Gregorio VII, l’origine di modo di dire: “andare a Canossa”

Gregorio VII, l’origine di modo di dire: “andare a Canossa”

Uomo di fortissima personalità, Gregorio VII è tra i grandi papi della Chiesa; portato all’azione, più che alle elaborazioni teoriche delle idee, sempre fedele all’ideale di liberare la Chiesa dal potere laico.

Ildebrando da Soana, questo era il nome di Gregorio, nacque nel 1013 a Sovana, nel contado senese, da Bonizone, che apparteneva a un ramo della potente famiglia degli Aldobrandeschi.

Lasciò il paese natale per recarsi a Roma, dove lo zio Abate lo avviò alla carriera ecclesiastica, che intraprese entrando a far parte dell’Ordine del Benedettini Clunyacensi.

Dopo essere divenuto Cappellano di Papa Gregorio VI, Ildebrando si conquistò i favori del successore Leone IX, di cui fu ascoltato consigliere, e dal quale venne nominato Cardinale.

Nel 1054, gli fu affidato il delicato incarico di eliminare la tensione creatasi in Francia attorno alla dottrina eucaristica di Berengario di Tours.

Ildebrando ebbe grande considerazione anche presso Vittore II, Stefano X, Niccolò II, Alessandro II, che spinse instancabilmente a un’intensa attività politica tesa a liberare la Chiesa dal potere laico.

Alla morte di Papa Alessandro II, Ildebrando fu eletto al Soglio Pontificio, con il nome di Gregorio VII.

Il suo programma di rinnovamento, noto sotto il nome di Riforma Gregoriana, venne condotto con lucidità e risolutezza, mentre cadevano tutte le barriere dogmatiche che limitavano l’autorità spirituale.

In Italia fu fondamentale per il papa l’amicizia con la contessa Beatrice di Toscana, e con la figlia Matilde, mentre furono complessi i rapporti con i normanni, soprattutto nei primi anni del pontificato.

Importante fu il Concilio di Roma del 1074, contro la lotta contro il clero simoniaco e concubinario e il successivo Concilio del 1075 punì i ribelli, e sancì la proibizione di ricevere la dignità vescovile dalle autorità civili.

Il fatto sollevò le proteste dell’Imperatore Enrico IV che, esasperato dall’intraprendenza del battagliero Pontefice, non intendeva più subire limitazioni di sorta al proprio potere.

L’Imperatore, riunita una Dieta a Worms, depose il Pontefice, che lo scomunicò, sciogliendo i sudditi dal giuramento di obbedienza, e si ritirò nel castello di Canossa, ospite della Contessa Matilde di Toscana.

La scomunica fornì un pretesto a molti Principi tedeschi per profittarne a proprio vantaggio, ribellandosi all’autorità dell’Imperatore, ma Enrico si presentò in veste di penitente a Canossa nel 1077 per ottenere il perdono del Pontefice.

Gregorio gli impose, prima di riceverlo, di restare tre giorni e tre notti all’aperto, scalzo e in silenziosa attesa; poi lo ricevette e gli tolse la scomunica, concedendogli la sua assoluzione, subordinando però la piena reintegrazione nei suoi poteri al consenso dei Grandi dell’Impero.

Enrico combatté contro i nobili ribelli, ma rinunciò alla lotta quando fu raggiunto da una nuova scomunica lanciatagli dal Papa nel Concilio di Roma del 1080.

L’Imperatore calò in Italia, trovando alleanze anche all’interno della Chiesa, e si spinse fino a Roma, dove pose sul trono l’antipapa Clemente III e costrinse Gregorio a fuggire a Castel Sant’Angelo.

Ma il Pontefice ebbe, grazie ai buoni uffici della Contessa Matilde, il sostegno di Roberto il Guiscardo che, preoccupato per la potenza imperiale, vide dal Papa riconosciuta e accettata la sua politica antibizantina.

Furono così i normanni a liberare Gregorio nel 1084 che, di fronte alla minacciosa ricomparsa di Enrico e dell’antipapa lasciò Roma per ritirarsi alla Corte normanna di Salerno, città dove morì, nel 1085 e sepolto nella Chiesa di San Matteo in Salerno.

Gregorio VII venne proclamato Santo da Gregorio XIII nel 1583, ed è festeggiato il 25 maggio.

Paola Montonati

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