantenne con la religione uno stretto legame, evidente in tutta la sua attività letteraria e artistica, dando vita a una serie di esperienze sempre connesse alla ricerca della lingua, dello stile e dei temi.

Fu Elio Vittorini a scoprirlo come scrittore nel 1954, pubblicando il racconto lungo Il dio di Roserio nei Gettoni della Einaudi e in seguito Il ponte della Ghisolfa e La Gilda del Mac Mahon, che hanno come sfondo la realtà misera e umana di una Milano nella quale personaggi umiliati nella loro dignità sono raccontati tra dialettismi milanesi e bizzarre contaminazioni lessicali.

Il teatro entrò, invece, nella vita di Testori nel 1960 con La Maria Brasca cui seguiranno, dopo il legame di amicizia con Luchino Visconti, L’Arialda e La Monaca di Monza per la regia del grande regista.

Gli anni Sessanta saranno caratterizzati dalla Trilogia degli Scarrozzanti, Ambleto, Macbetto e Edipus, dove tre grandi tragedie giungono all’estremo in un’ambientazione moderna sulla quale aleggia il senso di desolazione della contemporaneità.

Passio Letitiae et Felicitatis nasce in un legame tra carne, morte, devozione religiosa e ricerca di soluzioni linguistiche deformate, intrecciato a un’evidente introspezione religiosa.

Testori, attraverso la scrittura, attacca e allo stesso tempo glorifica il reale, visto attraverso uno specchio deforme, fervido, sensuale, lugubre e accecante.

Il suo stile fu in ogni opera un elemento di rottura con le esperienze letterarie a lui prossime, lontano dalla deformazione del linguaggio parlato e dall’esaltazione aulica delle sue opere.

Il dialogo e il monologo scenico divennero i campi privilegiati di tali scelte stilistiche con personaggi straniati, distorti vogliosi di evadere dal loro essere mediante la trasgressione e la provocazione, aspetti che il teatro di Testori tematizza con grande forza.

La morte della madre nel 1977 segnò per l’artista la nascita di un nuovo percorso, con il monologo Conversazione con la morte, da lui stesso interpretato l’anno successivo.

La Compagnia degli Incamminati, fondata da Testori, dall’attore Franco Branciaroli e dal regista Emanuele Banterle, ideò esperienze come In Exitu, Verbò e l’Erodiade di grande importanza e memorabili dal punto di vista rappresentativo.

Successivamente, Testori prese il posto di Pier Paolo Pasolini come commentatore al Corriere della Sera, di cui divenne in seguito responsabile della sezione artistica, rivelandosi ancora una volta una voce fuori del coro e di grande lucidità rispetto agli eventi politici e sociali.

La grave malattia sopraggiunta nel 1991, che lo porterà alla morte il 16 marzo 1993, non fermò il suo lavoro artistico, anzi ci fu un’intensificazione creativa con la composizione di molte opere teatrali, tra cui I Tre Lai, monologhi incentrati sulla vita di Cleopatra, Erodiade e la Madonna, amatissime dall’autore e custodi attraverso le loro vicende del suo lascito letterario.

Paola Montonati

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