La crociata dei veneziani a Costantinopoli

La crociata dei veneziani a Costantinopoli

Una delle pagine più importanti del Medioevo di Venezia…

La Quarta Crociata fu bandita nel 1204 da papa Innocenzo III con lo scopo di porre fine alla politica di espansione attuata dal sultano d’Egitto, una decisione che danneggiava gli interessi commerciali della Repubblica di Venezia, che aveva enormi profitti dai traffici commerciali con l’Egitto.

Quando l’esercito crociato fu radunato nel porto di Ancona, i comandi cristiani si accorsero di non avere denaro sufficiente per pagare il trasporto delle truppe in Terra Santa e il doge di Venezia Enrico Dandolo propose ai comandanti crociati, di prestare la loro opera per riportare le città di Trieste e di Zara, oltre alle popolazioni dell’Istria, sotto il dominio di Venezia, in cambio li avrebbe trasportati in Oriente.

Il patto venne accettato, ma se per Trieste e l’Istria fu una semplice dimostrazione di forza, per la città di Zara avvenne un vero e proprio assedio che si concluse con il massacro della popolazione. Nonostante le proteste del papa, Venezia continuò a servirsi dei crociati per i propri scopi, infatti, anziché in Egitto, vennero portati a Costantinopoli, con la scusa di voler fare della città la base operativa per l’attacco contro i Musulmani.

Agli inizi del Duecento, l’Impero Bizantino era in piena decadenza, poiché il feudalesimo aveva ridotto il ceto dei contadini, mentre l’artigianato e il commercio languivano per la concorrenza delle città italiane, in particolar modo dopo le crociate.

Le guerre contro i Turchi avevano logorato le forze imperiali e sottratto all’Impero Bizantino la maggior parte dei domini in Asia Minore, inoltre Bulgaria e Serbia si erano rese indipendenti, riducendo così l’impero d’Oriente alla Tracia, all’Albania, alla Grecia e ai pochi possedimenti nell’Asia Minore, poi doveva far fronte alle continue aggressioni da parte dei Normanni di Sicilia prima, e poi dell’Imperatore tedesco Enrico VI.

Il malcontento della popolazione per la situazione sfociava in sanguinosi tumulti ai danni dei mercanti occidentali e specialmente dei veneziani, che vivevano a Costantinopoli.

Una volta giunte a Costantinopoli, le truppe crociate furono incoraggiate dai veneziani all’aggressione, con la prospettiva di un ricco bottino.

I crociati riuscirono a penetrare in città e al suo interno fecero un saccheggio senza pari dei tesori di quest’antica cultura, manoscritti, quadri e statue, in gran parte distrutti, causando un’enorme perdita per la civiltà mondiale.

Papa Innocenzo III protestò duramente per lo scempio ai danni della grande città, che vanificava gli scopi della crociata.

Dall’Impero Bizantino fu istituito l’Impero Latino, con sovrano Baldovino di Fiandra, che ebbe giurisdizione sulla Tracia e su di una parte della Grecia, infeudate a signori occidentali.

I maggiori guadagni da questa crociata li ottennero i veneziani, con la concessione di molte isole nel Mare Egeo, le coste della Morea e un quartiere di Costantinopoli, oltre ad avere la tutela dell’Impero Latino, sfruttandone le attività economiche.

Gli ex dignitari Greci sfuggiti al massacro, ricostituirono l’impero in Asia Minore, eleggendo a capitale la città di Nicea, mentre sulle coste dell’Albania costituirono il Despotato d’Epiro.

Dopo circa 60 anni nel 1261 i bizantini riuscirono a rientrare a Costantinopoli, dove ricostituirono l’Impero, ma l’indebolimento di quello che era stato un baluardo contro le invasioni provenienti da Oriente, permise ai Turchi di espandersi non solo in Asia Minore, ma anche nella Penisola Balcanica e nell’Europa centrale e il danno maggiore lo ebbe poi la Repubblica di Venezia, che perse tutti i domini nel Mediterraneo orientale.

Paola Montonati

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